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Sanità, nel Lazio è rottura totale: “Chi decide i tagli è delegittimato”

Autore: . Data: mercoledì, 12 dicembre 2012Commenti (1)

Migliaia e migliaia di operatori sanitari (10mila secondo i sindacati), hanno occupato ieri mattina via Cristoforo Colombo, a Roma, davanti alla sede della Regione Lazio, bloccando il traffico in entrambi i sensi di marcia. Tra loro, i lavoratori dell’ospedale Cto e degli altri cinque ospedali della Capitale a concreto rischio di chiusura per effetto delle misure intraprese nel settore dal commissario per la sanità, Enrico Bondi.

La protesta continua: i lavoratori hanno già calendarizzato una nuova iniziativa per il 20 dicembre, stavolta davanti al ministero dell’Economia, per evidenziare il rilievo nazionale della vertenza: per quella data i sindacati di categoria di Cgil, Cisl e Uil hanno organizzato una fiaccolata di protesta, percorrendo via XX settembre.

Ieri mattina, davanti al palazzo del ‘governo’ del Lazio, si sono susseguite le voci preoccupate e indignate di lavoratori e sindacalisti. “Non è compito di Enrico Bondi riformare la sanità laziale – ha sentenziato Gianni Nigro, segretario regionale della Funzione pubblica Cgil – visto che si tratta di un commissario non eletto democraticamente. Ci aspettavamo – ha aggiunto – una grande adesione a questa giornata di protesta e così è stato perché la situazione è drammatica. La Regione ha fatto danni ormai percepiti da tutti. Chiunque ha capito che non può certo essere un commissario ad occuparsi di riforme radicali: spetta a una Giunta democraticamente eletta”.

Giunta che nel Lazio è dimissionaria, eppure si continua ad assistere, secondo il dirigente sindacale della Fp Cgil, “ad interventi spot in assenza di una programmazione sanitaria; non ha senso tagliare qua e là in assenza di dati epidemiologici. Bondi invece si muove su consigli dell’Asp (l’Agenzia di sanità pubblica, ndr), che ha dati sbagliati”.

A chi chiede all’esponente Cgil se e come sia utile incontrare il commissario alla sanità per avviare un confronto, Nigro ha replicato nettamente di non volerne sapere: “Non vogliamo incontrare Bondi, per noi è ormai licenziato. Il premier Mario Monti si è dimesso, tra poco anche Bondi andrà via”.

Il richiamo alla politica e alla sua assunzione di responsabilità futura in merito alla vertenza-ospedali rende l’idea di quale gatta da pelare si troverà di fronte il prossimo presidente della Regione Lazio. Ieri è intervenuto sul tema, a margine di un evento nel quartiere romano di San Lorenzo, il candidato governatore del centrosinistra, Nicola Zingaretti: “C’è stato un approccio ragionieristico sul tema del piano di rientro, invece di una visione su come migliorare i servizi senza che questo significhi semplicemente chiudere. La parola d’ordine – ha sostenuto Zingaretti – non deve essere ‘chiudere’ ma ‘trasformare’, non deve essere ‘licenziare’ ma ‘valorizzare’. Deve esserci l’assillo di garantire il diritto alla salute che non può essere messo in discussione”.

In questo clima suonano parecchio stonate le dichiarazioni diffuse ieri dal ministro della Salute, Renato Balduzzi (tenendo conto che tra due mesi toglierà il disturbo insieme al premier Monti): sarebbe necessario “ridurre il numero degli ospedali e delle unità operative – ha spiegato nel corso del suo intervento alla presentazione del Rapporto sullo stato sanitario del Paese – per rendere il sistema ospedaliero più adeguato alle sfide della moderna medicina”. L’obiettivo, ha aggiunto Balduzzi, “è realizzare un’offerta assistenziale più qualificata e differenziata per intensità di cura” che sia “più rispondente sia alle necessità dell’emergenza sia a quelle della riabilitazione e integrata in una rete di ospedali dialoganti fra di loro e con l’assistenza territoriale, domiciliare e residenziale”.

“Il taglio dei posti letto non significa ridurre i servizi ai cittadini”, ha proseguito involontariamente beffardo; ”è necessario che tutti comprendano che quello che si vuole fare non è tagliare ma riorganizzare e ristrutturare la qualità del servizio. L’obiettivo è quello di migliorare l’assistenza collegando ospedale con territorio e Pronto soccorso”.

Nel rovente clima e pur nella scomodissima strettoia tra chi protesta e chi governa, ha voluto infilarsi ieri il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, richiamando alcune questioni di principio nel corso del suo intervento durante la presentazione dello stesso Rapporto commentato poi anche dal ministro Balduzzi. “Il Servizio sanitario nazionale ha fatto del nostro paese uno dei più avanzati – ha affermato il Capo dello Stato – non dobbiamo regredire e non dobbiamo abbandonare quella scelta che è un titolo di civiltà per il nostro paese”.

Napolitano ha sottolineato come il nostro servizio sanitario sia “andato anche al di là del dettato dell’articolo 32 della Costituzione in cui si dice di prestare cure gratuite agli indigenti”. Perciò non bisogna abbandonare questa scelta ma “saper intervenire in modo puntuale con grande attenzione selettiva”, quando si tratta di ridurre le spese.

Napolitano ha parlato della “logica della ‘spending review’ per modificare meccanismi e strutture che generano spese abnormi, non sostenibili, e che possono creare degenerazioni corruttive”. Quindi occorre “valutare seriamente i risparmi di spesa che si possono avere da queste modifiche strutturali” facendo però attenzione ai tagli lineari che tendono a produrre difficoltà, tensioni ed errori.

