cronaca

I fatti senza distorsioni, opinioni o interpretazioni. Spesso la realtà è differente da come viene raccontata dai media.

esteri

Il mondo è un illustre sconosciuto e il Sud del pianeta è quasi del tutto ignorato. E molte cose sono diverse da come appaiono.

politica

In Italia ormai il Palazzo e la società civile sono pianeti separati. Si deve cercare di restituire ai cittadini trasparenza.

tu inviato

Gli articoli scritti dai cittadini e pubblicati dal nostro giornale. La libera informazione è libertà di espressione.

vivere

Diritti civili, convivenza pacifica, cultura, arte, spettacolo, salute, ambiente, sport, tecnologie, cucina: sono il cuore del millennio.

Home » cronaca, primo piano
Regola la dimensione del carattere: A A

Ddway, quasi 300 esuberi su 1000 dipendenti: oggi è sciopero

Autore: . Data: venerdì, 17 maggio 2013Commenti (2)

DedaGroupL’azienda di tecnologia informatica, con sei sedi in Italia, secondo Fiom-Cgil e Fim-Cisl “si propone una strategia industriale che ha già portato a grosse difficoltà altre aziende, quindi sbagliata e foriera di ulteriori difficoltà”.

I lavoratori di tutte le filiali incroceranno le braccia oggi per quattro ore, e presidieranno gli ingressi in concomitanza con l’incontro convocato (sempre per domattina) a Milano presso la sede di Assolombarda.

Ma la vicenda-Ddway viene da lontano, visto che stiamo parlando di un’azienda del settore IT con una storia pluridecennale alle spalle: fino al 2012 (e dal 2002) i lavoratori hanno operato sotto le insegne di Csc Italia, costola italiana di una multinazionale di primissimo piano nel mercato dell’IT.

L’azienda, riferiscono i delegati della Rsu (la Rappresentanza sindacale unitaria), ha inanellato una sequenza di anni – almeno sette – con regolari perdite di una media di otto milioni di euro, nonostante un doloroso passaggio per una procedura di mobilità già nel 2004. Le pressioni esercitate nel corso degli anni dalle organizzazioni sindacali non hanno sortito gli effetti sperati: il management italiano non avrebbe mai attuato nessuna efficace strategia volta a modificare l’andamento fortemente deficitario.

Senonché, nella seconda metà del 2012, la multinazionale americana Csc ha deciso, con una trattativa definita “poco limpida” dalla rappresentanza sindacale interna alla fabbrica, di vendere buona parte delle sue attività italiane a DedaGroup, gruppo già presente sul mercato nel nord italia con un portafoglio di clienti privati e pubblici di caratura soprattutto locale.

L’acquisizione, perfezionata a dicembre 2012, è stata illustrata dalla nuova proprietà come una grande scommessa sul futuro (tenendo conto che l’azienda acquisita, cui viene dato nome Ddway, conta più del doppio dei dipendenti del gruppo) e come occasione di rilancio per i lavoratori stessi.

Su questa scia, è stato comprensibilmente interpretato come positivo l’annuncio di un piano industriale che ponesse le basi per il rilancio – previsto per la fine di febbraio – e finora rimasto sulla carta. Mentre il management che per anni ha condotto l’azienda, portandola ai risultati negativi, è stato riconfermato nella gestione della futura ristrutturazione aziendale.

Proprio a febbraio, ironia della sorte, è stato annunciato dalla proprietà il ricorso a nove settimane di cassintegrazione, per il periodo marzo-aprile, con l’intento dichiarato di arginare i costi eccessivi, in attesa di raccogliere gli elementi necessari per procedere ad un piano di riorganizzazione aziendale.

All’inizio di maggio, e arriviamo così ai giorni nostri, l’azienda ha annunciato e subito messo in atto l’apertura di una procedura di mobilità per 294 lavoratori su quasi 974, giustificando la decisione con la contrazione del mercato IT, che precluderebbe prospettive di impiego di tutto il personale. Senza però che sia stato fatto cenno ad eventuali strategie commerciali, piuttosto che ad investimenti da mettere in campo per cercare di supportare una reale ripresa dell’azienda.

I tagli, negli intendimenti aziendali, vanno ad abbattersi su tutte le sedi italiane: ben 119 sulla sede di Torino e 112 su quella di Roma, 37 sulla filiale di Assago (periferia ovest di Milano), 17 a Padova, 8 a Genova, 1 a Ravenna.

“Dopo la cessione della filiale italiana da parte della multinazionale Csc – commenta preoccupata una nota congiunta diffusa ieri da Fiom-Cgil e Fim-Cisl – si attendeva un piano di rilancio che potesse portare all’uscita da un situazione di crisi senza che a pagarne i costi fossero solo i dipendenti; invece non è stato così, si persegue la politica del recupero attraverso una drastica riduzione del personale, così come dichiarato nel documento di apertura della procedura di mobilità per 294 persone, e si propone una strategia industriale che ha già portato a grosse difficoltà altre aziende, quindi sbagliata e foriera di ulteriori difficoltà”.

L’azienda intende procedere al licenziamento senza ricorrere a strumenti come cassa integrazione o contratti di solidarietà, da qui la risposta dei lavoratori e della loro rappresentanza sindacale, avallata con convinzione dai sindacati di categoria: “Le assemblee dei lavoratori – scrivono ancora Fiom e Fim – hanno respinto questo approccio alla crisi approvando un pacchetto di 8 ore di sciopero, da utilizzare in questa fase della vertenza, per segnalare l’assenza di un piano industriale, per respingere l’idea che i tagli del personale siano l’unica strategia possibile per risanare l’azienda per denunciare la gestione della situazione di crisi da parte dell’attuale management”.

Insomma, “i lavoratori della Ddway non sono disposti a pagare per intero il prezzo di anni di errori di gestione aziendale miope – conferma la Rsu – dopo un’operazione di acquisizione dai contorni fumosi come quella effettuata da DedaGroup”.

Sul caso Ddway, Sel ha presentato un’interrogazione parlamentare alla Camera e un’altra in Regione Piemonte, attraverso la consigliera Monica Cerutti.

Stampa articolo (o crea PDF)
Fai una donazione a InviatoSpeciale
Condividi o invia per e-mail


Informativa

Commenti (2) »

  • gabriele ha detto:

    CHE AMAREZZA !!!!

  • Barbara ha detto:

    Io sono disposta a tutto pur di rimanere

InviatoSpeciale è un quotidiano on line di Informazione, Politica e Cultura, pubblicato dall'Associazione Onlus The GlobalvillageVoice,
registrato al Tribunale di Bari, numero 1273, del 24 aprile 2008