Il ‘Contratto’ padano-grillino tra scemenze e follia

mani nei capelli

Presentato il programma di governo. Una raffica di proposte improbabili senza copertura finanziaria o del tutto incostituzionali. Mattarella potrebbe bloccare tutto. Lo fara?

Il ‘Contratto’ (leggi il documento integrale) è una drammatica esibizione di dilettantismo e reazione. Si va dalla mancanza di copertura finanziaria per le proposte legislative agli strappi alla Costituzione fino alla demenza pura.

Il documento varato ieri indica una serie di argomenti sui quali il nuovo esecutivo dovrebbe intervenire. In gran parte dei casi si tratta di amenità del tipo: “È necessario investire sul servizio idrico integrato di natura pubblica applicando la volontà popolare espressa nel referendum del 2011, con particolare riferimento alla ristrutturazione della rete idrica, garantendo la qualità dell’acqua, le esigenze e la salute di ogni cittadino, anche attraverso la costituzione di società di servizi a livello locale per la gestione pubblica dell’acqua”. Peccato che la materia sia di competenza delle Regioni e non del governo centrale, altro che “società di servizi a livello locale”.

Per non parlare della ‘padanità’: “…contro cambiamenti climatici ed inquinamento, andranno avviate con piani specifici per le aree più colpite del nostro Paese. Pensiamo, ad esempio, al bacino della Pianura Padana dove va migliorato e implementato il piano di bacino, e tutte le aree metropolitane”. Secondo gli estensori del programma il Mezzogiorno d’Italia non esiste e quando se ne parla si arriva all’aria fritta. Il pasticciaccio dell’Ilva si risolverebbe “attraverso un programma di riconversione economica basato sulla chiusura delle fonti inquinanti, per le quali è necessario provvedere alla bonifica, sullo sviluppo della green economy e delle energie rinnovabili e sull’ economia circolare”. Politichese puro per un problema vitale per l’economia nazionale e per i cittadini di Taranto. Si chiude l’Ilva, molto bene, e cosa si mette al suo posto?

I padano-grillini sono anche convinti di dover sostenere l’industria degli armamenti. Nel capitolo difesa hanno scritto: “È imprescindibile la tutela dell’industria italiana del comparto difesa, con particolare riguardo al finanziamento della ricerca e dell’implementazione del know how nazionale in ambito non prettamente bellico. Progettazione e costruzione navi, aeromobili e sistemistica high tech”. Non è dato sapere come una nave da guerra possa non essere di “ambito non prettamente bellico” e perchè lo stato invece di pensare, per esempio, al dissesto del territorio debba mettersi a costruire corazzate o cacciabombardieri.

La ‘Flat tax’ non esiste più. Al suo posto ci sono “due aliquote fisse al 15% e al 20% per persone fisiche, partita IVA e famiglie; per le famiglie è prevista una deduzione fissa di 3.000,00 euro sulla base del reddito familiare ed un’aliquota fissa al 15% per le società”.

Molti miliardi in meno di entrate per lo stato che saranno trovati con “la lotta all’evasione fiscale”. In particolare “l’azione è volta a inasprire l’esistente quadro sanzionatorio, amministrativo e penale, per assicurare il “carcere vero” per i grandi evasori”. Anche un non esperto capisce che a fronte del taglio delle tasse le contromisure per assicurare la sopravvivenza del welfare e dei servizi essenziali sono chiacchiere allo stato puro. Il “carcere vero”, poi, sarà un buon argomento per la propaganda di Salvini e Di Maio, ma non permette di incassare il denaro necessario per la sanità, la scuola, la ricerca, ecc.

I pentastellati, poi, hanno concesso alla Lega ‘il diritto di pistola’. Al punto 11 del ‘Contratto’ è scritto: “In considerazione del principio della inviolabilità della proprietà privata, si prevede la riforma ed estensione della legittima difesa domiciliare, eliminando gli elementi di incertezza e interpretativi (con riferimento in particolare alla valutazione della proporzionalità tra difesa e offesa) che pregiudicano la piena tutela della persona che ha subito un’intrusione nella propria abitazione e nel proprio luogo di lavoro”.

