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I pretesti di Renzi

Autore: . Data: mercoledì, 28 novembre 2012Commenti (0)

E’ credibile un candidato che cerca di fissare sempre nuove regole a giochi aperti. E che in questo modo attacca gli avversari e non parla mai di politica?

Il terrore di apparire ‘antidemocratico’ sta portando Bersani sull’orlo del precipizio. Il gioco del rottamatore è quello di spostare sempre più in alto l’asticella ed è ormai evidente. L’arroganza, poi, è la stessa della cultura berlusconiana, l’apparato mediatico che sforna un comunicato stampa al minuto sembra lo stesso del Cavaliere, ma soprattutto ‘made in Papi Silvio’ è la tendenza a travisare i fatti per apparire vittima.

Prima della consultazione tutti i candidati si erano messi d’accordo su un protocollo e lo avevano controfirmato. Secondo le regole al ballottaggio avrebbero votato gli stessi elettori che si erano presentati al primo turno. Salvo alcune deroghe per chi avesse dimostrato di essere stato impossibilitato per validi motivi.

Facile comprendere perchè. Alle primarie del centro sinistra dovrebbero partecipare gli elettori del centro sinistra, cittadini che non appartengono ad altri schieramenti e che alle elezioni ‘vere’ voteranno centro destra. Tentare di arginare il rischio, specialmente viste le ‘affinità elettive’ tra Berlusconi e Renzi, sembra una scelta obbilgata.

Invece, non appena è stata chiara la sconfitta netta di domenica scorsa, 10 punti di distacco, il ‘rottamatore’ ha subito attaccato sui verbali dei seggi elettorali, mettendo in discussione lo spoglio, e la regola del diritto al voto.

Ed sono partite le chiacchiere demagogiche, non smascherate dai media, ma invece amlificate: “La giustificazione non la deve dare chi vuole andare a votare – ha tuonato ‘rottamatore’ -, la devono dare i politici che da 20 anni stanno nei palazzi, la deve dare chi è stato al governo. La giustificazione non si chiede ai cittadini”.

Cosa c’entrino le regole condivise da tutti con le quali si sono decise le primarie con i politici che da 20 anni stanno nei Palazzi è ignoto. A meno che il sindaco di Firenze non volesse inviare un messaggio cifrato (ma non tanto): Bersani è uno che sta lì da sempre ed è resposabile del disastro italiano.

Sebbene tutto si possa dire del segretario del Pd, confonderlo col governo di centro destra e con Berlusconi è davvero una operazione ardita.

E Renzi ha anche aggiunto: “I rilevamenti dicono che se uscissimo dal Pd avremmo tra il 12 e il 25 per cento” per poi spiegare che si tratta di una cosa che non “farei assolutamente mai”. Perchè l’abbia detta allora è un altro mistero, come il chiarimento successivo: “Sono contro la logica di quelli che per propri interessi fanno i partitini”.

E per finire il clima di sospetto: “Non ho voglia di trasformare le primarie da occasione di confronto – ha scandito negando l’evidenza – a occasione di litigio. Stiamo cercando di mandare a casa una classe dirigente”, cosa che appare non solo polemica, ma addirittura dirompente. Poi criticando il coordinatore del Comitato elettorare del Pd, Stumpo, che aveva rilevato quanto fosse complesso mettere in rete migliaia di verbali dei presidenti dei seggi, Renzi ha concluso: “Se vuole compro io con i miei soldi uno scanner, basta scannerizzare i verbali, secondo me in tre ore impegnandosi ce la fa anche Stumpo”. Ovviamente chiunque abbia una anche minima conoscenza di digitale sa che scannerizzare 18mila verbali (per un numero imprecisato di pagine), salvarli e metterli in rete comporta non tre ore, ma alcune settimane di lavoro anche duro. E tutto mentre il partito deve contempraneamente ripreparare il secondo turno di votazioni.

I prossimi giorni saranno ancor più incandescenti. E nessuno ancora ha il coraggio di dire che in questo modo lunedì prossimo i Pd saranno due. O più…Ma senza alcuna linea politica.

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