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Rom, sinti e pregiudizio a mezzo stampa

Autore: . Data: giovedì, 9 maggio 2013Commenti (0)

disegnoRomPer 10 mesi, da giugno 2012 a marzo 2013, i volontari dell’associazione Naga di Milano hanno analizzato gli articoli relativi a cittadini rom e sinti, o che vi facessero solo riferimento, pubblicati su 9 testate giornalistiche nazionali e locali: Corriere della Sera; La Repubblica; La Stampa; Il Sole 24 ore; Il Giornale; Libero Quotidiano; La Padania; La Prealpina; Leggo.

“L’indagine che abbiamo svolto – afferma Natascia Curto, una delle volontarie che ha curato la ricerca – parte dal presupposto che anche attraverso la stampa si costruisce un’immagine sociale negativa dei rom e sinti. Abbiamo analizzato gli articoli per descrivere alcuni dei meccanismi attraverso i quali questo processo avviene e per capire quale sia il nesso tra rappresentazione negativa e discriminazione.”

Al Naga si aspettavano di riscontrare una visibilità marcata per episodi negativi di cui qualche rom si è reso protagonista, “ma non abbiamo trovato solo questo – aggiunge la volontaria – perché dall’analisi svolta emerge anche l’associazione sistematica dei rom con fatti negativi che non li vedono direttamente coinvolti”.

Si può affermare, secondo il Naga, “che inserire i romanì in articoli che parlano di fatti negativi è un’abitudine molto diffusa, in tutti i giornali, e relativamente a differenti tipologie di fatti: spesso queste associazioni raggiungono livelli discriminatori e vengono fatte ricorrendo a dichiarazioni riportate tra virgolette”.

Inoltre, un’altra modalità riscontrata nel trattamento dei romanì nella stampa “è quella di creare una separazione, un noi e un loro, i ‘cittadini’ e i rom: due gruppi divisi, diversi ontologicamente, che non si intersecano e il cui benessere è alternativo”.

Dall’analisi emerge che nel 30% degli articoli sono presenti dichiarazioni che si possono considerare discriminatorie. Commentano Cristina Ferloni e Fanny Gerli, le volontarie che hanno svolto l’analisi quantitativa della ricerca: “La maggiore frequenza di articoli che parlano di romanì è riconducibile alle testate nazionali, con una significativa prevalenza per il Corriere della Sera e La Repubblica, seguiti da Libero nella sua edizione milanese. Le dichiarazioni discriminatorie analizzate rimandano in prevalenza a racconti di intolleranza sociale e discriminazione (37,2%), seguiti da quelli che fanno emergere una differenziazione tra un ‘noi’ e un ‘loro’ (32,3%)”.

Leggendo i giornali, osservano ancora le due curatrici, “ci siamo rese conto che le affermazioni discriminatorie nei confronti dei romanì vengono lasciate scorrere senza che suscitino alcuna reazione né personale né collettiva. Evidentemente il pregiudizio verso i rom è talmente radicato nella cultura nella quale viviamo da non essere neanche più riconosciuto e da aver raggiunto il livello ontologico: è sufficiente essere rom per essere qualcosa di negativo, non serve compiere nessuna azione”.

L’indagine ha messo in luce il ruolo che la stampa ha nel costruire e confermare l’immagine sociale dei romanì e come, a prescindere dalle intenzioni, il trattamento che essa fa di questi popoli possa contribuire a creare nell’opinione pubblica un’idea negativa, rinforzando così le barriere che impediscono la piena fruizione dei diritti civili e sociali.

“Ma la stampa può essere non solo strumento di esclusione, bensì anche di conoscenza e avvicinamento – afferma il presidente del Naga Cinzia Colombo – e per questo motivo il Naga propone ai singoli giornalisti, al loro ordine professionale, ai titolisti, alla Federazione Nazionale della Stampa e agli editori di rispettare e applicare le Linee guida per l’applicazione della Carta di Roma; firmare l’appello ‘I media rispettino il popolo Rom’, lanciato da Giornalisti contro il razzismo; dare voce ai cittadini rom e sinti, raccogliere le loro voci, interpellarli e ascoltarli come fonti”.

Il Naga, infine, “chiede anche ai singoli cittadini di farsi portatori di una rappresentazione diversa dei cittadini rom e sinti. Ciascuno di noi, infatti, nel suo quotidiano, nelle conversazioni con gli amici, negli scambi di battute sul lavoro, nei discorsi in famiglia, ha l’occasione di confermare o contrastare tanti piccoli stereotipi che circolano su rom e sinti. E’ un lavoro culturale che non può essere compiuto da un singolo, cittadino o associazione, ma che ha bisogno di un impegno capillare e costante di ciascuno”.

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