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Inarrivabili pensieri di Grillo filosofo

Autore: . Data: martedì, 13 novembre 2012Commenti (2)

Il comico-nuotatore sul suo blog si lancia in una avventurosa avventura filosofica. Ne è venuto fuori un pasticciato saggio da quarta ginnasio.

Il leader e proprietario dell’M5S in un post dal titolo oscuro “Il capitano Achab e il politically correct” ha deciso di affrontare un argomento. ‘Un argomento’ (non meglio specificato) perchè nonostante una attenta lettura il ‘pezzo’ non riesce a mostrare alcun capo e nessuna coda.

Ha cominciato Grillo: “La nostra lingua, la libertà di parola, è minacciata, castrata da un neo puritanesimo, da un “politically correct” asfissiante che annulla la verità e uccide qualunque confronto. Una “Lourdes linguistica” che edulcora e trasforma le parole, sostituisce la realtà, si pone come sudario sul corpo vivo della società. La verità, nella sua semplice e brutale esposizione è diventata un oltraggio al pudore, al bon ton, uno sfregio alla democrazia compiuta e alle Istituzioni (sempre siano lodate…). In questa calma di palude nulla deve portare turbamento”.

Forse l’autore voleva semplicemente dire che in Italia non sempre si distingue la realtà dalla propaganda, ma non è certo, anche a causa del supposto ‘neo puritanesimo’ che indurrebbe un ‘politically correct’ che per ignoti motivi ucciderebbe qualsiasi confronto.

Il comico-nuotatore ha insistito: “L’indignazione gridata è una minaccia, ogni giudizio è un’offesa al galateo, alla forma, a una categoria. Il Sistema, nelle sue varie e molteplici forme, diverse, ma protette dal medesimo scudo di perbenismo, da una vernice di merda decennale che non puzza, ma soltanto ‘odora’, usa il politically correct per mozzare le lingue, etichettare, isolare chiunque ritenga altro a sé”.

Qui forse (ma proprio forse) Grillo potrebbe aver voluto dire che le sue continue cadute di tono o la sua decisione di ‘storpiare’ i nomi degli avversari (ricordando vagamente gli exploit di Emilio Fede) sono in realtà forme di profonda indignazione e che quel sentimento, a suo parere, prevede l’uso di un linguaggio ‘forte’.

A questo punto della complessa narrazione arriva il baleniere: “Il male e la sventura svaniscono con un tuffo nelle acque dell’eufemismo. Chi è il capitano Achab? Un portatore di un atteggiamento scorretto verso le balene. Non facciamo fiasco, riusciamo meno bene del previsto. Non siamo drogati, eccediamo nell’uso di sostanze stupefacenti. Non siamo paralizzati, ma affetti da tetraplegia. Un cadavere va chiamato “persona non vivente” e di conseguenza, un cadavere grasso sarà una persona non vivente portatrice di adipe (*)”.

Davvero il periodo succitato è al limite del racconto demenziale. Ma forse la squadra Grillo-Casaleggio pensa che l’iperbole sia sinonimo di ‘profondità’ e che le citazioni, sebbene bislacche, mostrino acculturazione. Ed un leader, per essere tale, deve essere ‘profondo’ e ‘colto’.

Per Grillo, quindi, “la verità offende persino quando, per conclamarla, si usano metafore o perifrasi. Se la verità offende, la metafora offende sommamente se riferita alla sfera sessuale. Giordano Bruno oggi non sarebbe più bruciato a Campo dè Fiori con una mordacchia in bocca, ma analizzato nelle sue deviazioni intollerabili, nelle sue enunciazioni eretiche, durante infiniti talk show e con fuori onda di novizi inconsapevoli di essere ripresi”.

Difficile decodificare anche questo periodo, che risulta oscuro quanto il precedente. Ma non basta.

Dopo il “neo puritanesimo”, il “politically correct”, il “capitano Achab”, la “tetraplagia”, “Giordano Bruno” e la complicatissima analisi sul senso della “verità”, poteva mancare l’autore dell’ormai da tutti citato (anche dagli allenatori di curling) ’1984′?

Ed infatti il comico-nuotatore ha insistito: “Scrisse Orwell in “Politics and the English Language”: “Se semplifichi il tuo linguaggio, ti liberi dalle peggiori follie dell’ortodossia. Non potendo più parlare nessuno dei gerghi prescritti, se dici una stupidaggine la tua stupidità sarà evidente anche a te. Il linguaggio politico è inteso a far sembrare veritiere le menzogne e rispettabile ogni nefandezza, e a dare una parvenza di verità all’aria fritta.”

Non è certo, ma la frase citata è introvabile sul saggio di Orwell. C’è un passo che potrebbe essere assimilabile alla traduzione di Grillo: “Se rendete più semplice il vostro inglese, vi liberate dalle peggiori follie dell’ortodossia. Non potete parlare nessun gergo e quando farete un’osservazione stupida la sua stupidità sarà evidente persino a voi stessi. Il linguaggio politico – e questo è vero, con varianti, per ogni parte politica, dai conservatori agli anarchici – è elaborato per far sembrare vere le menzogne e rispettabile l’omicidio e per dare un sembiante di solidità al vento. Questo non si può cambiare in un momento ma si può almeno cambiare le proprie abitudini e di quando in quando si può perfino, purché si gridi abbastanza forte, gettare logore inutili frasi – tipo jackboot, Achilles’ heel, hotbed, melting pot, acid test, veritable inferno o altri grumi di scarti verbali – nella pattumiera cui appartengono La verità è ormai diventata insulto. Ci vediamo in Parlamento, sarà un piacere”.

Il leader del M5S ha fatto suo l’avvertimento dello scrittore britannico ed ha ‘tagliato’ la parte nella quale Orwell spiega che la ‘mistificazione’ riguarda “ogni parte politica, dai conservatori agli anarchici “, perché per sua natura la
politica ‘adatta’ la realtà al linguaggio. (Consulta il testo completo de ‘La politica e la lingua inglese’).

Infine, come in ogni tema da quarto ginnasio, l’asterisco indica una ulteriore piccola citazione (ma che fa scena con il professore: “(*) Da “La cultura del piagnisteo. La saga del politicamente corretto. Robert Hughes” e precede la parte davvero più sconnessa dell’intero post: “Ps: Non ho candidato nessuno come sindaco di Roma per il M5S. Chi lo afferma riporta il falso. Il portavoce sindaco sarà scelto, come è sempre avvenuto finora, dagli iscritti al M5S sul territorio”.

Davvero, se questo è il nuovo che avanza, c’è da aver nostalgia per un antico scambio di battute dei tempi della Prima Repubblica. L’avvocato Agnelli disse di De Mita, leader della Dc: “E’ un tipico intellettuale della Magna Graecia”. E prontamente Indro Montanelli sentì il bisogno di precisare: “Dicono che De Mita sia un intellettuale della Magna Grecia. Io però non capisco cosa c’entri la Grecia”.

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Commenti (2) »

  • gianni anostini ha detto:

    pensavo di leggere un articolo interessante invece ho buttato un po del mio tempo.

  • Silvana Aurilia ha detto:

    Ottimno articolo invece, acuto che ha centrato il problema di Grillo…parole vuote

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