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Il mondo è un illustre sconosciuto e il Sud del pianeta è quasi del tutto ignorato. E molte cose sono diverse da come appaiono.

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In Italia ormai il Palazzo e la società civile sono pianeti separati. Si deve cercare di restituire ai cittadini trasparenza.

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Italia-Spagna, non solo 4 a 0

Autore: . Data: martedì, 3 luglio 2012Commenti (0)

La sconfitta della nazionale ha dimostrato che chiacchiere e fortuna non bastano. Prandelli adesso si sente un innovatore.

Ieri il Ct ha detto: “Possiamo essere orgogliosi di quest’Italia generosa che ha fatto sognare. Per vincere, servono idee nuove. E tutto il movimento deve credere in questo progetto”.

Prandelli ha aggiunto: “Ma quando dico che, prima di un evento, non frega nulla a nessuno della Nazionale, dico la verità. Siamo un Paese vecchio, abbiamo idee e modalità vecchie. Dovremmo avere il coraggio di cambiare. Noi siamo venuti agli Europei con questo coraggio. Il risultato non deve essere condizionante, in questo senso: bisogna avere la forza di credere in un’idea”.

Nel Paese dei Commissari tecnici discutere di calcio e società con un minimo di obiettivo distacco è praticamente impossibile. Tra leggi ad personam, Bunga Bunga e inchieste di ogni tipo il mondo politico, quello economico e i nostri campionati di calcio sembrano gironi infernali nei quali la corruzione, gli illeciti e le partite più o meno truccate appaiono come pane quotidiano.

Se su Parlamento e politica è meglio stendere un velo pietoso, negli stadi, nonostante misure di vario genere ed imponenti schieramenti di polizia, ci si picchia allegramente e le tifoserie volentieri vengono alle mani quando possono ed ovunque sia possibile.

Cittadini sospettabili ed insospettabili, nel momento in cui indossano i panni dei sostenitori della propria squadra, si sentono autorizzati al disprezzo per chi tiene ad altre formazioni. Dietro una falsa e mistificata ironia i milanisti e gli interisti o i romanisti ed i laziali si insultano. E lo stesso fanno tutti gli altri.

E’ ‘normale’ leggere ‘pensierini’ di questo tipo in rete: “Tutti nemici tolto Palermo, Catania, Lecce e Genoa!!” oppure: “Mi stanno simpatiche le siciliane, il Genoa e il Lecce. E pure la Fiorentina. L’odio comunque, lo conservo per altri ambiti della vita (e per l’Hellas Verona, ovviamente)”. E c’è anche di peggio: “Odio tutte le squadre tranne il Catania. Ovviamente parlo delle squadre italiane”.

Anche questa volta, per il Campionato europeo di calcio, in Italia si è prodotto, come avviene ormai abitualmente, un fenomeno di progressiva allucinazione di massa sciovinista e surreale.

Dopo la figuraccia dei Mondiali 2010, nei quali l’antipaticissima nazionale guidata da Marcello Lippi fu eliminata al primo colpo, sembrava che gli entusiasmi verso gli ‘Azzurri’ si fossero mitigati.

Così quando Prandelli e soci sono partiti per la competizione ospitata da Polonia e Ucraina le cicliche polemiche sul calcio-scommesse erano più forti del giubilo per i supereroi (strapagati dai club) della nazionale.

In corso d’opera il Mister di Orzinuovi, con la sua abilità tecnica, è riuscito miracolosamente a trasformare un’Armata Brancaleone in gruppo motivato. E’ arrivato alla finale e adesso, pur con molte ragioni, si sente il Monti del calcio nostrano. E come il premier ‘tecnico’ può giocarsi l’immagine, ma ben pochi fatti.

Ha spiegato il Ct: “Quando c’è un’idea, c’è la volontà di iniziare un progetto tecnico. Bisogna cercare di programmare, vanno valutati i giocatori. Ma se non giocano a livello europeo, serve lo spazio per lavorare con loro: chiediamo questo, la possibilità di verificare la crescita di questi ragazzi. Lo dobbiamo fare se vogliamo sviluppare un progetto tecnico”. Quindi ha aggiunto: “La nostra vittoria avrebbe fatto bene a tutti, ma avrebbe fatto perdere l’equilibrio a tanti. C’è voglia di cambiamento e rinnovare, se vogliamo riuscirci dobbiamo farlo per tanto tempo”.

Parole apparentemente sagge quelle dell’allenatore degli azzurri. Fino a che il tecnico non ha espresso un singolare disappunto: “E’ difficile accettare però chi critica in maniera violenta [...] Quando ho fatto le convocazioni, è stata messa in risalto la presenza di mio figlio (Niccolò, preparatore atletico della spedizione, ndr) E’ un professionista, avevamo bisogno di una persona che si integrasse con il mio staff. E’ stato fatto un lavoro importante, come dimostra il recupero degli infortunati [...] Non ci sono rimasto male, di più. Accetto sempre la critica sportiva, ma non accetto attacchi personali. Mi hanno ferito umanamente in maniera profonda”.

L’innovazione dell’Italietta di sempre passa sempre e come al solito per i grandi proclami, per le sconfitte trasformate in successi e per la perenne diatriba sui figli, i parenti, i presunti o reali raccomandati.

