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Oggi Cgil e Uil contro la distruzione dello stato sociale

Autore: . Data: giovedì, 19 luglio 2012Commenti (0)

I sindacati del pubblico impiego della Cgil e della Uil sembrano usciti dal letargo totale. I lavoratori chiedono al governo modifiche profonde alle misure rientranti nella cosiddetta spending review.

In un comunicato la Uil ha spiegato che l’iniziativa ha l’obiettivo “protestare contro una politica sbagliata, recessiva fatta di tagli lineari e di provvedimenti punitivi e inefficaci verso il pubblico impiego e verso la pubblica amministrazione”.

Secondo l’organizzazione, poi, “restano pressocchè intatti i privilegi e le sacche di spreco, inefficienza e diffusa illegalità che hanno un costo insostenibile in termini economici e sociali per i cittadini, per i lavoratori, per le fasce deboli della popolazione”.

Come se si fosse ridestata all’improvviso la Uil ha scoperto che le sue proposte “sono rimaste inascoltate e presso tutte le amministrazioni, gli Enti, le Agenzie si sta procedendo a tagliare gli organici e le risorse senza tener conto dell’impatto devastante sull’erogazione dei servizi e sul funzionamento di importanti e delicati settori della pubblica amministrazione come il fisco, il welfare, la giustizia, la sicurezza”.

Rossana Dettori, Domenico Pantaleo, Giovanni Torluccio, Benedetto Attili e Alberto Civica, segretari generali di Fp-Cgil, Flc-Cgil, Uil-Fpl, Uil-pa e Uil-Rua, hanno spiegato i contenuti della manifestazione di oggi: “Da piazza Vidoni partirà una mobilitazione generalizzata per chiedere l’apertura del confronto finora mancato. La spending review rischia di produrre risultati marginali dal punto di vista della tenuta dei conti ed effetti nefasti per gli italiani. Il Governo e il Ministro Patroni Griffi dovrebbero recuperare i contenuti dell’intesa sul lavoro pubblico firmata il 3 maggio e abbandonare questa ossessione della riduzione dello spazio pubblico che, tanto in Italia quanto nel resto d’Europa, produrrà solo maggiori diseguaglianze, alimentando la spirale recessiva”.

Spicca l’assenza della Cisl e comunque il basso profilo scelto dalle organizzazioni nella preparazione della giornata di protesta.

Cgil e Uil hanno voluto collegare la loro iniziativa alle ben più vigorose azioni di lotta dei lavoratori spagnoli e greci contro tagli e licenziamenti.

In una lettera di saluto inviata da Adedy, il sindacato dei lavoratori pubblici ellenici, si legge: “Care compagne e cari compagni, Adedy e i lavoratori pubblici greci esprimono la loro solidarietà e il sostegno alla vostra mobilitazione realizzata contro le nuove misure di austerità decise dal governo del vostro Paese assieme all’Unione Europea. Queste misure avranno un impatto sui lavoratori e sulla società ed in particolare colpiranno i dipendenti pubblici”.

La lettera continua: “Le lavoratrici e i lavoratori greci, durante gli ultimi due anni, hanno subito l’esperienza delle politiche antipopolari e di austerità del Memorandum. Sappiamo che queste politiche, al di là del drammatico impatto che hanno sui lavoratori e sulla società, conducono anche l’economia ad un punto morto. I pacchetti di misure si succederanno l’un l’altro e così, i lavoratori e la società saranno condotti alla povertà e alla miseria. La ricetta seguita dai governi e dall’Unione europea, con il pretesto della crisi, sta cercando di rimuovere ogni conquista sociale e collettiva e ridurre le nostre società a favore dei mercati”.

