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Napolitano l’intoccabile

Autore: . Data: mercoledì, 18 luglio 2012Commenti (2)

Il presidente della Repubblica chiede alla Consulta provvedimenti contro la procura di Palermo che lo aveva intercettato casualmente nell’ambito dell’inchiesta sulla presunta trattativa tra Stato e mafia.

“Quelle intercettazioni sono lesive delle prerogative del presidente della Repubblica” afferma il Quirinale riferendosi ai nastri di alcune telefonate intercorse tra Napolitano ed il senatore Nicola Mancino,

Mancino, indagato per falsa testimonianza sui fatti risalenti agli avvenimenti del 1992-93, aveva chiamato Napolitano e per questo i colloqui erano stati registrati.

Il Capo dello Stato non tollera che le intercettazioni invece di essere immediatamente distrutte siano state prima valutate dagli inquirenti e poi archiviate in attesa di decidere cosa farne solo dopo un contraddittorio con gli avvocati delle parti.

Il conflitto di attribuzioni sollevato dal Colle è molto articolato e tra l’altro sostiene che “salvo i reati di alto tradimento o di attentato alla Costituzione le intercettazioni di conversazioni cui partecipa il presidente della Repubblica, ancorché indirette o occasionali sono da considerare assolutamente vietate, non possono essere utilizzate o trascritte e di esse il pm deve chiedere immediatamente al giudice la distruzione”.

Insomma, Napolitano si sente intoccabile.

Come da prassi dopo l’iniziativa del Quirinale si sono schierati i sostenitori del presidente e i suoi avversari. A colpi di citazioni di legge i due ‘partiti’ si stanno dando battaglia.

Tuttavia, considerati i tempi e la necessità di trasparenza di cui ha bisogno il Paese la decisione del Capo dello Stato induce istintivi dubbi sul contenuto delle telefonate. Anche se gli inquirenti le avrebbero definite ininfluenti ci si chiede perchè mai tanto ardore.

L’ex magistrato Ferdinando Imposimato ha espresso un parere tecnico sull’argomento. Secondo il suo pensiero “il principio di uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge sancito dall’articolo 3 della Costituzione riguarda anche il presidente della Repubblica”. “La legge consentiva alla Procura di Palermo -ha detto Imposimato- di disporre le intercettazioni telefoniche delle conversazioni che avvenivano sull’apparecchio di Nicola Mancino. Per Mancino è stata una legittima intercettazione diretta disposta dal giudice con decreto motivato. Non esiste alcuna legge che imponga o permetta di distruggere al pubblico ministero le telefonate senza sentire le parti interessate nel processo e cioè il pubblico ministero, il difensore dell’imputato o indagato e il difensore della parte civile”.

Imposimato ha aggiunto: “La ragione è semplice Mancino potrebbe ricevere dal colloquio con il presidente della Repubblica elementi a proprio favore, per esempio se il presidente Napolitano avesse detto: “Sta tranquillo… so bene che tu non sei stato scelto come ministro per favorire i mafiosi abrogando il 41 bis. Noi ti abbiamo voluto perchè sei un combattente antimafia” il pubblico ministero a sua volta potrebbe ricavare elementi favore dell’esistenza di una trattativa tra lo Stato e la mafia ed elementi di colpevolezza a carico di Mancino in ordine al reato di falsa testimonianza se l’ex ministro, parlando con il presidente Napolitano, avesse minacciato di tirare in ballo il presidente Scalfaro o il capo della polizia o di rivelare cose importanti sul coinvolgimento di certe persone come uomini dei servizi del Ros o uomini di governo”.

Imposimato ha sostenuto pure che “anche la parte civile e cioè i famigliari di Paolo Borsellino hanno interesse a conoscere la verità da qualunque parte venga comprese le intercettazioni indirette che riguardano il presidente della Repubblica”. “Se fossi il difensore dei famigliari di Borsellino mi opporrei con tutte le mie forze alla distruzione delle intercettazioni – ha concluso l’ex giudice – Il principio di legalità e di sicurezza stabilito dalla Costituzione all’articolo 25 è un bene primario che prevale sul bene della privacy e vincola anche il presidente della Repubblica. Uno Stato può esistere senza benessere, ma non si può esistere senza legalità e giustizia”.

Inutile citare il tradizionale Barnum di dichiarazioni a favore o contro la decisione del presidente. Val la pena di citare però le parole di una ‘testimone diretta’, Rita Borsellino.

