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Israele continua ad uccidere a Gaza

Autore: . Data: martedì, 20 novembre 2012Commenti (0)

L’aggressione del governo Netanyahu ‘per far cessare il lancio dei razzi’ di Hamas continua a causare vittime, in gran numero civili.

Sarebbe stato fino alle 23 di ieri ora italiana di almeno 25 morti e 60 feriti il bilancio delle operazioni svolte durante il giorno da Israele contro la Striscia di Gaza. Dall’inizio dell’operazione ’Pilastro di Difesa’ si conterebbero in totale almeno 97 morti e 750 feriti palestinesi, dei quali la maggior parte sarebbero civili.

Khalil Abu Foul, responsabile per la gestione delle emergenze della Mezzaluna Rossa a Gaza ha detto ai giornalisti della Bbc: “In gran parte dei casi ci sono traumi multipli e ferite gravi, tra cui amputazioni, fratture, danni al petto e all’addome”. “In larga parte – ha proseguito – si tratta di civili, perchè almeno da domenica (Israele, ndr) prende di mira molte case nella Striscia di Gaza” con missili molto potenti sparati da terra o dagli F16. “Questo in genere provoca gravi danni collaterali agli edifici intorno agli obiettivi presi di mira. Così abbiamo al tempo stesso attacchi diretti molto aggressivi e un impatto indiretto sulla popolazione. E si sa che la Striscia di Gaza ha un territorio molto limitato ed è sovraffollata di civili”.

Save the Children, intanto, in un comunicato ha denunciato: “Alcuni bambini sono già morti e come sempre accade in queste situazioni, sono proprio i bambini a dover sopportare il fardello più pesante durante i conflitti armati”. A questo proposito Save the Children ha esortato “tutte le parti ad attuare senza indugio un accordo per l’ immediato cessate il fuoco e per la fine di ogni violenza”.

Il governo di Tel Aviv sostiene di aver lanciato l’aggressione a Gaza per difendersi dai razzi lanciati dalle organizzazioni palestinesi e questa tesi è supportata con una imponente operazione di propaganda.

Le Brigate al-Qassam, l’area militare di Hamas, hanno reso noto che dal momento dell’inizio di ’Pilastro di Difesa’ sono stati lanciati verso Israele 1100 ordigni, mentre le Brigate al-Quds, area militare della Jihad islamica, in suo comunicato ha rivendicato 400 lanci.

Se i numeri di questa ‘controffensiva’ potrebbero apparire importanti allo stato dei fatti si tratta di un sistema di armamento del tutto artigianale. I razzi palestinesi, chiamati Qassam, sono dei tubi di ferro di circa 70 centimetri che usano come propellente una miscela solida composta da semplice zucchero e da un fertilizzante, il nitrato di potassio, mentre la testata è piena di trinitrotoluene e nitrato di urea, altro fertilizzante.

Wikipedia informa che “il Qassam non è altro che un razzo, e quindi (a differenza del missile) non è guidato ed è a corto raggio”. Ha un basso potenziale esplosivo e un alto tasso di errore sul bersaglio che s’intende colpire. Per questi motivi i soldati israeliani lo definiscono ironicamente un “incrocio tra un proiettile di artiglieria e un fuoco artificiale”. Non è in grado di colpire con precisione un bersaglio, tanto che spesso termina la parabola contro abitazioni di palestinesi”.

Non esistono dati chiari sulle vittime provocate da questi razzi, ma secondo fonti israeliane dal 2001 al 2008 oltre 8mila Qassam avrebbero ucciso 22 persone.

E’ facile comprendere come la strategia di Netanyahu sia indirizzata non contro Hamas, ma piuttosto tenda a verificare le capacità di reazione del presidente Usa, Barak Obama.

La Casa Bianca è alle prese con la sostituzione del Segretario di Stato, Hillary Clinton, e il Capo della Casa Bianca in più occasioni ha mostrato una certa freddezza per il premier israeliano. Lo scenario in Medio Oriente è molto cambiato negli ultimi mesi ed al Cairo ed a Tunisi al posto di alleati più o meno affidabili di Washington sono arrivati i Fratelli Musulmani. E poi c’è la questione iraniana.

Insomma, Tel Aviv con l’avventurismo che contraddistingue la destra israeliana, sta giocando col fuoco e con la guerra, supponendo di poter disporre all’infinito del salvacondotto che gli ha consegnato la Shoah.

Ma non è escluso che il nuovo millennio possa indurre i governi più consapevoli a superare (non dimenticare) i tragici fatti del secolo scorso ed a far comprendere all’opinione pubblica mondiale che anche un governante di Israele può essere considerato un criminale di guerra. Solo così, fermando il primato dell’elemento militare, si potrà immaginare una soluzione politica per pacificare il Medio Oriente ed arrivare ai due stati indipendenti e sovrani auspicati da anni.

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