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Renzi-Bersani: un chiacchierone contro il ragioniere

Autore: . Data: giovedì, 29 novembre 2012Commenti (2)

Il sindaco di Firenze ‘vestito da giovane’ e senza giacca ha attaccato il Pd ed ignorato i danni fatti dal centro destra. Il segretario, con un abito impresentabile, è apparso sbiadito.

Alla prima domanda della conduttrice, Monica Maggioni, sul che fare nei primi cento giorni per rilanciare l’economia, il rottamatore ha promesso “da subito cento euro al mese di stipendio in più a chiunque prenda meno di 2000 euro al mese”.

Subito, improvvisamente, come per incanto, si è materializzato sugli schermi un Berlusconino e nelle case degli italiani sono ritornate le amatissime promesse improbabili del Cavaliere.

Sulla politica internazionale l’incapacità analitica di Renzi è stata spaventosa. Il sindaco di Firenze ha negato, cosa affermata per fortuna da Bersani, che in Medio Oriente il nodo sia la questione israelo-palestinese. Assumendo contorni molto ‘filo israeliani’, il rottamatore ha sostenuto che è l’Iran il responsabile dei disequilibri nell’area. Senza spiegare come risolvere il problema, poi, non ha ritenuto di condividere l’auspicio del segretario, ovvero che l’Onu ammetta col voto di oggi l’Autorità nazionale palestinese come Stato osservatore, e neppure si è detto preoccupato per la latitanza del governo italiano ancora indeciso sul da farsi, ma anzi ha affermato di ritenere auspicabile un ‘no’ del nostro Paese.

Terribile la parte di discussione sul Sud. Renzi: “Non c’è un problema Sud c’è un problema Italia. Via alla deburocratizzazione, basta col lavoro per raccomandazione e la mancanza di investimento su chi fa ricerca. Il Sud è il luogo dove si gioca la nostra sfida. Bisogna spendere bene i fondi europei e non buttarli via. È da 150 anni che c’è contrapposizione Nord-Sud. O il Sud cambia o non andiamo da nessuna parte”. In pieno clima di riformismo bossiano il poco informato sindaco di Firenze ha seppellito in meno di due minuti decenni di dibattito sulla ‘Questione meridionale’.

Bersani ha tentato di ricordare i “disastri fatti dal centro destra in questi anni nel Mezzogiorno”, ma la regola idiota delle risposte in pochi secondi ha di fatto impedito qualunque approfondimento, come era accaduto anche nel dibattito organizzato da Sky. In una domanda successiva Renzi ha continuato a confondere i temi dello sviluppo e dell’industializzazione inserendo chiacchiere e demagogia su piani multipli di discussione, facendo molto fumo e comunque attaccando frontalmente la politica del centro sinistra per dimostrare di essere lui l’alternativa del ‘vero cambiamento’.

Difficile sinterizzare il dibattito. Perchè il rottamatore, con perfetto stile berlusconiano, ha proclamato ed annunciato per slogan, saltando da un argomento all’altro. Bersani da parte sua non ha capito che inseguire l’interlocutore sul terreno della demagogia era improduttivo e cercando di rispondere punto per punto alle tante battute dette dal sindaco di Firenze è risultato indeciso.

Sul finanziamento dei partiti, mostrando di non avere alcuna idea di chi sia il popolo della sinistra, Renzi ha chiesto l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti. Pur di inseguire il populismo seminato da Grillo e così di moda, il rottamatore non comprende che per garantire l’agibilità politica ai deboli lo Stato ha il dovere di sostenerne le aspirazioni politiche. La vicenda del miliardario Berlusconi dovrebbe essere un esempio chiaro ed inequivocabile, ma non per l’egualmente ‘ricco di famiglia’ Renzi.

Ma quali erano le strategie dei due concorrenti? Il sindaco di Firenze parlava ‘al ceto medio’ e cercava il consenso di quell’area sociale non di sinistra che dall’inizio della sua campagna è il fulcro della sua azione politica.

Bersani non ha ancora capito di essere alle primarie e non di fare una campagna per le elezioni generali. E’ risultato così troppo rassicurante, quasi senza passione, preoccupato di sembrare ‘cattolico’ a tutti i costi, moderato e compassionevole. I comunicatori dell’equipe che lo consigliano, come avviene da anni a sinistra, sono dilettanti chiusi in un microcosmo autoreferenziale e sedicente innovativo e così non hanno individuato il target principale sul quale lavorare, cioè i milioni di elettori progressisti delusi e astensionisti. Perseguendo la strategia suicida dell’inseguimento al centro (che fino ad oggi ha fatto perdere al centro sinistra milioni di voti e soprattutto identità) hanno ancora una volta perso l’occasione per dire ‘qualcosa di sinistra’ a chi da anni aspetta inutilmente di poterla ascoltare.

In conclusione (si vedranno i sondaggi) il dibattito è apparso del tutto inutile. Chi voleva votare Renzi è rimasto sulle sue posizioni e così chi vuole premier Bersani.

Il professor Nicola Piepoli, il primo ‘esperto’ ad esternare il proprio pensiero, ha detto: “Un botta e risposta dove entrambi hanno accentuato ciascuno il proprio lato. Il primo presentandosi come ‘forza tranquilla’ (Bersani, ndr), il secondo come la ‘gioventù e il cambiamento’ (Renzi, ndr)”.

