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Crac sanità, a Roma continua la protesta. Ieri al San Raffaele

Autore: . Data: martedì, 11 dicembre 2012Commenti (0)

Il gruppo vanta crediti pubblici per 260 milioni di euro. Tre cliniche del gruppo, da Viterbo al frusinate, prossime alla chiusura. Oggi manifestazione davanti alla Regione Lazio: attesi centinaia e centinaia di lavoratori e pazienti: quelli che hanno a che fare con i sei ospedali romani a rischio.

Il dramma-sanità che ha investito il Paese conosce la sua declinazione più grave nel Lazio. Sei ospedali romani sono a rischio-chiusura e la protesta sta accomunando medici, infermieri e cittadini ormai esasperati dalla pesantissima messa in discussione del diritto alla salute.

La buona notizia di ieri (in mezzo a presidi, proteste eclatanti e in vista della manifestazione di oggi davanti alla sede della Regione) riguarda i dipendenti dell’Idi, l’Istituto Dermopatico dell’Immacolata (tra i centri di eccellenza dermatologici romani), senza stipendio da mesi: il commissario straordinario della sanità nel Lazio, Enrico Bondi, ha disposto la procedura di liquidazione a favore dei 1.800 lavoratori, i quali dovrebbero finalmente percepire le spettanze arretrate la settimana prossima.

Per il resto, la polveriera-sanità è sempre più vicina all’esplosione. Come accennato, ieri è stata la volta dei lavoratori del San Raffaele, gruppo specializzato soprattutto in riabilitazione già decimato dallo smantellamento di alcuni presidi del gruppo negli scorsi mesi.

La denuncia riguarda l’annunciata chiusura di tre case di cura a Cassino (Fr), Viterbo e Montecompatri (Roma), per effetto dello ‘strangolamento’ dovuto alla mancata riscossione dei 260 milioni di crediti vantati con la Regione. La protesta proseguirà ad oltranza, hanno spiegato i dipendenti, per difendere i posti di lavoro e denunciare gli effetti socio-sanitari dei tagli e delle chiusure. Basti pensare, hanno argomentato medici e infermieri, che il solo centro di pediatria del San Raffaele assiste circa 2.500 bambini con disabilità, provenienti da tutta Italia.

Con la chiusura delle tre cliniche saranno mille tra medici, infermieri e ausiliari a rimanere senza lavoro. Ma non andrà meglio alle centinaia di malati con gravi problemi psichiatrici, o che hanno bisogno di riabilitazione cardiologica, neuromotoria e respiratoria, e agli anziani non autosufficienti. Per non dire delle cure per i pazienti terminali che nei prossimi giorni verranno cancellate nelle tre strutture.

Dunque i dipendenti hanno deciso di bloccare il traffico in via della Pisana. Da notare che negli ultimi quindici giorni la protesta si è fatta estrema: alcuni lavoratori erano già saliti sul tetto per cercare di spostare i riflettori sul loro dramma, mentre la settimana scorsa è stato occupato dal personale lo stesso reparto di pediatria della sede della Pisana.

Della vicenda si è interessato anche il sindaco della Capitale, Gianni Alemanno, dopo essere giunto alla Pisana nel pomeriggio di ieri. “Io non posso rimanere inerte – ha dichiarato – e, qualora non ci siano risposte, sarò alla testa della protesta dei lavoratori, perché la città di Roma e il suo sindaco sono impegnati a difendere le strutture sanitarie che se lo meritano, come questa”. Alemanno ha incontrato la proprietà, gli operatori e i pazienti. “I vostri guai – ha aggiunto – cominciano molto prima dell’arrivo del commissario Bondi, per un atteggiamento che non tende a valutare e distinguere la qualità delle prestazioni di molte strutture d’eccellenza”.

Da qui l’allarme lanciato da Alemanno: il rischio che strutture come il San Raffaele alla Pisana vengano colpite dai tagli lineari al punto da collassare definitivamente. “Il rischio chiusura è molto forte – ha concluso il primo cittadino – e bisogna ringraziare gli operatori e la proprietà che sono andati avanti finora”.

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