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Proteste degli insegnanti a Cagliari

Autore: . Data: lunedì, 26 novembre 2012Commenti (0)

Ieri un centinaio di insegnanti si sono messi a correggere i compiti sulle scalinate della Basilica. Rifiutano l’aumento delle ore di aula.

Chi con la tradizionale matita rossa e blu, chi col computer, ma alle 10 di ieri mattina si sono accomodati sulle scalinate della Basilica di Bonaria per correggere i compiti dei loro alunni.

Erano maestri e professori, dalle elementari alle superiori, e volevano dimostrare che oltre alle 18 ore di lavoro in classe (che il Governo propone di portare a 24) per un insegnante c’è anche altro da fare.

I manifestanti hanno sostenuto che ogni giorni i loro ‘compiti’ non finiscono a scuola, ma che anche per chi sta dietro la cattedra ci sono le ore di studio a casa.

Durante la manifestazione organizzata dal Coordinamento insegnanti i cagliaritani che si recavano a messa erano accolti con volantini nei quali si spiegava loro come è organizzato l’orario di un docente.

Nel documento si poteva leggere che un professore “impiega circa 50 ore alla settimana per svolgere con serietà la propria professione”.

Ma non solo: tra attività collegiali, esami, scrutini, informazione alle famiglie ai tempi calcolati, dicono i prof, vanno aggiunte altre dieci ore al mese. Per non parlare poi delle gite di istruzione.

Elisabetta Tatti, insegnante al tecnico Meucci, ha detto: “Non dimentichiamoci che facciamo un lavoro mirato sui singoli. Con prove individualizzate, elaborate da noi, per cercare di far emergere quello che ciascun ragazzo può dare”.

Per ora il passaggio dalle 18 alle 24 ore settimanali per ora sembra scongiurato, “ma temiamo un altro blitz” ha aggiunto Franco de Fabiis, docente dell’istituto Levi di Quartu.

Il paradosso della proposta dell’aumento delle ore di aula e del conseguente aumento del lavoro a casa lo ha svelato Michela Stefano, del Giua di Assemini: “Con la riforma Gelmini ci hanno diminuito le ore di insegnamento. E per rimanere nei tempi siamo stati costretti ad aumentare il numero di verifiche scritte”. Che si correggono a casa.

I docenti, anche per esperienza, ormai temono anche un assalto, questa volta definitivo, alla scuola pubblica. “Ormai è nell’aria – ha confessato sconsolata Daniela Pia, insegnante di lettere all’Alberghiero di Monserrato – abbiamo paura che l’istruzione professionale arrivi a quattro anni’.

E il rapporto con i ragazzi? “Alcuni insegnanti – ha spiegato uno dei manifestanti – vedono e si rapportano ogni settimana con duecento-duecentocinquanta ragazzi. Per imparare a riconoscerli più in fretta e a individualizzare meglio il mio lavoro ho realizzato un registro elettronico. Fotografo i ragazzi per abbinare il volto al nome: così cerco di non farli diventare dei numeri”.

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