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L’ipocrisia delle pagelle

Autore: . Data: martedì, 26 marzo 2013Commenti (0)

Quando un tre diventa sei cerchiato. Un insegnante scrive ad un giornale e riesce a riassumere il senso più profondo del malessere italiano. Gabriella Nucci vince un premio, ma nulla cambia.

Il 5 giugno del 2012 ‘la Repubblica’ pubblicò una lettera dal titolo ‘Io insegnante e la farsa dei voti’. La professoressa Nucci, romana, scrisse: “Sono un’insegnante di scuola media e sono come tutti in piena fase di scrutini. Forse non tutti sanno che in pagella, da qualche anno, non si scrivono più i voti inferiori al sei; nel caso quindi di una o più insufficienze, si scrive un sei con un asterisco (o cerchiato in rosso) che rimanda ad un ’legenda’, in calce o sul retro, che finalmente dice la verità e che cioè quel sei è in realtà un cinque o peggio. L’altro giorno, mentre mettevo l’ennesimo asterisco, ho pensato che il peggior fallimento del nostro sistema scolastico sia proprio questa ipocrisia, figlia di una pedagogia da quattro soldi che preferisce non turbare, piuttosto che educare”.

Il concorso ‘Caro Direttore’ ha premiato quella straordinaria capacità di denunciare la più tragica delle sciagure nazionali: il prediligere la facilità dell’apparire alla complicata respondabilità di essere.

Ed in queste ore, mentre il Paese si dibatte in un crisi probabilmente senza cure, si assiste allo spettacolo intollerabile di presunti politici che in nome dell’interesse della propria parte parlano, propongono o denunciano con lo scopo di non mostrare a tutti il senso più reale delle loro decisioni.

A comici-guru, cavalieri o professori forse dovrebbe stare a cuore la verità ed il benessere dei cittadini. Ma come è ormai chiaro non è così. I calcoli e la demagogia prevalgono su tutto.

Forse per questo la lettera della professoressa Nucci va ben oltre un sei cerchiato di rosso. E’ una denuncia che ne ricorda un’altra, pronunciata sempre da una donna, Rosaria Costa, vedova dell’agente Vito Schifani, ucciso con Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Antonio Montinaro e Rocco Dicillo a Capaci. L’ha ricordata qualche giorno fa il neo presidente del Senato, Piero Grasso, la ‘foglia di fico’ sbeffeggiata da Beppe Grillo.

Disse Costa. “Rivolgendomi agli uomini della mafia, perché ci sono qua dentro (e non), ma certamente non cristiani, sappiate che anche per voi c’è possibilità di perdono: io vi perdono, però vi dovete mettere in ginocchio, se avete il coraggio di cambiare… Ma loro non cambiano… loro non vogliono cambiare…”.

E’ la realtà di una triste Italia dove tutti parlano e nulla accade. Mai.

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