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Politica e partiti: non c’è limite alla pazzia

Autore: . Data: lunedì, 25 marzo 2013Commenti (0)

Il Paese affonda, travolto da disoccupazione e crisi del sistema produttivo. Bersani tenta l’impossibile, ma Berlusconi e Grillo già pensano alle elezioni.

Sabato è ricomparso il volto del centro destra. Le lunghe ore che le reti Mediaset, in particolare Rete4, hanno dedicato alla manifestazione ‘in sostegno del Cavaliere’ non hanno fatto vedere l’indignazione di un popolo disperato alla ricerca di soluzioni per il futuro, ma piuttosto un gran numero di attempati cittadini che intabarrati in cappottini e sciarpette hanno fatto dell’amore per il Cavaliere la propria ragione di vita.

Al di là di qualsiasi sintesi il discorso di Berlusconi conteneva una sola frase di rilievo: “Siamo tutti carichi per una nuova campagna elettorale e questa volta vinceremo per davvero”.

La fantastica storia sulla nipote di Mubarak, il Bunga Bunga, il condominio dell’Olgettina con le sue ‘ragazze beneficate’, il senatore De Gregorio che ‘confessa’ di essere stato rincuorato con qualche milione di euro mentre si preparava al campionato mondiale del difficile sport del salto del fosso, le promesse mai mantenute sulla ricostruzione dopo il terremoto in Abruzzo, la spazzatura napoletana sparita  in tre giorni e prontamente ricomparsa, la crisi che non c’era e l’Italia dei ristoranti pieni e dei telefonini squillanti, le crociere per i sinistrati dell’Aquila, i soldi del G8 o per altre ‘storiche imprese’ della Protezione civile ultrastellare dello svanito Superman Bertolaso…e tanto altro non sono serviti a convincere quasi il 30 per cento di italiani che con le chiacchiere non si arriva da nessuna parte. “Viva il Pdl” è il grido di battaglia e l’imperativo marchiato a fuoco nel cuore per questi cittadini disposti ad ogni cosa pur di soddifare il loro mito, ‘Papi Silvio’.

Sul fronte degli intrepidi, sempre sabato, altri parlamentari al loro primo giro di giostra, i grillini (insieme agli eletti del super governatore più bravo del globo, ma punito dai suoi concittadini pugliesi con una scoppola memorabile), sono andati in Val di Susa per la rituale manifestazione contro la Tav. A proposito, il viaggio se lo sono pagato loro con i soldini del lauto stipendio appena conquistato o lo ha regalato lo Stato attraverso i meccanismi  ”perversi” dei quali godono “i privilegiati della casta”?

Comunque, questi ‘combattenti’ che non vedono l’Italia franare dopo ogni scroscio di pioggia, non si accorgono della progressivo imbarbarimento del traffico nelle grandi città, non si indignano per la situazione scandalosa in cui sono piombate le ferrovie italiane, non bloccano i cantieri che sulle coste italiane producono tonnellate di metri cubi di cemento e deturpano quel che resta del patrimonio naturale nazionale, erano ben determinati nel fermare i cantieri ‘maledetti’ dell’alta velocità che dovrebbe collegare l’Italia con la Francia.

Per loro la ‘Tav’ è come il diavolo, un sortilegio malefico inventato da gnomi malvagi. Nessuno di loro spende un solo giorno l’anno per farsi un giretto sulla Salerno-Reggio Calabria o si è accorto di cosa è accaduto nell’hinterland milanese, ai Castelli romani, nelle campagne pugliesi o alle pendici del Vesuvio, ma la bandiera del presidio in Val di Susa non si ammaina mai, neppure per mezz’ora.

