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Parte a Monza il processo per tangenti a Filippo Penati

Autore: . Data: lunedì, 13 maggio 2013Commenti (0)

penati

A poche ore dall’apertura del dibattimento nel quale il politico del Partito democratico è imputato per il caso del cosiddetto ’sistema Sesto’, Penati non ha ancora sciolto la riserva sulla rinuncia o meno della prescrizione, grazie alla quale è già stato estinto il reato di concussione contestato per un presunto giro di tangenti incassate in cambio di concessioni edilizie sulle aree ex Falck e Marelli.

L’esponente democratico è sotto processo con l’ex segretario generale della Provincia di Milano, Antonino Princiotta, non ha neppure detto se si presenterà in aula.

Si sa solo che ieri ha incontrato i suoi difensori per valutare la strategia da adottare e decidere le prossime mosse. Da quanto si è appreso, invece, all’udienza davanti ai giudici monzesi (presidente Letizia Brambilla) i pm Walter Mapelli e Franca Macchia dovrebbero chiedere la riunificazione del procedimento con quello che verrà celebrato da un altro collegio a partire dal prossimo 26 giugno per altre otto persone – tra cui Giordano Vimercati, l’architetto Renato Sarno, l’imprenditore Piero Di Caterina, Bruno Binasco ai vertici del gruppo Gavio e la società Codelfa – accusate per le stesse vicende di Penati e Princiotta, ma rinviate a giudizio con rito ordinario.

La Procura, come aveva già fatto con il gup Giovanni Gerosa, dovrebbe chiedere di dichiarare la prescrizione, scattata a metà dello scorso febbraio a causa del nuovo decreto anticorruzione, del reato di concussione che riguarda una delle vicende principali dell’inchiesta.

Prescrizione per la quale sono già usciti dal processo il vicepresidente del Consorzio cooperative costruttori, Omer Degli Esposti ed altri due soci, Gian Paolo Salami e Francesco Aniello, e si è alleggerita la posizione di Vimercati, e alla quale Penati ha sempre dichiarato pubblicamente di voler rinunciare.

E se così non fosse, parte delle delle vicende per cui è finito sotto inchiesta e poi mandato a giudizio verrebbero automaticamente ’cancellate’ : rimarrebbero invece gli episodi di corruzione legati alla gestione della Milano Serravalle – compresa la sospetta mazzetta da due milioni mascherata da finta caparra per la compravendita di un immobile e versata da Di Caterina – il capitolo che riguarda il Sitam, il sistema integrato tariffario dell’area milanese e il finanziamento illecito versato a Fare Metropoli, l’associazione da lui fondata.

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