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Edilizia in agonia: il 31 maggio ‘mobilitazione nazionale’

Autore: . Data: lunedì, 13 maggio 2013Commenti (0)

ediliI sindacati di categoria hanno promosso iniziative in tutte le Regioni “per il lavoro e il rilancio del settore”.

Per salvare il microcosmo-costruzioni Feneal-Uil, Filca-Cisl e Fillea-Cgil chiedono al governo un tavolo straordinario di crisi ed interventi immediati per aprire piccoli e grandi cantieri, ridando fiato e speranza ad un settore industriale che più di altri può fare da traino per la ripresa: questo in sintesi il senso della mobilitazione lanciata per il 31 maggio, che si inserisce nella più ampia mobilitazione unitaria confederale che culminerà con la manifestazione nazionale del 22 giugno.

Dagli edili un messaggio forte e chiaro a Palazzo Chigi: ‘fate presto’, perché il rischio che stiamo correndo in Italia è la scomparsa di un intero comparto industriale, quello dell’edilizia, come raccontano i segretari generali Massimo Trinci, Domenico Pesenti e Walter Schiavella. “Mai così male dal dopoguerra – spiegano – in cinque anni di crisi si è registrato il crollo del 30% della produzione, del 20% del fatturato, del 40% degli investimenti pubblici”.

Sono 550.000 i posti di lavoro persi, secondo i sindacati, la metà nel solo settore dell’edilizia, dove si è assistito alla caduta verticale rispetto al 2008 di tutti i valori: – 400.000.000 le ore lavorate, – 2 miliardi la massa salariale.

Ad eccezione del comparto dei lapidei, la cui tiepida tenuta è data dalla particolare vocazione all’export, in tutti i comparti i numeri sono da brivido: “Crollo della produzione nel cemento calce gesso (- 40%), nei laterizi e manufatti in cemento (-50%) e nei prefabbricati (-60%)” e non va meglio nel legno-arredo, dove “sono 52mila gli addetti spariti, e con loro 10mila aziende. Il calo della domanda interna tocca la quota del 40%, con previsioni per il 2013, così come per gli altri comparti, di caduta libera”.

Intanto prosegue con sofferenza anche il percorso dei rinnovi contrattuali con alcuni già rinnovati (cemento, lapidei) ed altri che procedono con grandi difficoltà (edilizia e legno).

In piazza il 31 maggio i sindacati ed i lavoratori chiederanno “di incontrare subito il governo per chiedere l’immediata apertura di un tavolo di crisi che intervenga per far ripartire il settore. Abbiamo proposte, non siamo quelli del ‘no’ e basta, e lo abbiamo dimostrato sempre in questi anni costruendo, anche insieme alle imprese, proposte concrete e di buon senso”, continuano Trinci, Pesenti, Schiavella.

“In particolare – aggiungono – chiediamo il rafforzamento dell’impianto delle regole, per favorire l’impresa sana e di qualità ed estromettere le imprese irregolari e illegali dal sistema degli appalti e dal mercato; l’avvio di migliaia di piccole opere cantierabili da subito, scegliendo la strada del superamento dei vincoli al patto di stabilità”.

Infine, concludono, “chiediamo che si metta in campo per il settore una sana cura da cavallo, fatta di investimenti per opere infrastrutturali utili ed un piano straordinario di opere ed interventi per la messa in sicurezza del territorio dai rischi sismico ed idrogeologico, nel segno della sostenibilità sociale ed ambientale”.

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