cronaca

I fatti senza distorsioni, opinioni o interpretazioni. Spesso la realtà è differente da come viene raccontata dai media.

esteri

Il mondo è un illustre sconosciuto e il Sud del pianeta è quasi del tutto ignorato. E molte cose sono diverse da come appaiono.

politica

In Italia ormai il Palazzo e la società civile sono pianeti separati. Si deve cercare di restituire ai cittadini trasparenza.

tu inviato

Gli articoli scritti dai cittadini e pubblicati dal nostro giornale. La libera informazione è libertà di espressione.

vivere

Diritti civili, convivenza pacifica, cultura, arte, spettacolo, salute, ambiente, sport, tecnologie, cucina: sono il cuore del millennio.

Home » in evidenza, politica, tu inviato
Regola la dimensione del carattere: A A

Dalla Liberazione al Primo Maggio: l’obbligo di ricordare

Autore: . Data: lunedì, 6 maggio 2013Commenti (0)

25aprile27 gennaio: giorno della memoria dello sterminio nazifascista; 25 aprile: giorno della Liberazione; Primo maggio: festa dei lavoratori. Troppi politici bipartisan, affamati di riconciliazione, vogliono dimenticare la storia, equiparando vittime e carnefici, partigiani e repubblichini, o di trasformare la festa dei lavoratori in un incontro fra lavoratori e imprese.

Come ci ha ricordato Carlo Smuraglia, presidente dell’Anpi, “assistiamo al riemergere d’un neofascismo aperto e spudorato”. Neonazismo e neofascismo stanno risorgendo in tutt’Europa, in particolare a nord e a est, raggiungendo ovunque percentuali elevate di voti e sono al governo in Ungheria e in Lettonia, dove è stata istituita la festa nazionale dei reduci delle Ss, ai quali viene garantita una pensione.

In Germania, oltre al partito neonazista (Npd, con il 7,3% all’ovest e il 15,8% all’est), proliferano i gruppi neonazisti clandestini, come lo Nsu, che ha ucciso numerosi immigrati. Assistiamo al riemergere del negazionismo, che sostiene che la Shoa non è mai esistita, ma anche del revisionismo storico, che non risparmia calunnie contro la resistenza antifascista.

Per la prima volta hanno partecipato alle elezioni su scala nazionale forze che rivendicano, in barba alla Costituzione, la propria matrice fascista. Negli stadi gli ultrà sventolano bandiere con fasci littori e insultano i calciatori di colore. La maggior parte delle forze politiche rappresentate in Parlamento non si riconosce nella Costituzione, generata dalla Resistenza, che è, assieme al lavoro, la radice e il valore fondante della nostra democrazia, ormai sfibrata da decenni di berlusconismo, e vogliono modificarla, sostituendo al lavoro i ‘lavori’ per negare il suo ruolo unificante, e la cultura neoliberista ha cercato, ormai da decenni, di cancellare il ruolo del lavoro come fondamento della società.

Alla domanda se fosse antifascista, Berlusconi ha risposto che aveva altro da fare, mentre Grillo ha detto che “la questione non mi compete”, dopo aver invitato i “fascisti del terzo millennio” di Casapound a entrare nel suo movimento.

Roberta Lombardi, capogruppo grillina alla Camera, ha spiegato che Mussolini ha fatto cose buone, e una senatrice grillina a Reggio Emilia ha detto “i partigiani siamo noi”, come aveva già affermato per i sindacati, con una concezione autoritaria di stampo, appunto, mussoliniano. Berlusconi voleva cancellare il 25 aprile, che Grillo ha definito “una festa morta” e “un rito ruffiano”. Dunque non c’è da stupirsi se resta ancora il segreto di Stato per coprire i responsabili delle stragi di Stato che hanno insegui nato il nostro paese e delle trattative stato-mafia.

Cosa sta succedendo? La storia non ha insegnato nulla? È falsa la massima latina “historia magistra vitae”? Ma a differenza del progresso tecnico, quello culturale non è cumulativo, va sempre riconquistato ogni volta, come nel mito di Sisifo, condannato dagli dei a sollevare un’enorme pietra fin sulla cima d’una montagna per poi vederla ricadere e risollevarla di nuovo.