Secondo Napolitano, dunque, questa è “la prospettiva da proseguire in futuro secondo quella visione di selezione attenta degli interventi di riduzione e contenimento della spesa attraverso razionalizzazione e innovazioni del sistema senza nulla togliere ai diritti dei cittadini”.

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Commenti (1) »

  • Giovanni ha detto:

    Tagli alla Sanità : Penso che siamo assistendo ad una sorta di “ disagio comunicativo “ degli Addetti ai lavori. La problematica sanitaria richiede risposte complesse anche a domande semplici. Nell’immaginario collettivo , è noto che una gestione sanitaria basata su criteri prevalentemente finanziari ,fissata più dal ministro dell’Economia che da quello della Salute,può essere rischiosa per la collettività. Si potrebbe obiettare sottolineando un altro tipo di rischio : le risorse non sono infinite; tantomeno quelle di una sanità pubblica con fabbisogni crescenti ,con disavanzi sempre più elevati e sproporzionati rispetto alla disponibilità del Fondo sanitario nazionale.”La salute non ha prezzo , ma la sanità ha il suo costo “, si sente dire. Il Servizio sanitario in Italia è quotidianamente al centro dell’attenzione , contribuendo ad alimentare nei cittadini la sensazione di un sistema senza regole precise. I numerosi interventi legislativi così dispersivi da rendere difficile una universale interpretazione del sistema normativo , non sembrano avere delineato percorsi chiari e logici. Quello che forse è mancato è l’omogeneità delle norme. Se facciamo scorrere le varie riforme sanitarie ci accorgiamo dell’errore di avere introdotto una burocratizzazione del sistema come se la sanità fosse un qualsiasi ufficio pubblico..( tanto per dire ). Anche la valutazione delle azioni e dei progetti finalizzati è sempre stata immersa in una ottica numerica, una serie di cifre che porta a trascurare aspetti qualitativi indispensabili ad una corretta valutazione delle pratiche assistenziali .Nella sanità occorre misurare i costi ma valutare anche i benefici. Entrare nel merito di come son spesi i soldi per la sanità non è solo giusto, ma necessario per tutelare un Sistema sanitario, oggi in pericolo, che nonostante tutto all’estero viene ancora valutato positivamente. Bene avrà fatto quindi anche il presidente Napolitano,dopo il prof. Monti ,a lanciare l’allarme sulle prospettive del Sistema sanitario. Quantomeno dovrebbe richiamare l’attenzione per riflettere ..solo che anche i media sembrano abbastanza prudenti nell’approfondimento dei problemi. Ma razionalizzare un SSN è estremamente difficile : salute e spesa. La lotta agli sprechi è una risposta importante e necessaria , ma anche quella alla burocrazia e alla demotivazione degli Addetti. La soluzione del problema non può essere affidata soltanto ai LEA ( livelli essenziali di assistenza ) o ai DRG (rimborso delle prestazioni ) in vigore. I LEA sono diventati di fatto i livelli minimi di assistenza ,per patologie che non sono le principali fonti di spesa. I DRG non considerano il disease staging (classificazione gravità clinica pazienti ) e trasformano in ricoveri inappropriati le fasi di aggravamento delle patologie. Tuttavia, qualsiasi “fiscal compact” o “spending review” non dovrebberero essere prioritari al rispetto del diritto alla salute ;nel contempo la tutela di questi diritti necessita ,specie nella attuale situazione, di un urgente , ma non frettoloso ed indiscriminato, riordino delle inefficienze e degli sprechi dell’Ammministrazione pubblica in genere. Va sottolineato, comunque,che all’etica dei tagli e l’etica di evitare gli sprechi siano fra loro complementari e non competitive. La condizione dell’uomo in rapporto alla scienza applicata, cosiddetta invasione tecnologica in Medicina, tra l’altro,alla qualità e alla durata della vita ,impone sul piano socio-politico l’assunzione di responsabilità tali da definire assetti giuridico-comportamentali che saranno a fondamento delle nuove legislazioni in molti campi.E’possibile curarsi oggi in un Paese che deve conciliare austerità e diritto alla salute?In tutta Europa è un susseguirsi di iniziative e studi per comprendere quanto la crisi economica e finanziaria possa incidere sulla salute dei cittadini. Le fasce sociali più deboli e i malati non autosufficienti sono angosciati dalla paura di non poter permettersi le cure e l’assistenza. La sanità italiana è,negli ultimi tempi ,guidata dall’economia .E’ ora di decidere sullo Stato Sociale : è una risorsa o rappresenta un grande peso ?Si dovrebbe richiamare l’attenzione sull’importanza della protezione sociale di base per tutti i cittadini e sull’organizzazione ed efficienza dei servizi. In Italia ,si è forse perso quel senso di solidarietà a favore di interessi individuali. Bisogna trovare risposte politiche per fa ripartire lo spirito sociale. La sostenibilità dell’attuale Sistema sanitario può essere salvaguardata dalla solidarietà nazionale ; tuttavia,nell’immediato futuro, riducendosi le risorse a disposizione per l’aumento della domanda di assistenza sanitaria, potrà essere necessaria una integrazione ( ma non sostituzione ) del Sistema pubblico. Certo non è questa la Sede per potersi dilungare ed approfondire. Giovanni Savignano , medico e saggista

InviatoSpeciale è un quotidiano on line di Informazione, Politica e Cultura, pubblicato dall'Associazione Onlus The GlobalvillageVoice,
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