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Rapporto Ocse, Italia e nessuno scampo al liberismo

Autore: . Data: venerdì, 3 maggio 2013Commenti (0)

liberismoLa strategia dei ‘conti in ordine’ che sta devastando l’Europa sembra essere la sola strada percorribile per gli ultimi liberisti ad oltranza.

Secondo l’Ocse “l’Italia ha compiuto notevoli progressi rafforzando le finanze pubbliche e adottando una vasta serie di riforme destinate ad incoraggiare la crescita economica”. L’organismo internazionale che riunisce i Paesi più sviluppati ha quindi aggiunto che “il nuovo Governo deve garantire il rafforzamento di tali progressi e il perseguimento della medesima strada”.

Lo scenario di povertà, di disoccupazione dilagante, di smarrimento e paura ed il collasso della politica, che ha colpito molti Paesi europei e l’Italia a causa delle strategie rigoriste del liberismo più ottuso sembra sfuggire agli esperti dell’Ocse.

Nell’ultimo studio economico dedicato al nostro Paese e presentato ieri si afferma che “le principali riforme attuate nel 2012, volte ad aumentare il dinamismo del mercato del lavoro e dei beni, devono essere attuate in maniera efficace”. Secondo il rapporto, “ciò consentirà di migliorare la produttività dell’Italia, consistentemente debole, e di dare slancio alla competitività internazionale del Paese”.

Per fortuna l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico ha anche capito che “la scarsa competitività, la riduzione dei prestiti bancari e l’impatto immediato dei tagli alla spesa pubblica e degli aumenti impositivi che gravano sulle famiglie e le imprese continuano ad indebolire la crescita sul breve termine. Secondo le previsioni del rapporto, il Pil diminuirà dell’1,5 per cento quest’anno, prima di aumentare leggermente dello 0,5 nel 2014″.

Con una analisi del tutto astratta e lontanissima dalla situazione reale italiana l’Ocse ha aggiunto che “il mantenimento della consolidazione fiscale sia fondamentale al fine di ricondurre il rapporto tra debito pubblico e Pil verso una traiettoria discendente a medio termine. Le manovre di bilancio dovrebbero essere focalizzate su tagli permanenti della spesa per evitare un ulteriore aumento di livelli impositivi già elevati. E’ necessario, inoltre, – ha insistito l’Organizzazione- avviare una ristrutturazione del sistema tributario per ridurre le spese fiscali inefficienti e rendere il rispetto degli obblighi più facile e meno costoso”.

Appare singolare che gli analisti internazionali non si siano accorti che a fronte di un inasprimento intollerabile del sistema fiscale ed alla progressione dei tagli alla spesa sociale in Italia la sanità, la scuola, i trasporti, l’assistenza sociale siano in stato preagonico.

Tuttavia, il Rapporto ha compreso che “il livello impositivo che grava sui lavoratori a basso reddito è più elevato che nella maggior parte dei paesi Ocse” anche se la proposta per risolvere il problema è singolare: “La riduzione dell’aliquota fiscale del secondo percettore di reddito in un nucleo familiare consentirebbe di porre rimedio allo scarso tasso di partecipazione delle donne sul mercato del lavoro italiano”.

Gli esperti dell’Ocse probabilmente non si sono accorti che il sistema produttivo italiano non solo è in ginocchio per la totale assenza di una strategia di sviluppo, ma anche perchè l’innovazione è inesistente e le imprese non sono più competitive sul terreno internazionale se non in alcune nicchie non in grado di assorbire altra mano d’opera, tanto meno quella femminile.

Inoltre secondo l’organismo internazionale “il primo obiettivo del nuovo governo dovrebbe essere l’attuazione completa delle recenti riforme, il monitoraggio del loro impatto e l’introduzione di miglioramenti, dove necessario”.

Forse l’Ocse si riferisce ai provvedimenti del ministro Fornero che hanno ulteriormente paralizzato il mercato del lavoro e causato insolubili problemi nel settore delle pensioni?

Polemici sul tema della ‘riforme da attuare’ anche alcuni commenti dei Cobas. Piero Bernocchi si è chiesto se il neo ministro Carrozza “di scuola-scuola, delle materne, elementari, medie e superiori, delle condizioni di lavoro e di studio negli istituti, di precari e inidonei, docenti ed Ata, quanto ne sa al momento?”.

I Comitati di Base si sono complimentati col ministro “per la rapidissima carriera politica”, congratulandosi per la sua biografia professionale “picomirandolesca”.

“Per stare alla stretta attualità, come si concilia la ministra robotica – si è chiesto Bernocchi – con gli indovinelli Invalsi, con il Sistema di (s)valutazione, con la scuola-quiz e la scuola-miseria, triste realtà che si apre davanti a milioni di giovani, al di fuori dei ’fasti’ del modello Sant’Anna? E cosa ne pensa della farsa che dal 7 al 16 maggio si ripeterà nelle nostre tormentate scuole con i quiz Invalsi, divenuti metri di misura della qualità dell’istruzione?”.

Ricordando lo sciopero di tre giorni proclamato contro i test (il 7 alle elementari, il 14 alle medie e il 16 alle superiori), il rappresentante sindacale ha suggerito che si potrebbe approfittare dei due sit-in in programma davanti al Ministero il 7 e il 16 maggio per un confronto “su questi temi e sugli altri argomenti per cui lo sciopero (il primo convocato con il nuovo governo) è indetto: e cioè la restituzione a docenti ed Ata del salario rubato con il blocco dei contratti e degli scatti di anzianità; l’annullamento della deportazione dei docenti ’inidonei’ e dell’espulsione degli Ata precari; l’assunzione dei precari su tutti i posti disponibili; il rifiuto delle prove selettive per entrare a scuola e delle classi-pollaio; la restituzione nella scuola del diritto di assemblea e di contrattazione per tutti/e”.

In questo clima non certo ‘pacificato’ il presidente del Consiglio ha osservando che il governo si sta producendo in una “corsa contro il tempo. Il vertice Ue di giugno si deve concentrare sulla lotta alla disoccupazione giovanile”.

Letta ha riassunto i tratti salienti del suo tour europeo sostenendo che la “disoccupazione giovanile” è la “priorità”, che è necessario “bloccare l’emorragia in corso”. Per il premier poi, “di tempo ne abbiamo perso parecchio e gli altri non aspettano. Ci sono scelte complesse, dobbiamo farle con determinazione, anche perchè a livello internazionale ci sono appuntamenti cui dobbiamo arrivare in modo significativo”.

Facendo finta di venire da qualche Paese straniero e di non sapere che il governo Monti era sostenuto dal partito del quale lui era vice segretario Letta sembra aver scelto con decisione la strada degli annunci a vuoto così cara ad uno dei suoi alleati, Silvio Berlusconi.

La priorità italiana è, infatti, il collasso del sistema produttivo, dal quale deriva non solo il crollo dell’occupazione (no solo giovanile), ma anche il declino strutturale del Paese.

Decisamente la mancanza di politiche alternative al liberismo fa sentire il suo peso, perchè l’omologazione generale ai luoghi comuni che hanno indirizzato le demenziali scelte politico-economiche di questi ultimi anni non sembra lasciar scampo.

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