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La produttività che divide: verso l’accordo separato?

Autore: . Data: lunedì, 19 novembre 2012Commenti (0)

Dalla detassazione del salario alla riduzione del cuneo fiscale: imprese e sindacati avrebbero dovuto accordarsi su un’intesa da sottoporre poi al governo. Ma con Confindustria hanno firmato solo Cisl e Ugl, mentre la Uil decide oggi e la Cgil per ora dice ‘no’.

Il documento su cui hanno trovato la quadra l’associazione capeggiata da Squinzi e il sindacato guidato da Raffaele Bonanni è lungo dieci pagine e contiene sette punti, con alcune richieste al Governo. All’esecutivo e al Parlamento si chiede in premessa di “rendere stabile la detassazione del salario di produttività per i redditi fino a 40.000 euro lordi con l’imposta al 10% ma anche di applicare uno sgravio contributivo sulla contrattazione di secondo livello”.

Servirebbe poi una riforma strutturale del sistema fiscale che lo renda “più equo” e quindi in grado di “ridurre la quota del prelievo che oggi grava sul lavoro e sulle imprese in materia del tutto sproporzionata e tale da disincentivare investimenti e occupazione” (ovvero il famoso ‘cuneo fiscale’).

Nel merito della contrattazione, il contratto nazionale dovrebbe “garantire la certezza dei trattamenti economici e normativi comuni per tutti i lavoratori” mentre la contrattazione di secondo livello dovrebbe puntare ad aumentare la produttività “attraverso un migliore impiego dei fattori”. Il contratto nazionale dovrebbe dare una “chiara delega” al secondo livello sulle materie che possono incidere sulla crescita della produttività quali gli istituti che disciplinano la prestazione lavorativa, gli orari e l’organizzazione del lavoro.

L’obiettivo di tutelare il potere di acquisto dei salari andrebbe reso coerente con le tendenze dell’economia, del mercato del lavoro, del raffronto competitivo internazionale. Una quota degli aumenti economici derivanti dai rinnovi potrebbe poi essere collegata a “incrementi di produttività e redditività definiti dalla contrattazione di secondo livello” in modo da beneficiare delle misure di detassazione, tenendo conto che quell quota medesima resterebbe parte dei trattamenti comuni a tutti laddove non ci fosse la contrattazione di secondo livello.

In tema di rappresentanza, le parti chiedono che entro fine anno sia definito un accordo per consentire il rapido avvio della procedura per la misurazione della rappresentanza in attuazione a quanto previsto dall’accordo del 28 giugno 2011. Mentre per quanto riguarda il mercato del lavoro i firmatari chiedono un confronto al Governo sui temi del lavoro “con particolare riferimento alla verifica sugli effetti dell’applicazione della recente riforma”.

Inoltre, la contrattazione collettiva dovrebbe esercitarsi “con piena autonomia su materie oggi regolate in maniera prevalente o esclusiva dalla legge” che incidono sulla produttività. In particolare si vorrebbe affidare alla contrattazione il tema dell’equivalenza delle mansioni e l’integrazione delle competenze ma anche “la ridefinizione del sistema di orari e della loro distribuzione anche con modelli flessibili”.

Verrebbe inoltre affidata alla contrattazione anche le modalità con cui “rendere compatibile l’impiego di nuove tecnologie con la tutela dei diritti fondamentali dei lavoratori” invocando infine che siano assunti a livello legislativo “provvedimenti coerenti con le intese intercorse e con la presente intesa”.

Bonanni ha così rivendicato la sua firma, intervistato ieri dalla ‘Stampa’: “L’intesa sulla produttività è indispensabile per aumentare i salari e non capisco le ragioni del no. Per me questa è una trattativa che si poteva concludere in un giorno, il tempo di incontrarsi per ottenere uno strumento che taglia le tasse sul lavoro. Io non vedo fregature in agguato – ha aggiunto – il governo Monti è stato chiaro, è disposto a mettere un miliardo per finanziare lo sgravio fiscale dei contratti di produttività, andiamo a prenderlo”. Se la Cgil non dovesse firmare si andrà a un accordo separato e “a mio modo di vedere – ha concluso il leader Cisl – non è separata l’intesa, la maggioranza siamo noi che abbiamo firmato. Io penso che siano separati gli altri”.

Più cauto il vicepresidente di Confindustria Vincenzo Boccia, intervistato dal ‘Mattino’: “Noi vogliamo firmare con tutti i sindacati il Patto per la produttività, anche perche’ in Europa, in caso contrario, tornerebbero i dubbi sulla reale consapevolezza del Paese di vivere ancora in una situazione di emergenza”. Il picco della crisi economica “potrebbe arrivare nella prima metà del 2013 e bisogna remare tutti dalla stessa parte”.

Dal canto suo, la Cgil ha esplicitato il suo dissenso attraverso una lettera, recapitata a Confindustria e agli altri sindacati: la trattativa sulla produttività penalizzerebbe la contrattazione nazionale rispetto a quella aziendale: “Dopo il 2009, che introdusse una rottura nel momento in cui la crisi iniziava a dispiegare i suoi effetti – afferma la Cgil – ci parrebbe grave che una nuova rottura si producesse mentre ci apprestiamo ad affrontare un 2013 ancor più pesante nei suoi effetti sul lavoro e sulle imprese, di quanto già visto nei quattro anni di crisi alle nostre spalle”.

Il primo vulnus da risolvere, denuncia la Cgil, riguarda la riammissione al tavolo della Fiom, visto che è stata esclusa ripetutamente dai tavoli contrattuali di Federmeccanica, non essendo firmataria degli ultimi contratti.

Dopodiché, si legge, “la determinazione di una politica salariale più orientata alla produttività, tema da tempo presente nella contrattazione, deve trovare una sua composizione con la tutela del potere di acquisto, funzione essenziale del contratto nazionale di lavoro che trova espressione nei minimi contrattuali. Tema ancor più rilevante in presenza della crisi, della diminuzione dei consumi e di un’assenza di politica dei redditi.

Più volte – continua la lettera della Cgil – abbiamo affrontato il tema delle risorse, della loro strutturalità, delle quantità, senza per altro trovare riscontro nella discussione parlamentare in atto. Questo continua a rendere sconcertante, oltre che a nostro avviso sbagliato, che si propongano nel testo ulteriori forme di defiscalizzazione degli istituti quali quelli della bilateralità, senza neanche l’attenzione ad individuare l’unico istituto universale quale quello della previdenza complementare”.

Analogo ragionamento varrebbe “per la ‘partecipazione’ che vede le parti sociali escluse dal confronto sulla delega del Governo. In una stagione di ristrettezze di risorse, l’individuazione delle priorità dovrebbe essere attenzione di tutti. Infine, grande preoccupazione continuiamo ad esprimere – si conclude la lettera della Cgil – non sull’idea che la contrattazione si riappropri di materie oggi soggette alla legislazione, ma che si indirizzi tutto ciò a determinare condizioni differenti e a nostro avviso peggiorative, per ovviare a guasti legislativi (demansionamento) o a riduzione di diritti (controllo a distanza)”.

Oggi andrà in scena uno degli ultimi atti: la Uil scioglierà le riserve e si capiranno meglio gli orientamenti definitivi anche del sindacato guidato da Susanna Camusso.

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