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Il 40 per cento dei detenuti sono in attesa di giudizio

Autore: . Data: martedì, 20 novembre 2012Commenti (0)

L’associazione Antigone ha reso noti dati spaventosi sullo stato della giustizia in Italia e sulla condizioni delle carceri.

Quasi la metà dei detenuti negli istituti penitenziari italiani secondo le ultime rilevazioni effettuate dall’associazione Antigone e contenute nel IX Rapporto nazionale sulle condizioni di detenzione intitolato “Senza dignità”, aspettano una sentenza.

Si tratta in maggior parte di uomini, 66.685 persone  mentre le donne sono 2.857, il 4,2 per cento. I ‘posti’, però sono solo 46.795 e questo indica che il sovraffollamento supera qualsiasi limite di guardia, arrivando al 142,5 per cento contro una media europea del 99,6.

Gli stranieri sono 23.789, pari al 35,6 per cento, e provengono per il 19,4 dal Marocco, per il 15,3 dalla Romania, per il 12,7 dalla Tunisia, per l’11,9 dall’Albania e per il 4,4 dalla Nigeria.

Per Antigone il numero degli stranieri nelle carceri italiane non è sceso nemmeno dopo l’attuazione della sentenza della Corte di giustizia europea che ha escluso il ricorso al carcere in caso di mancata ottemperanza all’ordine del Questore di allontanarsi dal territorio italiano.

I reati maggiormente diffusi tra i detenuti italiani sono quelli contro il patrimonio, ovvero furti, rapine, rapimenti, usura, ecc e poi c’è la droga. Per gli stranieri la situazione invece si ribalta.

Il carcere, comunque, non sembra affatto un mezzo di riabilitazione. Secondo quanto riportato dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, nel corso dell’anno scolastico 2010/2011, meno di un quarto dei detenuti ha frequentato i corsi attivi presso gli istituti penitenziari e poco più di un decimo ha portato a termine con successo un percorso di studio. Anche peggiori sono i numeri relativi alla formazione professionale alla quale, alla fine del 2011, aveva fatto ricorso solo il 3,6 per cento dei detenuti italiani.

Per i detenuti in attesa di giudizio l’Italia è lontana dalle medie europee. In Francia sono il 23,7 per cento, in Spagna il 19,3, in Germania il 15,3.

Inoltre, nel Rapporto si legge che tra coloro che al 30 giugno 2012 avevano una condanna definitiva il 26,5 per cento aveva un residuo di pena inferiore a un anno, il 46,6 inferiore a due anni e il 60,8 inferiore a tre anni.

Sulla base della legge 199 del 2010 e del decreto del dicembre 2011, sono dunque oltre 8mila i detenuti ad aver usufruito della detenzione domiciliare per scontare gli ultimi diciotto mesi di pena.

L’associazione sostiene che “se con un’azione normativa si facessero uscire quelli che devono scontare meno di tre anni di pensa, le carceri tornerebbero nella legalità contabile e costituzionale”.

Infine gli ergastolani erano, al 31 ottobre 2012, 1.567 (erano 1.224 nel 2005) mentre, all’inizio dell’anno, erano 678 i sottoposti al regime del 41 bis. Al settembre 2012, inoltre, in totale in Italia scontavano la propria pena in misura alternativa oltre 19mila persone.

La condizione di collasso del sitema carcerario è anche responsabile della morte di alcuni detenuti. Quest’anno sono stati 93 i decessi in carcere, di cui 50 per suicidio, uno per sciopero della fame, uno per overdose, uno per omicidio, nove per malattia e 31 per cause ancora da accertare.

L’età media dei detenuti scomparsi è di poco inferiore ai 40 anni, così come quella dei soli suicidi. Di questi ultimi, poco più del 30 per cento è di origine straniera e solo due le donne. E’ quanto emerge dal Rapporto “Senza dignità”, presentato questa mattina a Roma dall’associazione Antigone.

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