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Scuole insicure e inagibili: la fotografia di Legambiente

Autore: . Data: lunedì, 12 novembre 2012Commenti (0)

Giunto alla XIII edizione, ‘Ecosistema Scuola’ è il rapporto elaborato dall’associazione ambientalista sulla qualità delle strutture e dei servizi della scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di primo grado di 96 capoluoghi di provincia. Secondo lo studio, diffuso l’altro ieri e presentato a Torino, il 50% degli edifici scolastici in Italia non possiede la certificazione di agibilità e di prevenzione incendi.

L’edilizia scolastica italiana è vecchia, nonché ancorata agli storici problemi legati alla sicurezza: facendosi largo tra mille emergenze rimaste tali, si segnalano ben poche eccellenze. Questo il succo amaro del rapporto firmato dalla storica associazione ambientalista: la messa a norma delle scuole resta il tallone d’Achille numero uno, visto che quasi la metà degli edifici scolastici non possiede le certificazioni di agibilità, più del 65% non ha il certificato di prevenzione incendi e il 36% degli edifici ha bisogno d’interventi di manutenzione urgenti. Senza contare che il 32,42% delle strutture si trova in aree a rischio sismico e un 10,67% in aree ad alto rischio idrogeologico.

I dati confermano lo stallo in cui si trova la qualità del patrimonio dell’edilizia scolastica italiana – eccezion fatta per gli interventi di bonifica dall’amianto, che in qualche modo stanno procedendo – che fatica a migliorare anche a causa del freno agli investimenti generato dal ‘patto di stabilità’ sottoscritto dal governo Monti.

Venendo al dettaglio, dall’indagine di Legambiente emerge che su 7.139 edifici scolastici di competenza dei comuni capoluogo di provincia presi in esame, circa il 60% è stato costruito prima del 1974, anno dell’entrata in vigore della normativa antisismica, mentre solo il 7% negli ultimi 20 anni. In particolare i nuovi edifici non sono costruiti secondo le tecniche sostenibili e innovative. Solo l’8,22% risulta costruito con criteri antisismici e lo 0,47% secondo criteri della bioedilizia. Sul fronte delle certificazioni, positivi i dati relativi alle porte antipanico (90,68%), alle prove di evacuazione (97,92%) e agli impianti elettrici a norma (82,38%).

Per quanto riguarda invece la differenza qualitativa del patrimonio edilizio delle diverse aree del Paese, emerge che il 42,93% delle scuole del Sud e il 47,61% nelle Isole necessitano di interventi di manutenzione urgenti, maggiori di 10 punti percentuali della media nazionale; mentre le regioni del Nord e del Centro, rispettivamente con il 28,97% e il 24,79%, sono sotto la media nazionale. “Una differenza – spiega Legambiente – che va letta anche alla luce degli investimenti medi per la manutenzione straordinaria (per singolo edificio): si passa dai 40.958,35 euro al nord ai 29.065,89 euro al sud. Invece per la manutenzione ordinaria nel settentrione si registra una media di investimento di 9.872,15 euro per singolo edificio contro i 4.501,12 euro del sud”.

Il dossier sottolinea inoltre come negli ultimi due anni ci sia stato un calo totale degli investimenti in tutta Italia, con una contrazione in media di 40 milioni di euro per la manutenzione straordinaria per edificio scolastico. Regioni come Toscana, Piemonte ed Emilia Romagna, da sempre fiori all’occhiello del settentrione nella gestione virtuosa dell’edilizia scolastica, dal 2008 ad oggi hanno registrato una diminuzione del 50% degli investimenti in manutenzione straordinaria e ordinaria (meno 55%), rivelando delle difficoltà nel mantenere la qualità degli standard di cura degli edifici.

Una situazione che peggiora al Sud, dove la media degli investimenti è inferiore a quella nazionale, nonostante vi sia una maggiore necessità d’interventi di manutenzione straordinaria. Senza contare la fragilità del territorio meridionale con il 14,25% delle scuole situate in aree a elevato rischio idrogeologico, il 63,06% in aree a rischio sismico e il 12,36% in aree a rischio vulcanico.

Qualche segnale positivo arriva, si accennava prima, dal monitoraggio sull’amianto negli edifici scolastici: nel 2011 sono stati, infatti, 92,31% i comuni che hanno effettuato i controlli in questione e sono in crescita le azioni di bonifica al 3,10% contro il 2,58% del 2010.

Resta, invece, bassa l’attenzione per il radon, che viene monitorato solo dal 32,5% delle amministrazioni. Stesso discorso per le fonti d’inquinamento ambientale esterne come elettrodotti, emittenti radio televisive, antenne dei cellulari. Sono solo 5,19% i comuni che monitorano le scuole vicino ad elettrodotti (12%) e le amministrazioni (14,29%) che controllano gli istituti in prossimità di antenne cellulari(16,36%). L’11,36% degli edifici si trova, invece, a meno di un km da fonti di inquinamento acustico, mentre sono solo il 2,32% quelli che si trovano vicino a emittenti radio televisive.

“In questi tredici anni di indagine di Ecosistema Scuola – spiega Vanessa Pallucchi di Legambiente – abbiamo visto crescere la consapevolezza dell’importanza dell’edilizia scolastica come infrastruttura strategica del nostro Paese. Occorre andare oltre l’emergenza per parlare di come devono essere le nostre scuole del futuro: sicure, in classe energetica A, belle, educative e aperte al territorio. Per questo proponiamo che sia attivato un tavolo nazionale, che veda Ministero, Enti locali e soggetti della società civile mettere insieme le loro esperienze e la loro sensibilità per definire delle linee guida comuni verso le quali indirizzare la programmazione degli interventi e le risorse destinate ai nostri edifici scolastici. Per superare le attuali situazioni di emergenza, soprattutto presenti nel meridione d’Italia, riteniamo inoltre prioritario svincolare dal patto di stabilità gli interventi destinati alla messa in sicurezza delle scuole”.

In generale dalla fotografia di Ecosistema Scuola 2012 anche quest’anno si riconfermano in testa alla graduatoria nazionale le città capoluogo del centro nord: al primo posto in classifica Trento, seguito da Piacenza (2°), con una risalita di ben sette posizioni rispetto allo scorso anno, Verbania (3°), Prato (4°), Parma (5°), Reggio Emilia (6°), Pordenone (7°), Asti (8°), Terni (10°) che si confermano anche quest’anno nella top ten della graduatoria, quindi la nuova entrata Forlì (9°). Sul fronte delle regioni a guidare la classifica sono l’Emilia Romagna e il Piemonte, rispettivamente con 4 e 2 città tra le prime dieci, che con il Trentino Alto Adige e la Toscana si distinguono sulla qualità dei servizi e dell’edilizia scolastica. Apre invece la graduatoria delle grandi città Torino (11º) seguita da Firenze (17º). Anche quest’anno Napoli (29º) risulta prima tra le grandi città del sud. Invece Lecce (23º) e Benevento (26º) sono le prime città del sud in graduatoria, mentre Cagliari (47º) è la prima tra quelle delle isole.

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