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Democrazia: il pericolo dell’illusionismo da Web

Autore: . Data: mercoledì, 24 aprile 2013Commenti (0)

internetIn questi giorni le pressioni dei social network hanno influito sugli equilibri politici. Ma si è trattato di doping. Il problema deve essere affrontato.

L’operazione ‘Quirinarie-Rodotà’ ha definitivamente aperto la questione web. Come è noto Internet altro non è che un sistema di trasmissione dati. Non è molto dissimile dalla telefonia, tanto che in Francia, quando ancora non esisteva la cosiddetta Rete, esisteva il Minitel, un telefono con visore e tastiera per mezzo del quale si potevano cercare informazioni varie, dialogare con altri, cercare persino l’anima gemella.

Gli italiani, sempre poco informati, hanno una strana idea di Internet. Pensano sia la terra assoluta della democrazia, un luogo, il solo ed il più ‘vero’, nel quale la libertà individuale è garantita dal superiore Dio della Rete.

Ovviamente non è così. I cavi attraverso i quali passano i bit sono solo delle strade nelle quali circolano informazioni che partono da migliaia di stazioni, di computer, che contengono dati inseriti da singoli cittadini o da gruppi di varia natura.

Tutto nel mondo è strutturato secondo una architettura verticale, determinata dai cosiddetti potenti e subita dai malcapitati deboli e così anche è tra i cavi della ‘rete’.

I più ingenui, i solitari, i nevrotici ‘fatti’, nei Paesi più evoluti, suppongono che i loro sfoghi, le loro elaborazioni mentali, i loro pensieri quando sono affidati a blog, social network o diventano mail spedite a casaccio o con criterio diventano miracolosamente realtà.

Ovviamente non è così. Se dietro i singoli pensieri non ci sono ingenti investimenti e conoscenze tecniche approfondite le parole, le immagini o suoni rimangono lì, nei cavi. Se i messaggi non impegnano altri media e non mettono in moto l’indispensabile processo di convergenza multimediale non diventano mai ‘cultura popolare’, ‘consapevolezza diffusa’. L’internauta ossessivo-compulsivo, nella stragrande maggioranza dei casi, è uno sciagurato che mixa i propri monologhi coi monologhi dei suoi simili e vive in un microcosmo autoreferenziale, al massimo fa parte di un clan del tutto scollegato dalla realtà. Il singolo, il gruppetto o la somma di vari gruppini permette di vivere in una apparente condizione di condivisione di obiettivi, in realtà però è un patetico delirio del tutto incapace di influire sulla società reale.

Questi fantasmi del virtuale, immersi nei propri deliri, aprono blog con poche centinaia di ‘visitatori’, diffondono ricette, foto di matrimoni, riflessioni sulla vita, intuizioni, strategie politiche. E si sentono appagati, utili, al centro del mondo, non più soli.

Paralizzati dalla paura di confrontarsi col reale molti degli ossessivi-compulsivi ignorano che se fossero capaci di esporre quelle idee per strada, munendosi di un megafono cinese da pochi euro e di un cartellone scritto col pennarello, forse troverebbero più estimatori.

Nessuno ha mai parlato loro dello speaker’s corner di Hyde Park a Londra, dove si ‘parla agli altri’. Lì hanno regalato al mondo i propri pensieri Karl Marx, Lenin, George Orwell o William Morris.

La confusione tra reale e virtuale ha permesso l’espandersi di Facebook e di Twitter ed in Italia i guai sono aumentati.

L’uso strumentale di queste tecnologie da parte di chi dispone dei capitali necessari per allargare il numero ‘dei contatti’ e per stimolare la ‘convergenza’ con gli altri media ha generato gli equivoci che sono esplosi durante le ultime elezioni del presidente della Repubblica.

Grillo, con solo ventimila contatti e 4.677 voti di preferenza ha lanciato la candidatura Rodotà, favorendo poi la crescita apparente di quella proposta attraverso la moltiplicazione di post e mail prodotta come si fosse di fronte ad una specie di catena di Sant’Antonio.

Tuttavia la base ‘reale’ di quella proposta rimaneva di soli 4677 voti.

Il tam-tam, favorito dall’intervento di stampa e televisioni, ha generato un gigante senza statura. Usciti dal virtuale ed entrati nell’atomico i sostenitori di Rodotà rimanevano poche centinaia, meno di mille persone, ma l’operazione ha spaccato un partito composto da centinaia di migliaia di persone vere, non da nick name digitali, fino a convincere non pochi parlamentari (sprovveduti) dell’esistenza di una ‘fortissima pressione popolare’ a favore dell’elezione del professore.

Insomma, se durante la Seconda guerra mondiale gli inglesi utilizzavano un illusionista per far credere al nemico nazifascista che le proprie truppe erano in un luogo mentre erano in un altro, adesso un nuovo tipo di manipolazione degli equilibri politici passa dal web.

Parlare di controllo evoca sempre lo spettro della censura, ma di sicuro è necessario impedire che informazioni dopate influiscano sulle consapevolezze collettive. Il dibattito va aperto al più presto e dovrà essere spietatamente reale. Il virtuale ha già prodotto i suoi danni.

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