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Renzi sulle orme di Veltroni: il Pd da solo alle elezioni

Autore: . Data: venerdì, 9 novembre 2012Commenti (0)

Il sindaco di Firenze sceglie di scommettere sull’antico detto ‘errare è umano, perseverare è diabolico’ e continua nella sua opera di rottamazione. Del partito.

Secondo il candidato alle primarie che dovranno scegliere il premier del centro sinistra, “il Pd di Renzi può correre e vincere da solo. Senza i partiti, con gli italiani. Io mi presento con le mie idee, con i miei progetti”.

Facendo finta di non sapere che saranno gli organismi dirigenti del partito a decidere la linea e non lui, Renzi ha scelto la stessa posizione che fu di Veltroni. L’ex segretario negando qualsiasi accordo elettorale non solo consegnò il governo a Berlusconi, ma contribuì alla scomparsa di Rifondazione e Pdci dal Parlamento, indebolendo ulteriormente l’opposizione al centro destra.

Come ai tempi della tragica campagna ‘Se po’ fà’, la traduzione italiota dello ‘Yes We Can’ del presidente Obama, le giustificazioni politiche sono bislacche e populiste: “Questa volta è concreta la possibilità di farcela, il cambiamento non è mai stato così vicino. Lo vogliamo noi, ma soprattutto lo vogliono gli italiani”, ha detto il sindaco fiorentino con toni di non vago sapore berlusconiano.

Quindi, con accenti da moralizzatore Renzi ha aggiunto: “La nuova stagione non passa dagli accordi di potere, non prende forma dietro un’estenuante ricerca di equilibri e dietro infinite trattative”. E’ chiaro a tutti, però, che l’unica possibilità per vincere le elezioni risiede sempre nell’allargamento dell’area delle alleanze. Restringere vuol dire perdere e così la linea del candidato appare rischiosa. A meno che l’obiettivo non sia essere sconfitto.

Renzi appare determinato: “Non mi interessano né Vendola, né Casini. Mi sta a cuore solo la nostra capacità di raccontare un progetto credibile per l’Italia”. Sempre sulle orme di Veltroni, il rottamatore pensa che “la sola stella cometa è la governabilità”.

Neppure in questa ennesima raffica di annunci poteva mancare il tradizionale attacco a D’Alema, ormai vero chiodo fisso per Renzi. “Il centrosinistra non è mai stato credibile perché negli ultimi anni due volte ha vinto e due volte ha litigato. E se esiste una atroce responsabilità storica della sinistra radicale è quella di aver fatto cadere il primo Prodi aprendo la strada a un inciucio Cossiga-Mastella-D’Alema”, ha tuonato con una personalissima ricostruzione degli eventi che portarono alla caduta del governo del professore bolognese. Poi la bastonata a sinistra: “Una pagina triste e in Parlamento con quella sinistra radicale c’era Nichi Vendola”.

Rottamato senza appello anche il leader dell’Udc: “Casini ha spiegato in tutte le lingue che preferisce Bersani. Beh lo accontento. Possano stare tranquillamente insieme, io preferisco stare con i cittadini”.

Poteva mancare all’appello degli ‘scomunicati’ il segretario del Pd e suo competitore? ”Qui in Italia c’è un Parlamento talmente debole da essere quasi delegittimato. E che prova a fare una legge elettorale non in nome della chiarezza, ma dell’oscurità”, ha argomentato Renzi. ”Capirei la sua rabbia se in questi mesi si fosse comportato in maniera trasparente. Ma troppe tattiche, troppi tavoli. Bersani avrebbe diritto di alzare la voce se il suo comportamento fosse stato cristallino. E invece il gruppo dirigente del Pd non ha ascoltato il dolore della base, degli iscritti, delle associazioni. Chiedevano una legge elettorale chiara e invece i vertici del partito hanno fatto capire di essere più volte pronti a chiudere un accordo su un sistema di voto che non se non era il ”porcellum”, era qualcosa che gli assomigliava molto”.

I fatti stanno diversamente, ma al sindaco di Firenze non interessa. E’ noto a tutti che l’accordo minacciato è quello tra Udc, Pdl e Lega e che Bersani ed i suoi collaboratori hanno chiarito di essere non solo contrari, ma di ritenere i sottoscrittori della proposta responsabili di una rottura insanabile se dovessero perseverare nella decisione.

Infine, in sintonia con la linea propagandistica preferita da Berlusconi, il vittimismo. A costo di rasentare il ridicolo. Per il rottamatore esisterebbe un ‘patto’ Bersani-Diliberto: ”Vedo le mosse di Diliberto: voterà al primo turno Vendola e poi al secondo Bersani…”.

Peccato che del partito di Diliberto, il Pdci, nulla si sappia da anni ed appare poco probabile che la ‘manovra’ possa muovere un numero di votanti in grado di incidere sull’esito della consultazione.

La volontà di ‘correre da solo’, dirada sempre più la nebbia sulle reali intenzioni di Renzi. Perché se l’esperienza è il pane dei saggi, visti i risultati del passato una scelta di quel tipo porta con molte probabilità alla sconfitta. Missione compiuta?

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