In una intervista all’Ansa la sorella del giudice ucciso dalla mafia ha detto: “Mi sento stordita, come se fossi stata schiaffeggiata”.

La signora Borsellino, che non condivide la decisione di Napolitano, ha aggiunto: “Credo che un’iniziativa del genere non se l’aspettasse nessuno. Specie in questo momento. Siamo a un passaggio cruciale della storia del Paese: finalmente si stanno facendo sforzi enormi per capire ciò che è accaduto venti anni fa, e anche dopo. Nell’immaginario collettivo è diffusa l’impressione che la decisione del capo dello Stato si possa porre come un ostacolo alla ricerca della verità. Anche se questo non è certamente l’obiettivo del capo dello Stato, resta il fatto che si tratta di un gesto francamente inopportuno”.

Inopportuno perchè, ha aggiunto la sorella del magistrato, per il fatto “che non si può rischiare di bloccare la giustizia in un processo di così grande rilevanza. E invece la giustizia non deve fermarsi, come pure è accaduto, in certi momenti politici ed elettorali. Va tenuto ben presente che oggi la situazione è anche peggiore che nel 1992. La crisi incalza, le istituzioni vacillano, la politica non trova le risposte necessarie”.

“Sono stata presa alla sprovvista – ha concluso Borsellino -. Senza la piena conoscenza su ciò che è accaduto vent’anni fa è come se Paolo venga ucciso due volte. La prima volta con la sua eliminazione fisica e la seconda volta con la sua soppressione morale. Lui, che aveva un senso molto alto delle istituzioni, aveva avuto la percezione di fatti molto gravi. Ricordo ancora cosa disse la sera del 25 giugno alla biblioteca comunale: sono testimone di fatti gravi e aspetto che qualcuno mi chieda di riferirli. Nessuno lo chiamò. Ebbe la sensazione di cominciare a morire da quel momento”.

Nella disputa tra Quirinale e Procura di Palermo lei sta dunque con i pm? gli ha chiesto il giornalista dell’Ansa: “Non posso essere io a dire chi abbia torto o ragione. Deciderà chi ha la competenza per farlo. Ma questa, mi spiace dirlo, non è una questione di procedure. Qui si pone una questione di sostanza. Non era il momento di sollevare il conflitto. Il ventennale delle stragi è un palcoscenico mediatico che ingigantisce ogni atto. L’opinione pubblica saprà certamente valutare le cose. Per quanto mi riguarda ne ho ricavato una brutta sensazione”.

Infile sui suoi rapporti col presidente Rita Borsellino ha spiegato: “Non abbiamo mai avuto un rapporto stretto. Una volta lo criticai quando Mastella anticipò che Bruno Contrada sarebbe stato graziato. Napolitano disse no perchè sapeva che era un passo inopportuno. E non lo fece. Però ricordo con piacere quella volta in cui, in visita al parlamento regionale, venne pubblicamente ad abbracciarmi. Quella volta apprezzai il gesto ma stavolta devo dire che la penso diversamente”.

L’interventismo dell’inquilino del Quirinale cresce di giorno in giorno. E di certo non fa bene al Paese.

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Commenti (2) »

  • nicoletta ha detto:

    on. presidente napolitano . siamo orgogliosissimi di avere il presidente di tutti. ero ragazzina quando e’ morto il grande prtini. pensavo che nessuno poteva essere come lui. mi sono commossa nel vedervi insieme da il mio lider berlinguer x l’ultimo saluto .un mese fa avevo nostalgia e ho rivisto l’operato del pc.lei e’ stato il presidente di tutti e’ di una dignita’e moralita’ unica. un grande uomo che ha sempre dato dignita’ a noi italiani e siciliani. ho paura del dopo napolitano! grazie x come e’ stato, x come e’ e x come sara’.

  • bertoletti ercole ha detto:

    ho sempre avuto grande stima per il capo dello stato anche se di ideali diversi!oggi mi rendo conto che non è diverso da altri!
    un capo dello stato che ci lascia con il dubbio di essere a conoscenza di fatti gravi mai risolti!un capo dello stato che va contro la magistratura e invece di chiedere di rendere pubblico il contenuto di quelle telefonate ne vuole la distruzione!
    qualcuno molto vicino a lui negli ideali per il ritorno in campo di berlusconi ha detto che al peggio non c’è mai fine!
    parole sacrosante !una volta tanto ne ha detta una giusta!

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