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E Letta in 12 ore si rimangiò le chiacchiere

Autore: . Data: mercoledì, 1 maggio 2013Commenti (0)

chiacchiereIl neo premier dopo il discorso del pifferaio pronunciato alla Camera si è accorto di aver esagerato ed al Senato ha aggiustato il tiro. I giornalisti fanno finta di nulla.

Letta, protagonista della ‘rifondazione democristiana’, lunedì aveva propagandato il suo governo come quello che dopo vent’anni di disastri avrebbe risolto tutto in un battibaleno, persino il dissesto idrogeologico, e martedì ha dovuto rapidamente far ricorso al freno a mano.

Ieri al Senato ha detto: “Mi sono reso conto che c’è un grande problema: c’è un carico d’aspettative francamente eccessivo” su di noi. Poi ha aggiunto: “Se non c’è la consapevolezza dell’oggettiva fragilità di quanto fatto e di quanto stiamo facendo e si pensa che tutti i problemi si siano risolti facendo un governo io credo che abbiamo sbagliato. La situazione rimane di grandissima difficoltà”.

Letta aveva elargito ai deputati, oltre a non poche fervide fantasie, anche l’abolizione dell’Imu ed il congelamento dell’aumento dell’Iva. Secondo molti analisti il mancato introito della rata di giugno della tassa sulle abitazioni comporterà un taglio di entrate per circa 10 miliardi, mentre l’intero ammontare del gettito garantito dal provvedimento è di 24 miliardi. Solo l’abolizione del balzello sulla prima casa impone il reperimento di 4 miliardi.

I giornali hanno dato poco peso al fatto che il presidente del Consiglio non avesse per nulla chiarito dove avrebbe trovato il denaro per ‘coprire’ le mancate entrate da Imu e Dario Franceschini, altro ex democristiano del Pd ed appena nominato ministro per i rapporti con il Parlamento, aveva cercato in qualche modo di salvare il salvabile ridimensionando le parole del suo premier: “L’Imu non verrà tolta, ci sarà una proroga per la rata di giugno. Avremo quindi un problema di cassa per i comuni e ci sarà anche la questione di evitare l’aumento dell’Iva nell’estate 2013″.

Franceschini aveva quindi annunciato che “il primo provvedimento del governo sarà l’approvazione del Documento di Economia e Finanza, accompagnato da una risoluzione che prevederà modifiche in base alle nuove risoluzioni programmatiche”.

Berlusconi, cogliendo l’occasione al balzo, ha subito replicato: “Senza la modifica dell’Imu non sosteremo il governo”.

Il governo, a cavallo tra le tentazioni restauratrici dei democristiani riciclati e le spinte del Cavaliere per arrivare ad elezioni il prima possibile, così da monetizzare il recupero di consensi ormai consolidato e non permettere al Pd alcuna chance di ripresa, mostra tutta la sua debolezza.

Lo scontro ormai è tra berlusconiani e centristi cattolici alla ricerca del tempo perduto. Con non pochi esponenti di Pdl e Pd in bilico tra le due parti. La sinistra devastata non sembra esistere più. Ci sarà da capire come i cittadini reagiranno a tutto questo.

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