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Produttività, la Cgil non firma l’accordo. E accusa

Autore: . Data: venerdì, 23 novembre 2012Commenti (0)

“Si tratta di un’intesa in linea con il declino degli ultimi 20 anni, oltretutto pagata dalla fiscalità generale”: intervento del segretario nazionale Nicola Nicolosi, secondo cui “il governo metterebbe in competizione tra loro lavoratori e pensionati”.

Il colmo dell’ipocrisia del governo sta nell’aver definito l’accordo sulla produttività come figlio della concertazione: in realtà ci troviamo di fronte ad un patto neocorporativo con le imprese e con l’avallo di Cisl e Uil, per applicare in materia di produttività l’articolo 8 della manovra di agosto 2011 targata Berlusconi – articolo contro cui si stanno raccogliendo le firme per arrivare al referendum.

L’accordo mina il contratto nazionale nel solco della piena concezione liberista sancita dal patto Europlus approvato nel marzo 2011 dal Consiglio Europeo e dispone siano dirottate verso la contrattazione aziendale – che riguarda non più di due milioni di lavoratori dipendenti su un totale di sedici – risorse che servirebbero ad aumentare i minimi contrattuali nazionali.

Aver siglato una simile intesa senza il consenso del più grande sindacato italiano darà il via ad inevitabili conflitti sindacali a partire dai luoghi di lavoro, tenendo conto che la Cgil difenderà il contratto nazionale posto di lavoro per posto di lavoro.

Consideriamo scellerata e ipocrita la scelta del governo, in linea con le politiche economiche degli ultimi vent’anni incarnate da Berlusconi; una scelta infarcita di ‘cattiveria di governo’, il quale per poter dividere il sindacato ha messo in campo risorse pagate dalla fiscalità generale, che è costituita per l’80% da lavoratori e pensionati.

Sono stati creati i presupposti per mettere i lavoratori l’uno contro l’altro determinando logiche di comando attraverso la distribuzione di risorse economiche che non vengono nemmeno pagate dalle imprese. Tenendo conto che il processo che regola il premio di produttività è storicamente a favore di chi è più vicino al luogo di comando dell’impresa e questo dato è ormai accertato.

Il governo e le imprese, con l’avallo di Cisl e Uil, si sono concentrati ancora una volta sulla produttività del lavoro e non sulla produttività dei fattori: una scelta fatta non soltanto per dividere il sindacato e i lavoratori, ma anche per determinare l’abbassamento delle retribuzioni di fatto.

A ciò si aggiungono altri elementi: il tema ‘dell’equivalenza delle mansioni e dell’integrazione delle competenze’ dimostra che l’accordo sancisce il demansionamento. E’ prevista inoltre la redistribuzione degli orari di lavoro anche utilizzando modelli flessibili: se mal articolati, possono portare ad una flessibilità che può costringere il lavoratore a dover concedere dodici ore di disponibilità per lavorarne sei, mettendo in discussione l’organizzazione su più turni.

Anche su rappresentanza e democrazia sindacale con l’accordo si introducono elementi gravi: viene forzata la seconda parte dell’articolo 39 della Costituzione, che definisce il ruolo dei sindacati proprio in materia di rappresentanza.

Infine, laddove si parla dell’impiego di nuove tecnologie per facilitare l’attivazione di strumenti informatici ordinari, si intende dare il via libera a controlli televisivi nei luoghi di lavoro; controlli vietati dallo Statuto dei lavoratori.

Decideremo dunque risposte sindacali specifiche con assemblee sui territori: informeremo i lavoratori sul contenuto dell’accordo, e la posizione assunta dal segretario generale della Cgil è la posizione che sosterremo durante tutte le fasi del confronto che si svilupperà nei luoghi di lavoro, da oggi in poi.

Invochiamo però anche una mobilitazione delle coscienze; le forze politiche, a partire da quelle che si candidano a dirigere il Paese, devono fornire risposte immediate rispetto ad un fatto così grave.

Nicola Nicolosi
Segretario nazionale Cgil

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