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Dibattito Pd: la pena dei ‘Fantastici 5′

Autore: . Data: martedì, 13 novembre 2012Commenti (1)

Ieri sera il confronto tra i cinque candidati premier. Una serata insopportabile, nella quale l’unica cosa chiara è stata la mancanza di passione ed ideali.

Sky ha mandato finalmente in onda e con inapplicabili regole ‘americane’ (pensate per due persone e non per cinque) un non dibattito tra Bersani, Vendola, Renzi, Tabacci e Puppato. Senza mai parlarsi tra loro i convenuti sono apparsi come sgangherati alunni costretti a fare un esamino per poter guidare il motorino.

Per l’occasione il sito del Pd aveva lanciato una grafica surreale, nella quale i candidati, come fossero super eroi di un colossal hollywoodiano, erano definiti ‘i Fantastici 5′ e ritratti con abiti da Guerre stallari. Il file, tuttavia, per un qualche mistero si spera non politico, era stato denominato dall’autore ‘fantastici4′ e sarebbe divertente capire chi tra i contendenti non gode della simpatia del disegnatore, tanto da non dover essere neppure calcolato.

Secondo il ‘protocollo di intesa’ firmato dai candidati prima dello show in studio c’erano 70 sostenitori per ciascuno che un po’ alla volta, a giudicare gli applausi, erano anche loro più che disfatti dalla trasmissione.

Nello studio, abitualmente impegnato da X Factor, al posto di aspiranti cantanti c’erano gli aspiranti premier, tenuti a bada dal giornalista-anestesista-pizzardone (a causa del regolamento), Gianluca Semprini. Secondo le polemiche della vigilia il segretario del Pd non avrebbe accettato di far svolgere il confronto su RaiTre all’interno di ‘Che tempo che fa’ e questo ha scatenato le tradizionali polemiche ‘postume’ che molto piacciono al rottamatore.

La portavoce di Matteo Renzi, Simona Bonafè, ha scritto a Fazio: “Trovo singolare che un protagonista come te della tv intesa anche come esperimento civico possa essere considerato inadeguato a ospitare il confronto televisivo delle primarie del centrosinistra, il principale evento di partecipazione democratica di questa fase politica. Ma allora, mi chiedo, come ribellarsi a tutto questo, ad una politica intrigante e vittima di giochi di potere, se non proprio con il voto alle primarie?”.

Al proclama vittimistico proveniente dalla squadra del sindaco di Firenze ha risposto Stefano Di Traglia, il consulente per la comunicazione di Bersani: “Voglio ricordare che la scelta, su cui c’era una disponibilità iniziale di alcuni, è stata poi condivisa da tutti, non c’è stata opposizione, nè abbiamo imposto alcunchè. Insomma, se Renzi preferiva Fazio avrebbe potuto dirlo al tavolo, ma non l’ha fatto”.

In precedenza, non senza ragioni, da ambienti vicini al segretario del Pd sarebbe trapelata la notizia secondo la quale il programma di RaiTre appariva “leggerino” e che un confronto di quell’importanza non era adatto a “battutine”. Ed infine si era fatto notare che il conduttore non era neppure un giornalista.

Del programma in se stesso è impossibile offrire un commento serio. Le regole americane, che sono calibrate per due candidati appartenenti a schieramenti fortemente distanti tra loro, sono apparse incompatibili con la necessità di comprendere l’essenza di un confronto tra molti candidati della stessa area.

Surreale l’impossibilità tra i candidati di parlarsi e discutere tra loro ed ancor più surreale la tecnica delle domande con risposta a tempo. Quesiti banali e generici (che farebbe lei per l’economia del Paese?), ai quali si doveva rispondere in un minuto e mezzo, hanno reso il tutto una specie di esame a quiz per la patente.

Tra loro il più ‘comunicativo’ è apparso Tabacci, pur in difficoltà sul tema delle coppie di fatto e dei matrimoni gay. Bersani, dignitoso e preciso, si è ‘manifestato’ come un bravo e buono amministratore di condominio. Renzi, specialmente nel passo cruciale sul numero dei ministri del prossimo governo, ha mostrato di essere come Berlusconi condizionato dalle ‘voci della ggente’ e non dalle necessità reali del Paese. Richiamato all’ordine da Tabacci e Puppato, il sindaco di Firenze aveva proposto dieci ministri in tutto. Un numero ovviamente insufficiente, perché sarebbe come lasciare ad un equipaggio di cento persone il controllo di una portaerei.

Impressionante, infine, la caduta demagogica di tutti e cinque i candidati. Per l’ex comunista Bersani il faro è Papa Giovanni XXIII, per Tabacci (il più conseguente anche in questo caso), da ex Dc, De Gasperi e Marcora, per Puppato Anselmi e Jotti, per Renzi Nelson Mandela e Lina (blogger tunisina), per Vendola il cardinal Martini.

Decenni di storia del movimento operaio, socialista e comunista italiano non hanno, secondo questi candidati, lasciato alcuna traccia. E questa forse è l’ultima immagine di una crisi che appare irreversibile, perché quando si tagliano le radici nessuna pianta è in grado di crescere.

Roberto Bàrbera

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Commenti (1) »

  • Montylu ha detto:

    Non voglio entrare nel merito della discussione però da una persona che non distingue il film “Guerre Stellari” dal film “I Fantastici 4 e Silver Surfer” non posso certo aspettarmi grandi cose.

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