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Attenzione l’acqua potrebbe trascinare l’Africa in guerre devastanti

Autore: . Data: lunedì, 6 maggio 2013Commenti (0)

siccitaL’Istituto di ricerche internazionali Archivio disarmo lancia l’allarme. L’aumento della popolazione e i cambiamenti climatici potrebbero causare conflitti.

Secondo il rapporto ’I conflitti per l’acqua. Le aree e i caratteri più significativi dei conflitti per l’acqua in Africa’ realizzato dall’Istituto di ricerche internazionali Archivio disarmo e curato da Anna Tatananni i cambiamenti climatici e l’aumento demografico pongono nuove sfide per quanto riguarda la gestione della risorsa idrica.

Lo studio evidenzia come in Africa il rischio di “idroconflitti” è “particolarmente grave, dato che ogni Paese africano condivide almeno un fiume e quindici Paesi ne condividono cinque o più determinando un contesto geopolitico nel quale risulta inevitabile la presenza di attriti”.

Si legge nel rapporto: “L’acqua è fondamentale per la vita e lo sviluppo del genere umano e, se più Paesi fanno riferimento alla stessa fonte idrica, l’uso condiviso di questa risorsa può generare competizione e discordia. Le conseguenze dei diversi impieghi idrici si ripercuotono inevitabilmente oltre confine. Basti pensare che la ritenzione d’acqua a monte dei fiumi limita i flussi a valle, che l’inquinamento può essere trasportato in altri Paesi e che la presenza di dighe, oltre a impedire il flusso naturale dell’acqua, può causare il deposito di limo nei bacini idrici artificiali, impedendo che questo prezioso fertilizzante naturale raggiunga le pianure a valle. L’interdipendenza idrologica delle nazioni e dei popoli con la conseguente necessità di gestione comune delle acque transfrontaliere è un fenomeno presente in tutti i continenti ed è spesso causa di conflitti’.

Il quadro della situazione ’idropolitica’ mostra “come sia necessario spingere gli Stati che condividono dei bacini internazionali a cooperare nella gestione di questa risorsa, cercando di trasformare l’acqua da fonte di conflitto a fonte di pace. A questo riguardo è necessaria una maggiore consapevolezza di come la gestione di questa risorsa sia fondamentale per la pace sul nostro pianeta”.

La mancata coincidenza dei confini amministrativi e politici con quelli dei bacini idrici “causa situazioni di concorrenza per lo sfruttamento delle risorse idriche e assenza di una politica territoriale ed ecologica, organica e unitaria. Inoltre la divergenza di potere economico e politico degli Stati che condividono lo stesso bacino genera relazioni asimmetriche nelle quali tendono a prevalere gli interessi dei Paesi più forti che si riflettono nella scelta delle modalità di uso della risorsa e di disciplina dei conflitti”.

La carenza d’acqua, sottolinea lo studio di Archivio Disarmo, “è un problema della vita di tutti i giorni per gran parte della popolazione. In molti Paesi, vista la scarsità delle risorse idriche, l’irrigazione agricola dipende esclusivamente dalle condizioni climatiche. Con la domanda crescente e una storia di cattiva gestione delle risorse di molti governi africani, i conflitti sembrano quasi inevitabili, alimentati, oltre che dalla ineguale distribuzione delle risorse idriche tra i Paesi, anche, a livello locale, dalla privatizzazione delle risorse idriche, dall’inquinamento massiccio delle falde acquifere dovuto allo sfruttamento del suolo da parte delle multinazionali del petrolio e dal rancore delle molte persone sfollate a causa delle dighe lungo i fiumi”.

I conflitti possono essere generati “anche per l’utilizzo delle falde freatiche, che contengono oltre il 90 per cento dell’acqua dolce allo stato liquido a livello mondiale, quando queste si snodano sotto dei confini statali. Queste riserve oggi sono oggetto di uno sfruttamento sempre piu’ intenso nelle zone aride del mondo”.

Il più grande sistema acquifero detto ’Arenaria nubiana’ attraversa un’area di oltre due milioni di chilometri quadrati compresi tra Ciad, Egitto, Libia e Sudan.

“Esso contiene grandi quantità di acque sotterranee dolci non rinnovabili perchè risalenti a migliaia di anni fa durante climi molto più umidi. I principali conflitti e le contese per l’acqua in Africa -prosegue il rapporto- hanno inevitabilmente luogo nelle aree dei bacini dei principali fiumi del continente”.

“Di solito al primo stadio della disputa uno dei Paesi beneficiari delle fonti idriche comuni intraprende un’azione unilaterale di sfruttamento con progetti che intervengono sui corsi d’acqua: ciò causa la protesta degli altri Paesi che vedono intaccate le loro risorse idriche e possono far seguire vere e proprie condizioni di ostilità, mentre nell’ultima fase i Paesi in conflitto riprendono i contatti diplomatici e si sforzano di trovare l lente e complesse risoluzioni’.

In questi casi la comunità internazionale “può dare un contributo indispensabile per evitare che situazioni potenzialmente pericolose terminino in conflitti aperti”.

Il rapporto di Archivio Disarmo analizza nel dettaglio la situazione in diverse aree di potenziale crisi del continente africano, dal bacino del Nilo al Corno d’Africa, dalla regione del Darfur al bacino del Niger.

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