Con un linguaggio che i sindacati italiani non ricordano più, l’organizzazione ellenica conclude: “I responsabili della crisi sono i plutocrati, le banche e gli speculatori e non i lavoratori. La rapida riduzione del reddito, le misure fiscali ingiuste, i licenziamenti, l’aumento della disoccupazione, il degrado di beni pubblici sociali, l’abolizione dei diritti collettivi non ci portano a superare la crisi, ma portano ad una recessione più profonda. L’unica speranza per un futuro migliore è il coordinamento di una lotta comune dei lavoratori, dei ceti popolari, della società, a livello europeo e nazionale, al fine di rovesciare queste politiche. Vogliamo il pieno successo alla nostra lotta comune!”.

La manifestazione di Roma avviene in contemporanea con analoghe (ma molto più decise) iniziative spagnole. In un testo congiunto elaborato con le organizzazioni iberiche si legge: “Oggi 19 luglio, i sindacati dei servizi pubblici italiani e spagnoli, decine di migliaia di cittadini e di lavoratrici e lavoratori pubblici sono nelle strade e nelle piazze, in Italia e in Spagna, in difesa dei servizi pubblici contro il più grande attacco mai portato al Welfare State. In nome dell’Europa, agendo contro gli elettori che li hanno portati al potere, o senza il consenso delle parti sociali e contro l’opinione pubblica, i governi hanno deciso di ridurre i salari dei lavoratori del settore pubblico e di ridurre i servizi forniti ai cittadini. Senza consenso e con arroganza hanno scavalcato le Costituzioni, smantellato il Welfare State, abolita in pratica la contrattazione collettiva nel settore pubblico e privato, distrutti diritti storici, schiacciati coloro che sono disoccupati, ridotto i diritti di coloro che già lavorano”.

Il documento, che forse i leader del centro sinistra italiano non hanno letto, continua sostenendo che i governi spagnolo ed italiano “hanno agito deliberatamente contro i sindacati con il solo scopo di distruggere ogni opposizione alle loro misure di austerità. Vogliono distruggere chi si oppone alle riforme che chiamano ‘ammodernamento’ ma che hanno il solo scopo di portare ad un nuovo paradigma di Stato che risponde solo ai mercati, uno Stato ostaggio dei poteri economici e finanziari”.

Cgil Fp, Flc Cgil, Uil Fpl, Uil Pa, Uil Rua, Confederación Sindical de Comisiones Obreras, Federacion De Servicios Publicos de Union General de Trabajadores de España continuano: “Ora il troppo è troppo: basta distruggere i Paesi, il loro stato sociale e il movimento sindacale. Basta corrompere il concetto di Europa. Basta dilapidare cento anni di conquiste sociali che, per la prima volta nella storia dell’ Europa, hanno portato anni di pace e prosperità. Basta dare soldi alle banche, difendere il patrimonio dei più ricchi, facendo pagare tutto ai più poveri”.

Per le principali organizzazioni dei lavoratori italiani e spagnoli “il 19 luglio è solo il primo passo. Abbiamo bisogno di costruire un movimento sindacale europeo più grande, più solidale, capace di costruire l’opposizione sociale all’Europa del Fiscal Compact. Per questo, esortiamo con forza la Fseps (European Federation of Public Service, ndr) e la Ces (European Trade Union, ndr) a fare dare un passo in avanti, a costruire una risposta senza precedenti contro un attacco senza precedenti. Coloro che pensano di difendere il loro stato sociale solo all’interno delle loro frontiere nazionali stanno coltivando il più pericoloso dei pensieri e la più grande delle illusioni . Il rischio non è solo per i paesi del Mediterraneo, ma a rischio sono le conquiste di secoli del movimento sindacale e la costruzione di una Europa giusta e pacifica. E alla fine sono a rischio la ricchezza e il progresso di tutti i paesi in Europa e l’idea di Europa che conosciamo oggi”.

Le parole delle organizzazioni greche e spagnole e l’appoggio di quelle italiane sembrano aprire un nuovo scenario politico e non solo sindacale in Europa. C’è solo da chiedersi se Camusso e Angelini saranno conseguenti con quello che hanno scritto i loro colleghi e se in Italia finalmente nascerà un movimento di opposizione seria alla politica devastante del governo Monti.

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