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Il grande imbroglio dell’Ilva

Autore: . Data: lunedì, 30 luglio 2012Commenti (3)

Cgil, Cisl e Uil avrebbero manipolato i lavoratori e permesso all’zienda di continuare a produrre durante lo sciopero. Vendola promuove se stesso e non vede la realtà.

Il segretario della Uil, Luigi Angeletti, non ha dubbi: “L’Ilva di Taranto non deve chiudere”. Il sindacalista ha aggiunto: “Non accettiamo un’ipotesi di chiusura nemmeno con una sentenza della magistratura, perchè questo determinerebbe una catastrofe economica”.

Con una sequenza impressionante di considerazioni bislacche, Angeletti si è detto inquieto per il destino degli operai, ma anche molto preoccupato per l’impatto economico più generale sul Paese che causerebbe la chiusura dell’Ilva.

Ignorando totalmente il diritto alla vita per gli abitanti di Taranto, il sindacalista ha affermato che siccome l’Italia è il secondo produttore in d’Europa in caso di cessazione di attività dovremmo importare l’acciaio “e lo pagheremo di più”. Poi ci sarebbe a suo parere il problema della capacità di attirare investimenti e lo stop alla fabbrica sarebbe considerato all’estero “in un unico modo: in Italia non si può nè investire nè produrre. Uno spot pessimo”. Infine il segretario della Uil ha pronunciato la più surreale delle tesi in difesa dell’Ilva, dichiarando che “non è possibile bonificare nulla se gli impianti non sono in funzione”.

Al segretario della Cisl ed agli altri sindacalisti di Cgil e Uil hanno risposto alcuni lavoratori dell’Ilva durante un collegamento del Tg3.

Gravissime le accuse di Cataldo Ranieri, addetto alla manutenzione. “Noi siamo qui in difesa dei nostri diritti e della nostra città – ha detto l’operaio -. Purtroppo abbiamo dovuto constatare che le grandi menti, tra le istituzioni e i sindacati, hanno partorito una verità che è vermanente vergognosa, che la colpa è della magistratura che ha fatto il suo dovere e non di chi doveva intervenire prima che si arrivasse a queste condizioni. Perchè queste condizioni le abbiamo da cinquant’anni”.

Quindi Ranieri ha denunciato l’azione sconsiderata dei ‘sindacalisti’ e dell’Ilva. Ha dichiarato davanti alle telecamere: “Ieri (venerdì scorso, ndr) l’azienda ci ha detto che eravamo in libertà, che dovevamo uscire perchè avevano messo i sigilli all’area a caldo. E’ importante sapere come siamo stati manipolati. Il sindaco di Taranto dovrebbe aprire una inchiesta per procurato allarme. Noi siamo scesi in piazza invece di rimanere in fabbrica dove ci sono i colpevoli di questa situazione. Noi siamo scesi in piazza perchè il sindacato ci ha detto di scendere in piazza e di bloccare tutto. Loro lo sapevano che non c’erano i sigilli, ma dovevano manipolarci e come avviene da cinquant’anni ha pagato la città di Taranto questa condizione. In fabbrica invece, mentre noi stavamo sotto il sole a lottare hanno fatto 31 colate, hanno prodotto ed hanno guadagnato. Ecco dove sta la vergogna”.

Si tenga conto che per un accordo in caso di sciopero delle maestranze in fabbrica si deve solo assicurare la funzionalità degli impianti e non la produzione. Quindi oltre al danno di aver perso denaro perchè in sciopero i lavoratori hanno dovuto subire anche la beffa di una azienda che ha risparmiato sui salari e guadagnato in prodotto.

Un altro operaio ha spiegato al Tg3: “Vogliamo ribadire un concetto che sia chiaro per tutti. Noi siamo qui non per difendere il padron Riva, ma per salvaguardare innanzi tutto la città che noi amiamo, dove siamo nati, e poi ci debbono garantire il posto di lavoro. Per cinquant’anni lo Stato prima e Riva dopo hanno usurpato e derubato questa città. Quindi chi ha danneggiato questa città si deve assumere le responsabilità. Lo stato si deve far garante di 11600 operai insieme al padron Riva, perchè questo stabilimento nel ’95 è stato svenduto. Qui lavora la metà degli operai del ’95 e si fa il doppio della produzione che si faceva nel ’95. Allora se questa città è inquinata lo Stato e Riva devono farsi carico di tutto quello che è successo. Inoltre qui, visto che dicono siamo la settima città più importante d’Italia, ci sono anche la Marina Militare, l’Eni, la Cementir…qui abbiamo dei miticoltori che hanno dovuto distruggere le cozze perchè il primo seno del Mar Piccolo è risultato altamente inquinato. Allora io faccio un appello anche ai miticoltori di unirsi alla nostra protesta perchè noi siamo stanchi di subire ed essere defraudati dai sindacati e dai politicanti di mestiere”.

Ieri intanto il Codacons ha annunciato che denuncerà i ministri dell’ambiente e della salute che si sono succeduti negli anni e che sarebbero, secondo l’associazione dei consumatori, responsabili per il dissesto dell’Ilva “alla luce dei reati di omissione di atti dovuti e concorso in inquinamento e disastro ambientale”.

