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Di Letta in Letta

Autore: . Data: giovedì, 25 aprile 2013Commenti (0)

lettaIl presidente Napolitano, costretto a cedere ai veti incrociati, incarica il nipote di Gianni, Enrico. La repubblica monarchica italiana è una bella famiglia.

Il forse neo premier (adesso esplora) dovrebbe salvare l’Italia dalla crisi più grave della sua storia. Già la rielezione del presidente Napolitano aveva segnato una caduta drammatica delle istituzioni nel vortice dell’inconcludenza partitica, ma c’era da sperare che il vecchio ex comunista-migliorista, incoronato Capo dello Stato per la seconda volta, pur imbrigliato nella rete di forze politiche irresponsabili (e non il contrario come alcuni vogliono far credere) avrebbe avuto almeno qualche margine di manovra.

Invece ha dovuto cedere alle pressioni demenziali di Pd e Pdl-Lega, alle critiche scombussolate di Vendola e Grillo, agli arrembaggi di un giornalismo nazionale sempre più scomposto e pettegolo e bocciare la candidatura del pur poco simpatico, ma sicuramente più esperto e conosciuto nel mondo, Giuliano Amato.

Letta è forse il più tradizionale interprete dell’anima democristiana presente nel Pd, di certo più ‘fedele al passato’ tra Marini, Bindi o Franceschini.

L’ex leader socialista ed abile uomo di equilibri impossibili non ha superato il fuoco di sbarramento di parte di alcuni settori dei democratici, di Berlusconi e della Lega e l’occasione di avere una persona con una monumentale esperienza di lavoro in situazioni complesse e nello stesso tempo italiano stimato nel mondo ha finito per l’essere buttata via.

Letta, nipote del più autorevole consigliere di Berlusconi Gianni, ha una formazione molto limitata, nessuna esperienza internazionale e, peggio, è membro di due organismi lobbistici planetari, l’Aspen e la Trilateral.

Alcuni potranno obiettare, sostenendo che il premier incaricato ha ricoperto i ruoli di ministro per le Politiche Comunitarie nel D’Alema I, dell’Industria nel D’Alema II e Amato II e che è stato europarlamentare.

Quegli incarichi, però, a ben guardare, non hanno lasciato alcun ‘ricordo’ di lui e soprattutto non permettono di considerarlo tra i politici italiani più ascoltati fuori dai nostri confini. E siccome gran parte della missione del prossimo esecutivo sarà dedicata a tentare di far mutare rotta all’Europa in materia economica questo limite è di estremo rilievo.

Alla debolezza personale di Letta va associata la fragilità del terreno sul quale si muove. Privo del carisma necessario per ‘moderare’ le ingordigie dei partiti che lo sostengono, il premier incaricato si muove in un terreno minato.

Dopo il recente dissolversi del Pd, Berlusconi vuole le elezioni al più presto. A sinistra dei democratici Vendola, convinto di poter recuperare i punti percentuali che gli mancano per superare il quorum, spinge sull’acceleratore dell’opposizione a tutto campo, immaginando di rubare qualche consenso sia tra i democratici che tra i grillini.

Se montiani e Lega appaiono cauti, preoccupati per la loro debolezza, i democratici sono incomprensibili.

In superficie il partito appoggia il tentativo di Letta, ma in profondità le diverse anime si scontrano in vista del capitolo finale, quello nel quale la coabitazione conflittuale tra cattolici, liberali ed ex comunisti adesso non si sa più cosa dovrebbe diventare, nelle intenzioni di alcuni, l’estinzione dei ‘vecchi’ ed il trionfo ‘dei giovani’.

I prossimi giorni diranno se il premier incaricato raggiungerà almeno il traguardo della fiducia. Ma un fatto appare certo. I partiti, tutti grillini compresi, non sono disponibili a rinunciare al proprio interesse per consentire la ripresa del Paese.

In questa operazione di cannibalismo partitico sono coinvolti i giornali e le tv, ormai organi di propaganda a favore dell’uno o dell’altro e non più controllori della legittimità democratica del sistema politico.

Per gli italiani il panorama si fa sempre più fosco.

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