Domenica è stato evidente come i giocatori italiani fossero una compagine di serie B che intratteneva dei giganti e neppure la tradizionale fortuna azzurra ha potuto qualcosa contro la bravura degli iberici.

Criticare, evocare, stracciarsi le vesti e assolversi è tuttavia la specialità dell’Italia. Se Prandelli dopo un sonoro 4 a 0 rivendica a sé il ruolo di ‘rivoluzionario’, giornali e tifosi hanno nuovi miti.

L’insopportabile e sempre ‘eccessivo’ Balotelli è diventato un eroe nazionale, tanto da far dire persino all’esponente leghista Mario Borghezio: “Che Balotelli sia un padano con la pelle scura a me va bene, a me fanno girare le scatole i padani che si sono compromessi con la ’ndrangheta, quelli li rinnego da un punto di vista razziale”.

Eppure da anni nel mondo siamo considerati fallosi ed arroganti, fortunati e mediocri. Miracolosamente, perdendo la finale l’Italia si traveste quasi da vincitrice.

In un passato lontano c’è un esempio che ha prodotto una fantastica forma di trasformismo italico: lo scontro Materazzi-Zidane ai Mondiali di calcio di Germania 2006.

Il giocatore francese (campione di pacatezza) alla sua ultima partita della carriera, dopo diverse ‘provocazioni’ dell’interista (solitamente ‘molto vigoroso’), crollò e reagì (sbagliando) ricambiando le attenzioni dell’avversario con una testata.

Nel Belpaese l’atleta di origine berbero-algerina fu considerato quasi un ‘criminale’ ed in nome del ‘tifo’ nessuno ha mai voluto pensare che per arrivare ad esplodere si ha bisogno di un detonatore. In seguito i giornali hanno chiarito con molta parsimonia l’esito dell’incidente. Materazzi non era una vittima ‘innocente’ ed ‘immacolata’ e Zidane un ‘folle aggressore’. Tutti e due, infatti, furono puniti dagli organi della giustizia sportiva. Il francese con tre giornate di squalifica e 4.750 euro d’ammenda e Materazzi con la sospensione per due incontri e col pagamento di una somma di 3.200 euro. Insomma, al prode azzurro-nerazzurro andò quasi peggio che al transalpino, perchè per lui le partite da non giocare furono ‘reali’, mentre per l’altro (avendo smesso di gareggiare) si trattò di una punizione del tutto virtuale.

Da anni un Paese in coma racconta a se stesso di avere la miglior carne del mondo, pomodori insuperabili, meravigliose melanzane. In improbabili programmi televisivi si tesse quotidianamente l’elogio delle nostre strutture alberghiere o i manager delle compagnie aeree o ferroviarie propagandano una incrollabile fede per la straordinaria efficienza dei nostri trasporti. Per non parlare della qualità della vita, del made in Italy, della ricchezza artistica, eccetera, eccetera.

Peccato sia tutto falso o quasi. I cittadini sanno perfettamente che basta una nevicata per fermare aeroporti e stazioni, che le bistecche si restringono e diventano la metà perchè sono gonfie d’acqua (pur costando un occhio della testa), che le melanzane non sanno più di nulla, che i musei sono depositi disordinati, che le città d’arte crollano e che il made in Italy è prodotto a Taiwan.

I tifosi, da parte loro, sono perfettamente al corrente di come il calcio nazionale sia mal messo, di quanto sia ingiustificato il rapporto costi benefici per la società civile, di come siano patetici non pochi ‘maghi’della pedata, più dotati di tatuaggi che di talento.

Ma cittadini-tifosi o tifosi-cittadini non vogliono prendere atto della realtà e capire quanto il Paese sia ormai esattamente lo specchio di quella nazionale sonoramente battuta dagli spagnoli. Come gli atleti di Prandelli, l’Italia non ha fiato, non ha risorse e soprattutto non ha idee reali sul come reagire al declino.

Quel che è peggio, infine, è la retorica alla quale sembrano far ricorso le ‘Autorità ad ogni piè sospinto. Il Presidente Napolitano, mentre decine di migliaia di cittadini non sanno come sbarcare il lunario, ha scritto ai calciatori strapagati: “Quello che ho trovato molto bello in tutte le vostre prestazioni agli Europei è stato l’affiatamento tra vecchi e nuovi, lo spirito di squadra, la comune determinazione e generosità”.

La Figc avrebbe pagato in caso di vittoria 200 mila euro a calciatore e gli azzurri di Cesare Prandelli avevano deciso di devolvere il premio ai terremotati dell’Emilia Romagna.

Che bello poter donare tanto denaro. Un atto di “generosità”, per citare la parola usata da Napolitano, che fa pensare al vecchio detto: “Piove sempre sul bagnato”. Ma con la sconfitta il sole continuerà a picchiare sempre allo stesso modo sulle macerie dell’Aquila e sulle tende emiliane. Lì di pioggia neppure se ne parla.

Ma Mister Prandelli, come chiunque diriga qualcosa nel Belpaese, sa anche questo ed ha una frase di circostanza: “Ho lavorato con passione, con l’obiettivo di regalare qualche momento di gioia a chi soffre veramente. Questa squadra è stata generosa, ha mostrato di avere uno spirito. Abbiamo vissuto giornate straordinarie, non solo in campo. Penso alla visita ad Auschwitz o ai bambini in ospedale. Queste sono le cose importanti”.

Insomma, l’Italia è sempre l’Italia.

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