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Il Pd, Renzi e i giornalisti

Autore: . Data: mercoledì, 24 aprile 2013Commenti (0)

pdIeri si è riunito il Pd, disfatto dopo le elezioni presidenziali. I ‘giovani’ Orfini, Serracchiani e Puppato sono apparsi del tutto inadeguati. Il partito sembra oltre gli errori di non poter fare a meno dei suoi ‘vecchi’.

Da alcuni giorni i ‘commentatori’ interpretano le intezioni di Napolitano e propongono nomi vari ed eventuali per la guida del governo.

La situazione del Paese è drammatica, la crisi incombe e un accordo sulle cose da fare tra Pd e Pdl è complicatissimo. In questo scenario immaginare quello che il presidente della Repubblica deciderà forse oggi equivale a sapere in anticipo i numeri vincenti del superenalotto.

Così mentre giornalisti irresponsabili, in nome della cattura del lettore ad ogni costo, si sono esercitati nel toto nomine, si è riunita la Direzione del Pd, il partito che ha il più numeroso gruppo parlamentare.

I dirigenti democratici si sono affrontati apparentemente per decidere la delegazione che avrebbe incontrato il presidente e la linee da suggerire al presidente, in realtà per cominciare a valutare lo stato dell’unità interna.

Il confronto è durato molto meno di quanto sarebbe stato necessario, meno di due ore, ma ha mostrato un dato inaspettato e chiarissimo.

Hanno parlato il segretario dimissionario Bersani, la presidente (anche lei dimissionaria) Bindi, Finocchiaro, Marini, Franceschini. Ed i giovani Puppato, Orfini e Serracchiani, neo eletta governatore del Friuli Venezia Giulia.

La qualità degli interventi ‘dell’apparato’ a confronto delle sconnesse e confuse parole dei ‘giovani’ è stata incommensurabile. Concluso nel gelo della sala il discorso di Orfini, contestata Serracchiani, ignorata Puppato.

Se Bersani ha fatto notare l’impreparazione di gran parte dei dirigenti del partito e denunciato una confusione interna che impone rigide contromisure e decisioni chiare, Marini ha sottolineato la centralità della crisi rispetto alle schermaglie interne per il potere. Finocchiaro e Franceschini, da parte loro, hanno affrontato i temi del nuovo equilibrio prodotto dalla fine del bipolarismo e suggerito la necessità di una riflessione più approfondita sul tema delle alleanze e degli assetti interni.

Orfini, Puppato e Serracchiani, invece, cedendo al manovrismo spicciolo, hanno avvilito il dibattito sul piano delle risse interne, fermandosi alle recriminazioni piuttosto che offrire al partito ipotesi di ampio respiro sul come salvare ‘la baracca’.

Il tema 5 Stelle è stato costante nel dibattito ed ha diviso i democratici tra chi ha preso ormai atto dell’impossibilità di stabilire un contatto coi grillini (l’apparato) e chi (i ‘giovani’) in ogni caso, pur criticando il MoVimento, sembra voler usare i grillini per neutralizzare l’ormai inevitabile mediazione con il Pdl.

Si vedrà oggi chi sarà incaricato dal presidente di sondare la possibilità di formare il governo. Ovviamente appare del tutto improbabile che Renzi possa essere incaricato. Prima di tutto perchè privo dell’esperienza necessaria per affrontare la dimensione della crisi e del tutto inadeguato rispetto al tema più delicato che dovrà affrontare il prossimo esecutivo, ovvero la battaglia internazionale per modificare la linea rigida ed economicista imposta dalla Germania e dai suoi alleati nordici all’Unione europea.

Da rilevare, per la cronaca, che alla fine della Direzione le tv presenti hanno accuratamente ‘dimenticato’ di intervistare i ‘vecchi’ del partito, dando spazio ad Orfini e renziani. Inoltre nella serata la7, nel programma di Gruber, dopo aver ospitato lunedì Renzi ha invitato un altro renziano, Matteo Richetti. A Ballarò su Raitre c’era Serracchiani. I ‘vecchi’ cancellati.

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