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Boccassini chiede la condanna di Berlusconi e precipita nel razzismo

Autore: . Data: martedì, 14 maggio 2013Commenti (0)

boccassiniIl Pm milanese ritiene il Cavaliere colpevole per prostituzione minorile e concussione. Poi accusa Karima el Marough di ‘furbizia genetica’.

Il leader indiscusso del centro destra è di fronte alla più difficile delle sue vicende giudiziare. Nella sua requisitoria il pubblico ministero Ilda Boccassini ha chiesto per lui un anno di reclusione per prostituzione minorile, cinque anni per concussione e l’interdizione perpetua dai pubblici uffici.

Tuttavia, la notizia di maggior rilievo che riguarda l’arringa finale è in una frase dal contenuto inaccettabile pronunciata dal magistrato e riferita alla ragazza marocchina Karima el Marough, in ‘arte’ Ruby Rubacuori. Secondo il Pm la giovane sarebbe una “minore extracomunitaria, persona intelligente, furba, di quella furbizia proprio orientale delle sue origini, sfrutta… riesce a sfruttare… proprio il suo essere extracomunitaria”.

L’affermazione di Boccasini mostra quanto sia radicato in Italia il pregiudizio nei confronti degli stranieri e soprattutto scambia comportamenti individuali indotti da modelli comportamentali assolutamente occidentali con una non meglio precisata origine ‘extracomunitaria’ associata ad una misteriosa ‘furbizia orientale’. Il magistato ha ammesso, tuttavia, che Karima-Ruby è stata “vittima del sogno italiano”, una visione della vita comune alle “ragazze delle ultime generazioni in Italia”, che hanno come unico scopo quello “entrare nel mondo dello spettacolo e fare soldi”.

Assordante il silenzio dei ‘difensori dei diritti civili’, rimasti in silenzio di fronte alla gravità del pensiero espresso dal pubblico ministero, ma sempre pronti agli ululati di disapprovazione quando analoghe espressioni discriminatorie sono pronunciate da altri.

Nel motivare la richiesta di condanna per Berlusconi, Boccassini ha sostenuto che “le ragazze invitate ad Arcore facevano parte di un sistema prostitutivo organizzato per il piacere di Silvio Berlusconi. Un sistema che fa capo a tre persone in particolare: Nicole Minetti, Emilio Fede e Lele Mora. Ruby era una delle ragazze e non c’è dubbio che abbia fatto sesso con il Cavaliere ricavandone benefici e una somma complessiva di quattro milioni e mezzo di euro”. Per il Pm, poi, “non c’è dubbio che il fatto che Ruby, avesse meno di 18 anni, fosse noto”.

Secondo la tesi di accusa nella sua prima visita ad Arcore, il 14 febbraio del 2010, “la minore venne accompagnata da Emilio Fede che non poteva non sapere che la ragazza aveva meno di 18 anni in quanto era stato membro della giuria di un concorso di bellezza al quale la ragazza aveva preso parte”. Boccasini ha quindi dedotto che essendo l’ex direttore del Tg4 un amico intimo del Cavaliere deve per forza aver comunicato al suo ospite l’età della giovane marocchina.

Sull’ex impresario televisivo, Boccasini ha rilevato che pur non essendo presente la sera del 14 febbraio, “Mora aveva un interesse assoluto a favorire Silvio Berlusconi. La sua società era in fallimento, la sua vita attaccata a un filo e aveva bisogno di tanto danaro. Il presidente Silvio Berlusconi ha elargito una somma pari a circa cinque milioni di euro a Lele Mora, cercando di salvarlo dal fallimento. Soldi che lui ha intascato: in parte sono andati in Svizzera, in parte a Emilio Fede. Questo è il contesto del 14 febbraio 2010″.

L’accusa ritiene che dopo quella festa Karima-Ruby abbia stretto rapporti di conoscenza con altre donne abitualmente invitate ad Arcore: Nicole Minetti, Miriam Loddo, Maristelle Polanco, Lele Mora, Emilio Fede, Barbara Guerra. A fine giugno sarebbero quindi cominciati i contatti tra la ragazza e Giuseppe Spinelli perchè, assicura il Pm, “fino a quel momento aveva (Karima-Ruby, ndr) direttamente dall’imputato Berlusconi quello che le occorreva per vivere, in cambio delle serate ed altro ad Arcore”.

Boccasini quindi ha rilevato che a suo parere nel corso delle udienze alcuni avrebbero fornito falsa testimonianza, in particolare Miriam Loddo e Valentino Valentini.

Ricostruendo la vicenda relativa all’arresto della ragazza tunisina e dalla quale si sarebbe generato il reato di concussione, per il Pm Berlusconi avrebbe usato il suo ruolo per far rilasciare Kaima-Ruby.

“L’imputato – ha argomentato Boccasini -, abusando della sua qualifica di presidente del Consiglio, ha fatto sì che la minore ricevesse un indebito vantaggio, uscendo dalla sfera di controllo della polizia; e per sè che non si disvelasse quanto accadeva nelle serate di Arcore. Una batteria, un apparato militare si scatena per proteggere la ragazza”. L’intervento del Cavaliere sarebbe stato motivato proprio dal pericolo che lei potesse svelare “fatti a lui scomodi”.

La replica di Berlusconi all’arringa finale dell’accusa è stata lapidaria: “Non mi è stato possibile ascoltare la requisitoria. Ho letto le agenzie. Che devo dire? Teoremi, illazioni, forzature, falsità ispirate dal pregiudizio e dall’odio, tutto contro l’evidenza, al di là dell’immaginabile e del ridicolo. Ma tutto è consentito sotto lo scudo di una toga. Povera Italia!”.

La sentenza, che sia di condanna o di assoluzione, scatenerà un putiferio che potrebbe colpire persino il governo. E questa è l’unica certezza di un processo decisamente complicato.

 

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