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Benvenuta Palestina

Autore: . Data: venerdì, 30 novembre 2012Commenti (0)

Finalmente dopo decenni di discriminazioni in popolo senza terra riceve lo status di Paese osservatore.

Sono passati 65 anni da un lontano 29 novembre del 1947, quando l’Assemblea Generale dell’Onu propose che il Mandato britannico sulla Palestina fosse ripartito tra due Stati ancora da costruire, uno ebraico e l’altro arabo.

La parte ebraica, che non disponeva di alcun territorio, accettò, mentre quella araba, che invece avrebbe perso terre, rifiutò.

Così il 14 maggio del 1948 Israele si dichiarò unilateralmente Stato e rivendicò i territori assegnati l’anno precedente.

Il giorno dopo le truppe britanniche si ritirarono dai territori che controllavano e contemporaneamente gli eserciti di Egitto, Siria, Libano, Iraq e Transgiordania, attaccarono le forze militari del nuovo Stato.

Esattamente un anno dopo fu firmato un armistizio. L’esercito con la stella di Davide, già ricco e potente, aveva conquistato territori oltre quelli decisi dall’Onu.

Alla fine la Cisgiordania venne annessa dalla Giordania e la Striscia di Gaza posta sotto il controllo militare egiziano. Un popolo che non aveva terra l’aveva trovata dopo secoli ed un altro che la possedeva l’aveva persa e si ritrovò privato di tutto.

Il 5 giugno del 1967 l’Egitto, la Giordania e la Siria attaccarono Israele. La guerra durò solo sei giorni e l’esercito ebraico, nel frattempo diventato sempre più potente perchè super armato dagli Usa per opporlo a quelli degli altri Paesi arabi, filosovietici, sbaragliò il nemico.

In poche ore Tsahal aveva occupato la Cisgiordania, la Striscia di Gaza, le alture siriane del Golan.

Dopo anni di guerriglia, attentati e sconti armati il leader della Resistenza palestinese e segretario Organizzazione per la Liberazione della Palestina, Yasser Arafat, 13 novembre 1974, parla all’Onu ed ottiene la Risoluzione 3236 dell’Assemblea Generale nella quale si riconosce il diritto palestinese all’autodeterminazione. All’Olp viene attribuito lo status di osservatore presso l’Onu.

Finalmente, dopo molti anni, nel 1993, dopo estenuanti trattative si arriva agli Accordi di pace di Oslo. Il trattato prevede il ritiro di Israele da alcune aree della Cisgiordania e dalla Striscia di Gaza, l’autogoverno palestinese e la costituzione di un’Autorità nazionale palestinese per amministrare i territori posti sotto il suo controllo.

Nel maggio dell’anno seguente si firma l’Accordo su Gaza e Gerico che concede ai palestinesi l’autorità amministrativa sulle aree sull’area di Gerico e gran parte della Striscia di Gaza.

Israele però in ogni modo impedisce la formazione dello stato palestinese e reprime duramente qualsiasi tentativo di indipendenza. Chiude Arafat a Ramallah e favorisce in tutti i modi la progressiva corruzione dei quadri dirigenti dell’Olp e dall”Anp.

Yasser Arafat muore a Parigi in circostanze misteriose nel 2004. L’anno successivo viene eletto alla presidenza dell”Autorità Mahmoud Abbas, molto gradito a Washington.

Nell’agosto del 2005 Israele smantella lascia il controllo di Gaza sapendo bene che nella Striscia il controllo andrà ad Hamas, organizzazione integralista nemica dei laici dell’Olp. La decisione di tel Aviv tende a dividere il fronte palestinese e a liberarsi delle spese di una costosa occupazione militare.

Mentre a Gaza si combatte tra fazioni e gli atti di ostilità di Hamas contro Israele permettono a Tel Aviv di trascinare all’infinito tutti i colloqui di pace, nel 2007 Israele e l’Anp riprendono i colloqui sospesi per arrivare allo stato palestinese.

Dal 27 dicembre 2008 al 18 gennaio 2009 Tel Aviv lancia una aggressione contro Gaza devastando la città e causando oltre 1400 morti, in gran parte civili. Solo 13 furono le vittime israeliane. In quella offensiva numerosi organismi internazionali ritennero che Israele avesse commesso crimini di guerra.

Nel 2008 otto, poi, i colloqui si interrompono di nuovo a causa delle dimissioni del premier israeliano Ehud Olmert che si dovette dimettere dopo una accusa di corruzione.

Il successore di Olmert, Benjamin Netanyahu, mentre da un lato mostrava di voler discutere dall’altro non fermava la costruzione di nuovi insediamenti di coloni nelle aree destinate al nuovo stato palestinese.

Alla fine del 2010 Israele rifiuta addirittura in modo esplicito di sospendere gli insediamenti in Cisgiordania. Nel frattempo da anni Tel Aviv tiene Gaza stretta in una morsa infernale, la circonda con un muro, ne strozza l’economia con l’embargo e scatena varie operazioni militari o effettua omicidi mirati di leader di Hamas. Per tutta risposta gli integralisti lanciano razzi artigianali contro lo stato ebraico producendo danni irrisori, ma consentendo Tel Aviv a sentirsi autorizzata a fare tutto quello che crede.

Lo scorso anno Abbas chiede che il Consiglio di sicurezza riconosca alla Palestina lo status di Paese membro dell’Onu. L’iniziativa fallisce per mancanza dei voti necessari per l’approvazione della richiesta. Le pressioni di Washington infatti impediscono il raggiungimento dell’obiettivo.

L’Unesco, da parte sua nel 2011 riconosce alla Palestina lo status di membro dell’Organizzazione.

Adesso l’Assemblea generale, nonostante l’opposizione americana e gli strali di Tel Aviv ha ammesso la Palestina come stato osservatore.

Il popolo palestinese rimane ancora senza terra.

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