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Un cavallo o un asino per curarsi meglio

Autore: . Data: mercoledì, 8 maggio 2013Commenti (0)

ippoterapiaGli animali sono uno straordinario aiuto per i pazienti con problemi fisici o mentali. Un approccio all’handicap che meriterebbe molta più attenzione.

Daniela Zoppi, responsabile del Centro di riabilitazione equestre Villa Buon Respiro di Viterbo è certa: un cavallo o un asinello sono una medicina straordinaria per i bambini e gli adulti con problemi di salute.

Per la specialista un animale è uno straordinario collaboratore che aiutare i pazienti con handicap fisici o psichici a vivere al meglio la propria vita.

Secondo Zoppi in compagnia di asini e cavalli si può fare un “percorso educativo di crescita, dove soprattutto i bambini entrano in contatto con la natura, con l’animale, con delle regole bene precise e con altre persone. Sono tanti gli aspetti su cui si può lavorare. La riabilitazione può essere incentrata sull’aspetto cognitivo, su quello delle autonomie, personale e sociale. Insomma, a contatto con questi animali, i bambini si responsabilizzano”.

“Il cavallo, grazie alla sua conformazione fisica e alla sua psicologia – spiega la responsabile della struttura laziale – offre molti spunti al nostro lavoro. Quella con questo animale può essere considerata una cooterapia  rispetto alla terapia tradizionale. Un bambino con problemi motori, ad esempio, può associare alla riabilitazione in palestra quella fatta con il cavallo. Mentre l’intervento tradizionale è specifico, con il cavallo si lavora, oltre che sul muscolo, anche sull’autostima  sulla responsabilizzazione, sul rispetto delle regole e sul rapporto con l’animale. Il fine è quello di raggiungere il massimo dell’autonomia personale e reinserirli nella società facendo fare loro una vita il più possibile normale”.

La riabilitazione equestre si svolge in tre fasi: ippoterapia, rieducazione equestre e attività pre-sportiva.

L’ippoterapia è la fase del primo approccio con il cavallo e negli handicap psichici gravi non è richiesta la partecipazione attiva del soggetto. “E’ infatti il che con la sua andatura ritmica e modulabile, il suo carattere docile ma mai passivo, si presta alla rottura degli schemi patologici: movimenti stereotipati, isolamento, rigidità posturale e aggressività.

E’ utilizzata per tutti quelli che più o meno passivamente si avvicinano e accettano di montare a cavallo e che durante le cavalcate permettono all’operatore di entrare in rapporto con loro come se la relazione avvenisse tenendo, per così dire, i piedi per terra. Inoltre il paziente non si limita al solo andare a cavallo, ma viene spinto, quando è possibile, a prendersi cura dell’animale, ad accudirlo. A considerarlo un amico.

Si stanno diffondendo anche forme di terapia con gli asini. Zoppi ritiene che questo tipo di training sia molto indicato per quelle persone che presentano difficoltà di relazione, attenzione, aggressività ed eccitabilità.

L’esperta è chiara a questo proposito: “Gli asini li utilizziamo per i pazienti più gravi, spesso serve a smuovere delle chiusure, pensiamo agli autistici gravi adulti, per poi lavorare anche con il cavallo”.

Le terapie con gli animali sono uno straordinario aiuto per migliaia di pazienti che grazie a questi fedeli amici dell’uomo riescono a combattere con maggior vigore e prospettive la dura battaglia contro la malattia.

In un Paese civile non solo sarebbe auspicabile maggiore attenzione verso questo tipo di terapie, ma anche un investimento economico maggiore da parte delle istituzioni pubbliche.

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