Per commentare la missione, tale Vito Crimi, uno che nel giro di poche ore è passato da impiegato alla Corte d’Appello di Brescia a capogruppo dei grillini al Senato, ha detto’: “Sicuramente una commissione di inchiesta su questa, su tutto l’insieme, tutto, ehhh… la proporremo, ecco. Poi vediamo se c’è la possibilità, ci sono degli spiragli per fare dei disegni di legge, delle iniziative legislative ad hoc… Questa in particolare, poi possiamo anche aprire sulle Grandi opere, sugli sprechi per esempio sul Ponte sullo Stretto… ehhh… anche quella è un’opera inutile che… secondo noi è paragonabile… sul Muos… è assurdo vedere spostare merci da una parte all’altra del Paese quando in quell’altra parte del Paese le stesse merci vengono spostate dall’altra parte. Ci sono persone che si spostano, che semmai fanno 40, 50 chilometri al giorno per stare sedute davanti a un Pc a fare qualcosa che potrebbero fare a casa o vicino casa, non necessariamente a casa… quindi diciamo che ci si sposta, ma magari mi sposto per andare a fare una passeggiata, mi sposto per godermi un po’ la vita e non necessariamente per farmi 40 chilometri in macchina per stare seduto davanti al Pc e poi quaranta per tornare. Quei 40 chilometri è tempo perso, è tempo che potrei usare per muovermi a piedi per fare una passeggiata o per muovermi con i mezzi. Ecco quindi diciamo che è una visione diversa della società che abbiamo…”.

Crimi, per quanto possa essersi ‘autoridotto’ lo stipendio da parlamentare, costa alla Repubblica non meno di ottomila euro al mese (tra indennità e rimborsi). Sarebbero soldi ben spesi se consegnassero allo Stato uno specialista di altro profilo. Ma basta rileggere il discorso sopra citato di questo neo-senatore per rendersi conto che un qualsiasi Mario Rossi, frequentatore abituale del Bar degli Amici di Sgurgola Marsicana, potrebbe spiegare con maggior precisione la ricetta degli spaghetti aglio, olio e peperoncino.

Eppure il M5S del quale Crimi è autorevole esponente raccoglie il 25 per cento dei voti e lui stesso l’altro giorno ha rivendicato per il suo MoVimento la guida del governo del Paese.

Intanto, il segretario del Pd Pierluigi Bersani, che la moglie chiama ‘usato sicuro’, ha ricevuto dal presidente Giorgio Napolitano l’incarico di esplorare non è ben chiaro cosa al fine di formare un governo. Lui, eroico, sta  incontrando gente di ogni tipo per illuminare uno scenario che più buio non si può.

A questo punto nessuno davvero sa cosa possa accadere. Bersani non ha i voti in Senato. Un accordo con Berlusconi è escluso, mentre i senatori di Monti (a proposito: ma che fine ha fatto il professore, è fuggito col cucciolo Empatia?)  non bastano (sempre che decidano di sostenere il centro sinistra, cosa per nulla certa). I grillini, infine, dopo l’elezione di Grasso sono stati messi sotto tutela dal guru-team, per cui non è neppure presumibile che assumano un atteggiamento responsabile permettendo la formazione di un governo.

Però le ‘voci di corridoio’, anche se del tutto incontrollate, segnalano probabili ministri bersaniani di un governo che non ci sarà. Ed alcuni di loro volentieri concedono interviste su quello che faranno.

Una delle candidate è Milena Gabanelli, che pur non sapendo nulla di gestione della pubblica amministrazione è considerata una risorsa per il Paese.

La giornalista ha le idee chiare: “Bisognerebbe partire dalle leggi sulle amministrazioni straordinarie delle società insolventi – ha detto – che solo in Italia vengono gestite dalla politica e non dai tribunali fallimentari, senza alcuna prospettiva sul mantenimento dei posti di lavoro. Poi penso al patrimonio artistico, che ci darebbe da mangiare perché non passa mai di moda e ce l’abbiamo solo noi. Alla questione dirimente del merito, che dovrebbe diventare criterio di selezione della classe dirigente. A Roma la criminalità si è strutturata e fa affari con le amministrazioni”. In tre righe il mondo, avrebbe detto un bontempone.

La settimana sarà decisiva per comprendere quali soluzioni saranno possibili. Con queste premesse c’è poco da stare allegri. C’è da sperare che gli italiani ascoltino almeno Papa Francesco: “Non lasciatevi rubare la speranza: abbiate sempre un cuore giovane”.

 

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