Il crimine organizzato, invece, non ha spazio nel documento. La principale piaga nazionale, un sistema che secondo Confesercenti e Sos Impresa ha un “fatturato complessivo di oltre 137 miliardi di euro e un utile di oltre 104 miliardi di cui oltre 65 miliardi in denaro contante” ed è “la più grande azienda italiana” non sembra un problema di particolare gravità.

I poco attenti padano-leghisti hanno risolto la questione così: “Bisogna potenziare gli strumenti normativi e amministrativi volti al contrasto della criminalità organizzata, con particolare riferimento alle condotte caratterizzate dallo scambio politico mafioso. È necessario inoltre implementare gli strumenti di aggressione ai patrimoni di provenienza illecita attraverso una seria politica di sequestro e confisca dei beni e gestione dei medesimi, finalizzata alla salvaguardia e alle tutele delle aziende e dei lavoratori prima dell’assegnazione nel periodo di amministrazione giudiziaria”. Non un cenno al controllo del territorio, alle strategie internazionali di contrasto delle mafie. Solo una cinquantina di parole generiche buone per ogni stagione.

Tuttavia, se il crimine organizzato non interessa molto leghisti e pentastellatti i migranti invece sono un vero e proprio cruccio per loro. Il capitolo 12, “Immigrazione: rimpatri e stop al business” riempie quasi due pagine.

Nel ‘Contratto’ si leggono molte vere e proprie scemenze, del tipo: “La valutazione dell’ammissibilità delle domande di protezione internazionale deve avvenire nei Paesi di origine o di transito”. A parte la propaganda per gli elettori razzisti, c’è da chiedersi come una persona perseguitata e ricercata da regimi sanguinari per motivi politici possa andare tranquillamente nel suo stesso Paese in un ‘centro di assistenza’ per chiedere asilo politico ad un altro stato. O come possa la famiglia di un villaggio bombardato trovare un ‘ufficio concessione permessi di fuga dalla guerra’ a pochi metri da casa. O come si possa, per esempio in Libia, gestire la concessione dei visti di espatrio mentre imperversano le milizie di signori della guerra che hanno tutto l’interesse a non concedere libertà di movimento a chicchessia.

Ma oltre assurdità da bar dello sport si nota tra le righe un vero e proprio humus persecutorio e razzista. Secondo il ‘Contratto’ “nell’ottica di una gestione delle risorse pubbliche efficiente e congruente con le azioni politiche da attuare, occorre, quindi, procedere ad una revisione dell’attuale destinazione delle stesse in materia di asilo e immigrazione, in particolare prevedendo l’utilizzo di parte delle risorse stanziate per l’accoglienza per destinarle al Fondo rimpatri”.

Insomma, i già pochi soldi destinati all’accoglienza dovrebbero essere tagliati ed una parte consistente del budget dovrebbe essere destinata alle costosissime operazioni di rimpatrio. Questo in parole semplici vuol dire rendere la vita in Italia di chi è fuggito da fame e miseria ancor più dura di quanto già non sia.

Ed infine la vera e propria xenofobia. Il nuovo governo, in contrasto con la Costituzione che sancisce la libertà di culto religioso, dovrebbe “adottare una normativa ad hoc che preveda l’istituzione di un registro dei ministri di culto, lo svolgimento delle prediche in lingua italiana”. Risulta surreale che un induista debba parlare in italiano nel suo tempio o che un musulmano debba rivolgersi ai propri fratelli nella nostra lingua. Un monaco buddista asiatico (che non fa prediche) parlando in pubblico di religione con i suoi connazionali dovrebbe usare l’italiano, mentre potrebbe usare il nepalese (per esempio) quando la conversazione collettiva riguarda la cottura del capretto o il lavaggio degli indumenti. Infine c’è da chiedersi se il ‘registro dei ministri di culto’ riguarda anche i preti ‘cattolici’, i pastori ‘protestanti’, ecc.