Secondo Karl Mannheim la coscienza generazionale (entelechia), ovvero la formazione del carattere e delle idee, deriva dalla condivisione d’una comune esperienza sociale nel periodo di formazione della personalità, nel passaggio alla maggiore età (17-25 anni), per cui ogni generazione assume un universo di valori e culture strettamente connesso alla fase economica di prosperità o stagnazione che ha caratterizzato la sua adolescenza e che si fissa per tutta la vita, come una sorta di marchio, di imprinting generazionale, che produce una discontinuità col passato, trasformando in modo irreversibile gli stili di vita e i caratteri collettivi.

Un sociologo ha coniato il termine del “tempo dell’oblio”. I grandi eventi storici, come le guerre mondiali e la Resistenza, influenzano gli orientamenti dell’intera popolazione, lasciando un marchio indelebile nella coscienza non solo dei protagonisti diretti, ma anche di coloro che vi hanno comunque assistito. È il tempo necessario a far sì che il numero delle persone colpite da un determinato evento storico divenga minoritario nella popolazione complessiva e ciò consente purtroppo di ripercorrere gli stessi errori da cui la precedente generazione era stata immunizzata, mentre i ricordi sbiadiscono e vanno riconquistati da capo.

Con la banalizzazione del male ritornano quei fantasmi che si credevano esorcizzati per sempre. È quanto sta succedendo con l’affievolimento dei valori antifascisti. Agli occhi d’una parte consistente delle nuove generazioni la loro celebrazione appare una vuota retorica e l’indignazione lascia il passo all’indifferenza.

Ma c’è una ragione più strutturale. Il caos sistemico prodotto da una grande crisi organica come l’attuale, non è solo economico, ma anche politico e sociale. Produce, secondo Ernesto De Martino, una “apocalisse culturale”, o, come l’ha definita Richard Sennet, una “corrosione del carattere”, una “eclissi delle coscienze”.

La coscienza di appartenere a una comunità verso cui è necessario dare il proprio contributo di lavoro e creatività personale scompare a livello generale, in un annebbiamento morale che cancella ogni regola e solidarietà sociale e esalta gli egoismo individuali, facendo diventare ogni cosa o relazione una merce di scambio, al punto che non ci si vergogna più di nulla. E, come purtroppo ben sappiamo per lunga e dolorosa esperienza, “l’eclissi della ragione genera mostri”.

La psicologia di massa delle folle è priva d’un senso di responsabilità individuale e collettiva, è facilmente manipolabile con richiami emotivi e coalizzabile attraverso l’individuazione d’un “nemico” comune, come fattore che determina la propria identità. Una comunità solidale fondata sulla comunanza degli interessi e sulla democrazia partecipativa dei partiti e dei “corpi sociali intermedi” lascia il passo a “moltitudini” indistinte di individui in concorrenza fra loro, mobilitabili sulla base d’una adesione individuale a istanze elementari, pronte ad affidarsi a un capo carismatico che le porta alla rovina, mentre si dileguano le solidarietà sociali e cresce lo sciovinismo, il razzismo, la xenofobia, i movimenti separatisti delle “piccole patrie”. In Italia i capi “naturali” di questi fenomeni, Berlusconi e Bossi, travolti dal proprio delirio di onnipotenza e impunità (la hybris dei greci), hanno aperto la strada ad altri fenomeni populisti, come il grillismo, di cui ancora ignoriamo la possibile evoluzione, ma che è pericoloso perché costituisce la negazione della democrazia partecipativa.

La memoria costituisce un lavoro politico per eccellenza, come trasmissione di idee e valori forti. Solo così è possibile rompere gli schemi, respingere l’oblio fra le diverse generazioni, evitare di ricominciare sempre tutto da capo, gettando invece un ponte di conoscenza, di coscienza, di valori, di testimonianze di vita vissuta, di affettività ed emozioni, fra le diverse generazioni per giungere a un livello più elevato di una democrazia partecipativa, di consapevolezza, per far fare un passo in avanti alla nostra storia individuale e collettiva.

Il problema non è dunque quello di ricordare il passato, ma di farlo rivivere oggi, verificando la memoria, aggiornandola alla luce delle attuali nuove contraddizioni, per non ripetere le tragedie del passato, per sbarrare la strada al ritorno della barbarie.

Giancarlo Saccoman

Stampa articolo (o crea PDF)
Fai una donazione a InviatoSpeciale
Condividi o invia per e-mail


Informativa

Commenti disabilitati.

InviatoSpeciale è un quotidiano on line di Informazione, Politica e Cultura, pubblicato dall'Associazione Onlus The GlobalvillageVoice,
registrato al Tribunale di Bari, numero 1273, del 24 aprile 2008