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Pannella e gli applausi di chi se ne frega

Autore: . Data: mercoledì, 19 dicembre 2012Commenti (0)

A 82 anni il leader radicale è in sciopero della fame e della sete. La sua battaglia per gli ultimi, i carcerati, dovrebbe essere la prima per tutti.

Ieri anche il presidente del Consiglio, Mario Monti, si è recato nella clinica dove è ricoverato Marco Pannella. Nel comunicato diffuso dopo la visita la demagogia impera. La presidenza del Consiglio informa che il premier è pronto ad approfondire le questioni legate all’emergenza carceraria in Italia e invita Marco Pannella a sospendere lo sciopero della fame e della sete.

Sono anni che non solo i radicali, ma numerose organizzazioni per la difesa dei diritti civili combattono per una riforma del sistema carcerario che renda finalmente civile la detenzione in Italia.

Andrea Riccardi, ministro per l’Integrazione e molto attivo sul fronte del suo personale ‘dopo Monti’, si è detto “profondamente vicino a Marco Pannella, che sta conducendo una battaglia doverosa contro le disumane condizioni in cui si trovano a vivere i detenuti nelle carceri italiane” ed ha rivolto al vecchio leader radicale un appello: “Interrompa lo sciopero della sete e della fame, affinché possa così vivere e proseguire le sue battaglie”.

Poi, l’esponente del governo ha ricordato che “la vita umana resta comunque il bene più prezioso e va sempre difesa e salvaguardata”, preoccupato per i rischi sempre più seri prodotti dalla protesta di Pannella.

Parlamentari, ministri e premier fanno finta di non sapere che negli ultimi dieci anni il numero dei detenuti nelle carceri italiane è aumentato del 25,8 per cento.

Oggi dietro le sbarre ci sono 66.200 cittadini. Il compito dello Stato non è quello di chiuderli tra quattro mura scalcinate e buttar via la chiave, ma garantire nel miglior modo possibile il loro reinserimento ed il loro recupero.

Eppure ben il 20,5 per cento di chi è nelle patrie galere è in attesa di giudizio, l’11,1 è condannato in attesa di appello, il 6,9 aspetta il giudizio sul ricorso in Cassazione e il 2,3 è in situazioni giuridicamente complicate e comunque non è condannato in via definitiva.

Insomma, il 43,2 per cento di quei cittadini aspetta giustizia. La media europea del del 27,1 per cento, anche grazie all’applicazione di misure alternative.

Di quelle 66.200 persone che sono in carcere gli istituti di pena italiani ne possono recludere solo 47mila. Così si sopravvive in condizioni disumane, in stanze sovraffollate e malandate, in situazioni igieniche più che precarie.

Inoltre un numero enorme di carcerati, 27.459 sono reclusi per reati di droga, per crimini insomma che in larghissima misura hanno una origine ‘morale’.

Il presidente del Dipartimento per l’amministrazione penitenziaria, Giovanni Tamburino, ha detto: “Il carcere gravita per il 50 per cento intorno ai reati connessi agli stupefacenti, diventando così uno strumento di cura, che cura non è, per problemi sociali che meriterebbero altre soluzioni”.

Tamburino ha aggiunto che a suo parere il sistema penale italiano è “troppo strutturato sulla detenzione. Non basta intercettare i crimini, bisogna anche analizzare i contesti in cui vengono commessi. Il carcere deve essere quindi un luogo non solo di reclusione, ma anche e soprattutto di rieducazione, come prescrive la nostra Costituzione”.

E se milioni di italiani hanno ‘premiato’ Roberto Benigni che ‘spiegava’ la Carta in televisione (ricevendone un lauto cachet) risulta singolare che l’attore si sia dimenticato dei diritti dei detenuti e non abbia detto una parola su questo, proprio mentre Pannella rischia la vita.

Anche perché non è solo il leader radicale ad essere in pericolo. La situazione di disperazione nelle galere italiche, infatti, ha contribuito ad indurre 63 persone al suicidio nel 2011 e 1.003 a tentare di uccidesi. Mentre gli atti di autolesionismo sono stati addirittura 5.639.

Nel manicheismo imperante le parole di un giornalista di solito molto contestato dai ‘democratici’ sono state le più belle. Ha scritto Vittorio Feltri: “Quella del Grande Radicale è una mossa disperata per farsi udire dai sordi del Palazzo. Non sappiamo come andrà a finire: gli indifferenti dei partiti sono troppo impegnati nei traffici di bottega e non hanno alcuna voglia di occuparsi delle carceri (fuori legge) e dei carcerati, cui manca solo di essere torturati per accontentare quelli, tanti, che dicono: “Uno in galera? Qualcosa avrà fatto; chiudetelo in cella e gettate via la chiave”. L’unico che si fa in quattro per ripristinare la legalità calpestata da questo Stato criminale è lui, Pannella, e passa pure per fesso”.

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