Per il Lavoro il ‘Contratto’ prevede “il rafforzamento di politiche attive che facilitino l’occupazione, la ricollocazione ed adeguate misure di sostegno al reddito e di protezione sociale. Ciò potrà essere attuato anzitutto procedendo ad una profonda riforma ed un potenziamento dei Centri per l’Impiego”. Il proposito è quello di stanziare “2 miliardi di euro per la riorganizzazione e il potenziamento dei Centri per l’Impiego”. Molti esperti ritengono questa cifra largamente insufficiente e comunque non si comprende dove saranno reperiti i fondi, visto che le tasse sono state tagliate e che nel programma di governo non c’è alcuna indicazione a proposito.

La ‘legge Fornero’ non viene più cancellata, ma ha solo uno “Stop”. In questo caso “stanziando 5 miliardi per agevolare l’uscita dal mercato del lavoro delle categorie ad oggi escluse”. Anche qui non si spiega dove si prenderà il denaro.

Il Reddito di cittadinanza, tanto caro ai pentastellati, nel ‘Contratto’ diventa una chimera. Si legge che “l’ammontare è fissato in 780,00 Euro mensili per persona singola, parametrato sulla base della scala OCSE modificata per nuclei familiari più numerosi. A tal fine saranno stanziati 17 miliardi annui”. Anche in questo caso è ignoto il capitolo di bilancio al quale attingere i soldi. Il presidente dell’Inps, Boeri, sull’argomento è stato chiaro: “Abbiamo rifatto i calcoli alle luce dei dati più recenti, combinando le nostre informazioni con quelle dell’Agenzia delle Entrate. La misura proposta dai pentastellati richiede 35-38 miliardi”. Insomma, c’è qualcosa che non torna nei conti e che rende del tutto improbabile la realizzazione dell’intento.

Poi c’è la anche ‘pensione di cittadinanza’ che è “un’integrazione per un pensionato che ha un assegno inferiore ai 780,00 euro mensili secondo i parametri previsti per il reddito di cittadinanza”. Altri soldi da spendere che non si spiega da dove arrivano.

Per continuare con le mattane è interessante la lettura del paragrafo “Cyber security e contrasto al bullismo”. Qui il dilettantismo supera la fantasia. Mentre la discussione su dati personali, banche dati e furto di informazioni sensibili attraversa il pianeta intero i cervelloni padano-grillini annunciano: “È indispensabile incentivare lo sviluppo del settore della sicurezza anche per quanto concerne la cyber security, avendo particolare attenzione al fenomeno del cyber bullismo”. Non è necessario essere degli esperti per capire che il bullismo non riguarda la sicurezza informatica.

Razzismo e manganello invece che coesistenza pacifica nei confronti dei romanì chiamati nel capitolo dedicati Rom e definiti nomadi. Leghisti e pentastellati non sanno che i Rom sono solo una delle componenti del mondo Romanì, che comprende anche Sinti, Kalé e Romanisæl. Neppure sono a conoscenza che una piccola parte di quel popolo è nomade. Molti dei clan che arrivano dall’Est Europa erano stanziali da decenni ed sono stati costretti alla fuga dalla crisi economica e dalle persecuzioni razziali. Nel paragrafo “Campi nomadi” hanno affermato: “…il dilagare dei campi nomadi, l’aumento esponenziale di reati commessi dai loro abitanti e le pessime condizioni igienico-sanitarie a cui sono sottoposti, ha reso tale fenomeno un grave problema sociale con manifestazioni esasperate soprattutto nelle periferie urbane coinvolte. Ad oggi circa 40.000 Rom vivono nei campi nomadi, di cui 60% ha meno di 18 anni. Necessarie azioni per arginare questo fenomeno sono: chiusura di tutti i campi nomadi irregolari in attuazione delle direttive comunitarie; contrasto ai roghi tossici; obbligo di frequenza scolastica dei minori, pena allontanamento dalla famiglia o perdita della potestà genitoriale”. Non una parola per definire delle linee guida che permettano di inserire i profughi romanì nel tessuto sociale italiano, ma solo ruspe e misure di polizia.

