Referendum: il SI e la strategia del terrorismo

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L’arrembaggio di Renzi arriverà al suo massimo nell’ultima settimana prima del voto. Giornali e tv schierati ‘di nascosto’. Intanto Assemblage Hétéroclite potrebbe avere 7 lunghezze di vantaggio.

Il presidente del Consiglio ha ormai saltato il fossato del buon gusto e con la sua compagnia di giro di nani e ballerine impazza ovunque.

Qualsiasi telespettatore non può evitare di subire il bombardamento a tappeto per il SI e, stando a quanto annunciato, nei prossimi giorni la cosa dovrebbe peggiorare, perchè sembra sia in partenza l’ultimo affondo anche sulle reti locali.

Eppure le cose non vanno per nulla bene per i renziani. Secondo alcuni esperti, in questo momento costretti alla riservatezza, pare che all’Ippodromo di San Walter Giuliano Assemblage Hétéroclite abbia 7 lunghezze su san Simplicio. Insomma, non ci sarebbe gara.

Forse spaventato per le previsioni di sconfitta il premier è arrivato nei suoi comizi persino alle imitazioni e brandisce la clava del governo tecnico per spaventare l’elettorato. Poi ci sono altre minacce: il crollo del sistema bancario, l’uscita dall’Unione, l’esplodere della disoccupazione, ecc.

Intanto i brillanti commentatori dei giornaloni non raccontano che Matteo Renzi è non solo presidente del Consiglio, ma anche segretario del PD. Ora, il suo partito dispone alla Camera di 301 seggi su 630 ed i suoi attuali alleati AP (NCD-UDC), CeI, SC-ALA, DeS-CD e alcuni del Gruppo misto contano altri 94 seggi. L’ipotesi di un governo tecnico o della ingovernabilità (con tutte le carestie collegate) si presenterebbe, quindi, solo se il Renzi medesimo decidesse, in caso di sconfitta del SI e di caduta dell’esecutivo attuale (non chiesta da nessuno fino a questo momento), di schierare il proprio partito contro il più che prevedibile tentativo del Capo dello Stato di affidargli il compito di formare il nuovo governo.

Insomma, sarebbe Renzi stesso a condurre il Paese verso soluzioni confuse, dopo aver imposto una revisione della Costituzione che al di là di ogni ragionevole dubbio invece di unire i cittadini in un sentimento comune di condivisione li ha divisi nel più aspro dei modi possibili.

Spaventare l’elettorato, presentare scenari apocalittici, arrivare a sostenere che se questa presunta riforma della Carta non venisse approvata per i prossimi trent’anni qualunque tentativo di modernizzare il Paese sarebbe impossibile è vero e proprio terrorismo psicologico. La non denuncia da parte della stampa di questa strategia confusionaria ed aggressiva è l’ennesimo segnale di una crisi etica profonda del settore dei media.

Renzi, ogni giorno che passa, si dimostra uomo di divisioni e di ricatti. E questo per chi ha il compito di guidare un Paese è il peggiore dei difetti.

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