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A scuola con Mameli

Autore: . Data: venerdì, 9 novembre 2012Commenti (0)

Il Senato ha detto sì al disegno di legge già approvato alla Camera che introduce lo studio obbligatorio dell’Inno di Mameli a scuola “nell’ambito delle attività finalizzate all’acquisizione delle conoscenze e delle competenze relative a ‘Cittadinanza e Costituzione’”, la materia introdotta dal ministro Mariastella Gelmini durante l’ultimo governo Berlusconi. Protestano i presidi.

Con la legga approvata oggi si istituisce anche la “Giornata dell’Unità nazionale, della Costituzione, dell’inno e della bandiera” nel giorno 17 marzo di ogni anno, in ricordo del giorno in cui, nel 1861, fu proclamata, a Torino, l’unità d’Italia.

Il testo votato porta la firma della deputata Pdl Paola Frassinatti (che fu la prima alla Camera a cominciare la battaglia per lo studio dell’Inno di Mameli a scuola) e della collega del Pd Maria Coscia. Il testo ha assorbito un provvedimento simile del governo. Contraria fino all’ultimo la Lega che ha protestato in aula e votato contro, così come già era accaduto alla Camera, dove aveva tentato di bloccare l’iter del provvedimento.

Anche al Senato ha presentato delle pregiudiziali di costituzionalità per tentare lo stop. Ma invano. Qualche voto contrario anche nel Pdl come quello apertamente dichiarato della senatrice Diana De Feo. Mentre nel Carroccio il senatore Paolo Franco ha deciso di non partecipare al voto “offeso” per il veto posto su alcuni emendamenti.

A decorrere dall’anno scolastico in corso, spiega il testo approvato in via definitiva dal Senato, nelle scuole di ogni ordine e grado “sono organizzati percorsi didattici, iniziative e incontri celebrativi finalizzati ad informare e a suscitare la riflessione sugli eventi e sul significato del Risorgimento nonché sulle vicende che hanno condotto all’Unità nazionale, alla scelta dell’inno di Mameli e della bandiera nazionale e all’approvazione della Costituzione, anche alla luce dell’evoluzione della storia europea”.

Nell’ambito di queste iniziative “è previsto l’insegnamento dell’inno di Mameli e dei suoi fondamenti storici e ideali”. A questo scopo “la Repubblica riconosce il giorno 17 marzo, data della proclamazione in Torino, nell’anno 1861, dell’Unità d’Italia, quale ‘Giornata dell’Unità nazionale, della Costituzione, dell’inno e della bandiera’, allo scopo di ricordare e promuovere, nell’ambito di una didattica diffusa, i valori di cittadinanza, fondamento di una positiva convivenza civile, nonché di riaffermare e di consolidare l’identità nazionale attraverso il ricordo e la memoria civica”.

Le regioni e le province autonome aventi competenza legislativa per i sistemi educativi delle comunità linguistiche riconosciute, dispone la nuova legge, “danno attuazione alla presente legge nel rispetto dei principi di cui all’articolo 6 della Costituzione”: la normativa non prevede “nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica”.

“Niente da dire sui contenuti, ma molto da ridire sul metodo”: secondo l’Associazione Nazionale dei Presidi la legge approvata al Senato per l’insegnamento dell’inno di Mameli nelle scuole rivela “una visione ottocentesca”, che dimentica l’autodeterminazione acquisita ormai da tempo dal sistema scolastico. “Il fatto che il parlamento si occupi dei contenuti dell’insegnamento è anacronistico e sbagliato – fa notare il presidente dell’Associazione, Giorgio Rembado – Non compete a Camera e Senato dire cosa bisogna studiare a scuola, piuttosto dare indirizzi strategici”.

Da anni – spiega Rembado – si è passati dai programmi ministeriali alle linee guida: i primi individuano i contenuti, le seconde danno obiettivi programmatici che devono poi essere determinati dal lavoro di programmazione che fa ogni scuola, tenendo conto di una serie di fattori, di diversità di situazioni da interpretare per erogare il servizio coerente con il fabbisogno”. “Trovo giusto che gli studenti imparino l’Inno di Mameli e conservino la memoria del Risorgimento e dell’Unita’ d’Italia – conclude – ma non che questo sia per legge dello Stato”.

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