Poi ci sono altre cose impossibili da fare, pericolose o tendenzialmente illegali. Si va dal taglio delle pensioni superiori ai 5000 euro mensili, misura retroattiva e quindi non attuabile, all’agente provocatore, che istigando al reato un presunto ‘soggetto corruttibile’ produrrebbe un crimine per poi arrestare il fedifrago indotto a delinquere dall’investigatore stesso.

Anche si afferma che “l’Italia non può non avere un Ministero del Turismo”, ignorando che con referendum popolare 28 milioni di italiani nel 1993 decisero l’eliminazione di quel dicastero. Anche in questo comparto si prevede un taglio alle entrate: “In considerazione del rifinanziamento delle risorse a favore degli enti locali prevediamo di abolire la tassa di soggiorno”. Ovviamente come compensare gli introiti perduti non è specificato.

Il paragrafo Europa non contiene niente di concreto, come quelli che riguardano la Sanità o la Scuola. Nell’istruzione si sostiene che “è necessario avere una classe docente giovane e all’altezza delle aspettative, eticamente ineccepibile”. Il nulla assoluto. Inquieta l’ipotesi di intervenire sull’obbligo di vaccinazione, ma da ignoranti non ci si può aspettare altro.

Ultimo punto, ma di sicuro il più pericoloso per la democrazia del nostro Paese. Riguarda la costituzione di un “Comitato di conciliazione” che ha lo scopo di controllare l’attività del Governo. Si tratta di una evidente violazione della Costituzione, che invece affida al solo Presidente del Consiglio la direzione del governo, considerato organo indipendente dello Stato. In nome della partitocrazia Lega e M5S pensano di poter ‘guidare’ l’esecutivo dall’esterno, attraverso il ‘Comitato’. In questo strano consesso dovrebbero sedere i capi di Lega e M5S, il presidente del Consiglio, i presidenti dei gruppi parlamentari alla Camera ed al Senato delle due forze politiche ed il ministro competente nella materia della quale si discute.

Il ‘Comitato’ “dopo un’attenta analisi e valutazione del rapporto tra costi e benefici, adotterà le opportune decisioni con riferimento alla realizzazione e al completamento delle opere pubbliche di rilievo nazionale non espressamente menzionate nel presente contratto”. Insomma, non sarà il governo a decidere il da farsi, ma i capetti dei due partiti. A questo punto che ruolo ha il Parlamento? Non si sa. L’unica certezza è che si vuole ridurre in numero degli eletti.

Infine il presidente del Consiglio. La Costituzione sostiene che il programma e la guida dell’esecutivo siano del Capo del governo, che sceglie i suoi ministri. Invece qui il programma è stato scritto non si sa da chi ed è stato solo controfirmato da Salvini e Di Maio. M5S e Lega chiedono a Mattarella di nominare un premier un mero esecutore di decisioni prese altrove. Per altro accettando che al di fuori di Palazzo Chigi ci sia un ‘Comitato’ che controlla, vigila e decide.

Il presidente della Repubblica, di fronte a questa somma di assurdità, spese senza chiara copertura e fesserie vere e proprie potrebbe decidere di rimandare il Contratto al mittente bocciando la strategia padano-grillina. Ci vorrà coraggio, perchè il contraccolpo sarebbe pesantissimo per il Quirinale. Anche se con tutta probabilità sia Forza Italia che Fratelli d’Italia, Pd e Leu appoggerebbero la scelta.

Leghisti e grillini saranno chiamati al plebiscito sul ‘Contratto’ e voteranno ‘Si’. Ma un governo formato da chiacchieroni, demagoghi e inesperti ci porterà di sicuro al collasso. Le prossime ore saranno decisive.

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