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Con la crisi dilaga la febbre del gioco

Autore: . Data: mercoledì, 15 maggio 2013Commenti (1)

giocoQuasi la metà degli italiani tenta la sorte. A scommettere soprattutto uomini e disoccupati al Sud. Oltre un milione gli adolescenti.

Il declino di un Paese sempre più abbandonato a se stesso e nel quale è impossibile vedere un futuro ha portato dal 2008 al 2011 la percentuale dei giocatori (anche occasionali) dal 42 al 47 per cento.

Insomma, in soli tre anni i cittadini tra i 15 e i 64 anni che affidano la sorte a Lotto, Superenalotto, Gratta e vinci, scommesse sportive, poker online ed altri sono arrivati ad essere circa diciannove milioni.

Secondo uno studio dell’Italian population survey on alcohol and other drugs (Ipsei) dell’Istituto di Fisiologia Clinica del Cnr di Pisa si tratta in gran parte di uomini, disoccupati e con un basso livello di istruzione.

La ricerca è stata condotta su un campione di undicimila persone ed ha osservato non solo lo stato del consumo di alcol e droga, ma anche l’andamento del gioco d’azzardo.

Dall’indagine è emerso con chiarezza che due milioni di persone, l’11 per cento, siano già classificabili a basso rischio, mentre un milione sfiorare la dipendenza patologica.

Sabrina Molinaro, responsabile della ricerca ha detto: “Un dato che ha fatto scattare più di un campanello di allarme come dimostrato dalle azioni promosse da alcune direzioni sanitarie locali per l’assistenza di queste persone ‘drogate’ dal gioco”.

Se gli uomini sono la maggioranza le donne seguono a ruota. Sono 7,5 milioni, ovvero il 38 per centi di chi ha giocato d’azzardo almeno una volta nel 2011. Erano 5,8 milioni nel 2007.

Sopra i 45 anni la quantità di giocatrici si è raddoppiata, passando in quattro anni dal 20 al 40 per cennto.

Gli studiosi hanno disegnato un profilo del giocatore ‘tipo’ uomo: è disoccupato e, se lavora, ricopre la mansione di operaio o ha un contratto precario o è un libero professionista.
I luoghi ‘a rischio’ per gli uomini sono le sale gioco, i Bingo e non di rado anche i circoli ricreativi, i cellulari e internet.

Il giocatore ‘tipo’ donna è più acculturato. E’ in possesso della licenza di scuola media inferiore, se impiegato è un dirigente e ha un contratto a tempo indeterminato, mentre se è un libero professionista è un imprenditore.

Il tratto comune che lega i giocatori uomini e donne è la solitudine: sono in gran parte separati, divorziati o vedovi.

Anche i ragazzi sono investiti dal fenomeno. Sono più di un milione gli studenti che lo scorso anno hanno giocato soldi. Nonostante una chiara legislazione restrittiva per i minori, sono 630mila gli under 18 che hanno speso almeno un euro giocando d’azzardo.

L’indagine ha coinvolto 45mila studenti delle scuole superiori e 516 istituti scolastici ed ha rilevato che nell’ultimo anno il 45,3 per cento degli studenti ha puntato somme di denaro. Tra i giochi più diffusi: il Gratta e Vinci/Lotto istantaneo e il Lotto Superenalotto.

Tonino Cantelmi, professore di psicologia dello sviluppo alla Lumsa, pensa che la situazione rischia di trasformarsi in un “vero e proprio dramma”. “Basta andare dal tabaccaio o nei centri per le scommesse sportive per vederlo: stiamo crescendo una generazione di giovanissimi giocatori. Bambini e adolescenti che, magari con il compiacente permesso dei genitori, fin dalle elementari si dilettano con Gratta e Vinci e scommesse”, ha detto il ricercatore.

Infine, c’è poi un aspetto dell’indagine che fa riflettere sulla fisionomia del giocatore d’azzardo: circa il 6 per cento di chi scommette con la sorte tende a tenere nascosta l’entità del proprio coinvolgimento. Un atteggiamento in aumento del 5 per cento rispetto al 2008 e che colpisce uniformemente uomini e donne di tutte le età.

Il professor Cantelmi ha spiegato: “La dimensione ludica è importante per l’essere umano e d’altronde giochiamo ad ogni età”. “Il gioco stesso ha una funzione: accende il nucleo accumbens, liberando dopamina, il neurotrasmettitore del piacere. Insomma, siamo ‘programmati’ per trarre piacere dal gioco” ha continuato lo specialistam che però ha avvertito che proprio per questi motivi è importante disinnescare le ‘trappole’ che accendono la dipendenza.

“Se il risultato del gioco è imprevedibile – ha concluso Cantelmi – il nucleo accumbens si ‘accende’ e in caso di vincita il piacere è immenso. Il problema scatta quando non si riesce più a fare a meno di questa iniezione di dopamina”.

E la crisi di certo è un temibile incentivo a rischiare, mentre lo Stato non sta a guardare: dal gioco nel 2011 sono arrivati 8 miliardi di euro.

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Commenti (1) »

  • prof. Tonino Cantelmi ha detto:

    [...] Con la crisi dilaga la febbre del gioco [...]

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