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La disoccupazione giovanile cresce ancora

Autore: . Data: martedì, 3 luglio 2012Commenti (0)

Inarrestabile la crisi mangia posti di lavoro. A pagare tutti, ma specialmente i giovani. Il 36,2 per cento di loro sta a casa.

Secondo i calcoli dell’Istat il 36,2 per cento dei giovani di età compresa tra i 15 e i 24 anni sono disoccupati. Rispetto al mese di aprile l’aumento è quasi dell’uno per cento, lo 0,9 in più.

Si tratta di un livello record sia rispetto all’inizio delle serie storiche mensili nel 2004 sia rispetto a quelle trimestrali nel quarto trimestre del 1992.

Per quanto riguarda il dato complessivo c’è una caduta dello 0,1 per cento (probabilmente dovuta a fattori contingenti), ma comunque il 10,1 per cento degli italiani è senza lavoro.

In numeri assoluti i disoccupati a maggio erano 2 milioni e 584 mila, 18 mila in meno che ad aprile. Invece su base annua si registra una crescita di 534 mila unità.

Il fenomeno, secondo Eurostat, riguarda tutta la zona euro. La disoccupazione è in lieve aumento nel mese di maggio all’11,1 per cento contro l’11 di aprile scorso (nel maggio 2011 era al 10).

A maggio i disoccupati nella Ue a 27 erano 24,868 milioni, di cui 17,561 milioni nei 17 paesi della zona euro. Spagna e Grecia mantengono i tassi di disoccupazione più alti, con il 24,5 per cento e il 21,9 rispettivamente. Forte aumento della disoccupazione a Cipro, dal 7,5 per cento al 10,8.

I media hanno preferito interessarsi della coda delle discussioni su Italia-Spagna e così come al solito i dati sono stati diffusi con una certa pigrizia.

Il ministro del lavoro Elsa Fornero, che tanto si è battuta per licenziamenti ‘più facili’, ha commentato promuovendo la sua strategia ‘di cambiamento’: ”La riforma si propone di rendere il mercato del lavoro inclusivo e dinamico: quando dico inclusivo penso all’ampia fascia di popolazione che oggi è ai margini o del tutto esclusa da questo mercato. In particolare ai giovani: oggi abbiamo l’ultimo dato di disoccupazione e siamo al 36 per cento di disoccupazione giovanile, che è un dato non accettabile da una società, contro il quale bisogna mettere in campo tutte le energie disponibili”.

Il titolare del lavoro (che non c’è) ha aggiunto: ”Mercato più inclusivo vuol dire cercare di renderlo più fluido in modo che queste persone possano entrarvi e possano poi stabilizzarvicisi. La questione del dinamismo del mercato attiene invece essenzialmente alla necessità di ridurre le transazioni: quella fra scuola e lavoro ma anche la transizione fra chi aveva un posto di lavoro e ne sta cercando un altro. Questo tempo di disoccupazione non può essere protratto più di tanto, perchè questo vuol dire deterioramento del capitale umano del lavoratore e perdita di produttività”.

A Fornero nessuno ha ancora raccontato che da anni in Italia non esitono quasi più i contratti di assunzione a tempo indeterminato, mentre quelli temporanei sono umilianti e rarissimi.

Anche il leader dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, ha il commento pronto. Ha scritto sul suo blog: ”I dati Istat sulla disoccupazione giovanile, diffusi oggi, sono tutto tranne che sorprendenti. Confermano quello che noi abbiamo sempre denunciato. A chiacchiere questo governo dice di voler fare una politica per i giovani, ma è solo una scusa per bastonare gli altri lavoratori e i pensionati. Nei fatti è il peggior nemico dei giovani che ci sia”.

Per l’ex Pm nelle leggi del ministro Fornero ”non c’è una sola norma che serva a incentivare l’occupazione giovanile, nè per via diretta, con qualche forma di incentivazione all’assunzione di ragazze e ragazzi, nè per via indiretta, con un sostegno alla sviluppo che porterebbe alla creazione di posti di lavoro. Al contrario, quasi tutte le principali leggi varate dal governo Monti sembrano fatte apposta per non far trovare lavoro ai giovani”.

Secondo DI Pietro “per forza i giovani non trovano lavoro! Con il blocco dei pensionamenti, Monti e la Fornero hanno impedito ogni possibile ricambio e, di fatto, hanno ‘licenziato preventivamente’ 800mila giovani”.

Inutile ricordare all’Idv che anche i governi di centro sinistra non sono stati da meno e che proprio un ministro ‘riformista’, Tiziano Treu, con la ‘sua’ legge 196/97 approvata definitivamente alla Camera dei Deputati il 4 giugno 1997, ha dato avvio in nome della ‘flessibilità’ al fenomeno del ‘precariato’.

Anche la Cgil, dopo anni di letargo, si è accorta che in Italia i giovani (e non solo loro) non lavorano. Il segretario confederale del sindacato vicino al centro sinistra, Serena Sorrentino, ha dichiarato: ”La disoccupazione giovanile rappresenta una drammatica emergenza nazionale. Ancora una volta, infatti, e quasi incredibilmente, il dato sulla disoccupazione dei giovani peggiora e, sommato alla quantità di lavoro precario, rappresenta una priorità da affrontare con un piano per il lavoro”

Secondo il dirigente sindacale ”la disoccupazione conferma una tendenza negativa che sta determinano una riduzione strutturale della base occupazionale”. Per Sorrentino serve ”un cambio urgente della rotta per quanto riguarda le scelte di politica economica: serve l’adozione di un piano straordinario per l’occupazione, come quello che la Cgil sta elaborando in questi giorni; così come c’è bisogno di intervenire sulla leva fiscale, anche attraverso l’adozione di una patrimoniale, dando risorse a lavoratori e pensionati per rilanciare i consumi”.

Sorrentino ha insitito: ”E’ davvero impellente affrontare la modifica della legge sul mercato del lavoro per quanto riguarda il capitolo ammortizzatori sociali: la riforma li ha ridotti nonostante, come i dati Istat dimostrano, la crisi sia ancora durissima e mentre a fine anno scadrà l’accordo con le Regioni sulla copertura per gli ammortizzatori in deroga. Nuove emergenze da affrontare, quindi, e strategie da adottare che devono mettere al centro l’unica risposta possibile alla crisi: il lavoro”.

Poichè in Italia, come è a tutti noto, esiste un governo tecnico che ha il sostegno di quasi tutti i partiti appare ignoto il motivo per il sentimento dello sconcerto sia tanto diffuso. Con una maggioranza così ampia basterebbero pochi giorni per varare provvedimenti utili per la crescita. Ma fino ad ora sono passati solo tagli.

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