Nel corso del confronto tv – secondo Piepoli – “Si è parlato di tutto tranne che di una cosa: i problemi del futuro”. Il sondaggista ha criticato anche il programma: “Va svecchiato, la trasmissione è parsa per certi versi ’antica’ anche se il salto di qualità rispetto a dibattiti precedenti si è visto, tant’è che in quest’ultimo confronto sono stati fatti passi avanti rispetto a quello proposto su Sky però con 5 candidati”.

La non politica, comunque, ha vinto ancora. Forse ai punti potrebbe il match potrebbe essere andato al rottamatore: ha saputo dimostrare di essere il più giovane e promettente allievo della vecchia trombonistica. Insomma un vero protagonista di quella politica che annuncia, proclama e che tutto dice di cambiare per non poi effettivamente nulla. Il Berlusconismo, insomma. I tanti commentatori nuovisti che animano la scena giornalistica nazionale hanno un nuovo beniamino da promuovere.

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Commenti (2) »

  • Giovanni ha detto:

    Il confronto ieri in tv tra Bersani e Renzi ha fatto bene al Paese, più che mai in questo momento, con un centrodestra che offre alla nazione lo squallido spettacolo di un gruppo di politicanti incapaci di andare avanti senza il leader – padrone Berlusconi e di un centro con Fini e Casini che si nascondono dietro Monti non avendo la capacità e neanche il coraggio di presentare una propria proposta politica e un candidato. Giustamente ieri la Maggioni ha ringraziato i due contendenti dicendo di avere avuto finalmente la sensazione di essere in un Paese normale.
    La questione è che ormai solo dal Pd può venire una proposta praticabile, se si vuole evitare di cadere nel qualunquismo di Grillo. Ma a scegliere non potranno essere tutti i cittadini perchè il Partito Democratico ha stretto di molto la partecipazione a queste primarie. La storiella per cui non si può votare se non si è andati al primo turno è allucinante! Non esiste in nessun posto del mondo, non ha nessuna base logica. Se c’erano dei requisiti per votare il 25 novembre (tessera dell’elettore, firma di almeno 3 dichiarazioni di fedeltà, versamento dei 2 euro, eccetera) non si vede perchè non debbano valere anche il 2 dicembre! Addirittura il partito sta chiedendo agli elettori che si sono presentati stamattina negli uffici elettorali provinciali una giustificazione valida dal 4 al 25 novembre!
    Questo è il grande limite delle Primarie. Bersani e Renzi sono entrambi validi (il primo più conservatore il secondo di meno) e gli italiani dovrebbero poter votare liberamente. Ma la paura degli apparati e delle burocrazie del vecchio Pci e della vecchia Dc confluiti nell’attuale Pd è terribile, hanno timore di Renzi che potrebbe smantellare il sistema e soprattutto mandare a casa chi sta in Parlamento da più di 20 anni, La riprova è che i militanti di partito hanno accettato di più un Tabacci di vecchia scuola democristiana che non un ragazzetto che non ha peli sulla lingua.
    Ieri sono emersi alcuni dati importanti. E sul sito della Stampa c’era, in contemporanea con il confronto, una specie di controllo di alcuni esperti sulla veridicità dei dati forniti dai due. Quando Renzi ha detto che le tasse sul gioco d’azzardo sono state ridotte sembrava una boutade, così come le cifre che potremmo incassare da un accordo con la Svizzera per far pagare a chi ha esportato capitali o quanto è costato all’Italia revocare lo scalone Maroni. Dopo una ventina di minuti dal sito hanno confermato che i dati di Renzi erano tutti veri!
    E così abbiamo scoperto che mentre si taglia sulla sanità e sulla scuola si regalano soldi ai gestori delle slot machine. Allucinante!
    I dati su tutti i siti dicono che il media il 65 per cento degli italiani ha apprezzato Renzi contro il 35 di Bersani, Ma non si tratta della stessa gente che è andata alle Primarie. Lì i dati si sono spostati di poco, perché a votare vanno coloro che sono vicini al partito. Ci sono migliaia di persone che vivono grazie ai soldi del partito e del finanziamento pubblico. E anche dalle raccomandazioni che ricevono dai politici di turno, E difficile che questi cambino idea solo per qualche decina di miliardi regalati agli speculatori del gioco d’azzardo. Per questo Bersani resta ancora favorito (almeno sino a questo momento) per il ballottaggio finale.
    Da sottolineare che per le Primarie in Lombardia si è tornati alle vecchie regole di grande apertura. Lì il centrosinistra punta su Ambrosoli e sa che per vincere c’è bisogno del voto della gente comune, della cosiddetta società civile. Lì il Pd vuole che vadano in tanti a votare. Per le Primarie nazionali che candidano il segretario del partito invece no. Chissà perché a Milano non hanno paura di elettori infiltrati di destra, a livello nazionale sì.
    Credo che la vera paura sia quella di una vittoria di Renzi!
    Ma che avrà mai di tanto speciale ‘sto ragazzetto?

  • Pietro Clementi ha detto:

    appena salito sullo scranno del pretendente ha fatto ciò che non doveva fare, mi sono ricreduto,voterò Bersani.

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