Commentando l’azione degli inquirenti, l’associazione ambientalista ’Altamarea’ si è detta “fiera dei magistrati tarantini che stanno facendo il proprio lavoro di servitori della giustizia nell’interesse della comunità tarantina, e fiera dei lavoratori dell’acciaieria, dei mitilicoltori, degli allevatori e di tutti quelli che lottano per il loro presente e il loro futuro”.

Per Altamarea “il lavoro fin qui svolto dalla magistratura segnerà veramente la svolta epocale per Taranto solo se cittadini, lavoratori dipendenti, lavoratori autonomi, pensionati, disoccupati, studenti, professionisti, artigiani, imprenditori, operatori e volontari della sanità, malati, parenti dei morti, mitilicoltori, allevatori, agricoltori e commercianti si sentiranno ’parte di una stessa comunità che mette al primo posto l’interesse comune”.

Ed anche Benedetto XVI ha mostrato attenzione per lo stabilimento siderurgico Ilva di Taranto. Ieri il Pontefice ha auspicato durante l’Angelus ogni sforzo per “un’ equa soluzione” della vicenda.

Se i sindacati sono ostentatamente al fianco dell’azienda nella presunta difesa ‘del lavoro’ in una acciaieria che in cinquant’anni non solo avrebbe inquinato gravemente l’ambiente, ma che ha anche devastato il tessuto sociale del tarantino, incommentabile è la posizione del governatore pugliese Vendola.

Per il leader di Sel “la vicenda giudiziaria segna una svolta culturale per tutta la città di Taranto, soprattutto sta determinando un sommovimento nella coscienza operaia”.

Anche Vendola non ha dubbi: “E’ un bene che Taranto si sia posta il tema ambientale, ma nello stesso tempo esso va conciliato con quello del lavoro. Un’Ilva sostenibile è possibile, e in parte, c’è già”.

Il presidente della Regione, che forse non è stato informato della ‘manovre’ dell’azienda e dei sindacati denunciate dagli operai al Tg3 e dell’esistenza di un servizio dello stesso telegiornale nel quale si vedrebbe l’Ilva smaltire gas venefici durante la notte, ha scelto come spesso accade la via delle ‘poetica’: “La consapevolezza è arrivata prima nella cittadinanza, poi ha varcato i cancelli. Quella degli operai è una sorte paradossale e di solitudine: si sentono assediati dal cancro e insieme dalla povertà. Tantissimi operai giovani hanno padri che hanno lavorato all’Ilva e sono morti di tumore. Quei veleni sono sedimentati da un più di un secolo di industrializzazione selvaggia, e una bonifica adeguata sarà molto lunga. Ricordiamoci che l’Ilva è la più grande fabbrica italiana e il più grande siderurgico di Europa. Taranto è dentro l’Ilva, e non il contrario”.

Sebbene non sia necessario essere degli specialisti per capire quanto il mostro siderurgico abbia devastato Taranto nei cinquant’anni della sua esistenza (prima con Italsider costruendo una perversa rete clientelare che garantiva a partiti e sindacati spazi politici rilevanti grazie alla gestione delle assunzioni e dopo con Ilva nella strategia compromissioria determinata dalla necessità di far sopravvivere l’unico stabilimento siderurgico europeo costruito ‘dentro’ una città), il governatore ha deciso di ricorrere ai luoghi comuni più banali sostendo che si debbono “affrontare i problemi del passato, con cicli di bonifiche” e quelli del futuro facendo “in modo che non si inquini più”.

Vendola vuole tenere in vita la fabbrica. Senza comprendere che la chiusura del siderurgico, la bonifica del territorio e la costituizione di una ‘no tax zone’ produrrebbero migliaia di posti di lavoro ‘puliti’, il leader ‘ecologista’ ha aggiunto: “I magistrati hanno spiegato che l’ordinanza del gip non spegne di fatto la fabbrica, ma apre un percorso che arriva al sequestro di tutta l’area a caldo. Ma in realtà sta annunciando l’esito che si avrà qualora l’azienda non mostrasse di saper interloquire con la procura per la rimozione dei fattori inquinanti”.

“La procura – ha continuato il presidente della regione Puglia – insomma può rivalutare e riformare il provvedimento. Tra l’altro sono scelte che influiranno molto anche sugli altri grossi siti industriali: Eni, Enel, Cementir”.

Infine, mostrando la tradizionale chiusura mentale all’innovazione dei politici italiani, Vendola ha spiegato: “Qualcuno forse pensa di poter riconvertire il Sud in pastorizia e artigianato, ma io credo che la riconversione ecologica non può essere un esodo dalla storia industriale del Paese”. Ed il suo movimento si chiama Sinistra, ecologia e Libertà.

Infine, negando il presente, ovvero le indagini per un supposto disastro ambientale, il governatore ha pronunciato uno spot a favore di se stesso: “Il futuro di Taranto è stato affrontato dalla Regione, con una svolta normativa e culturale: abbiamo agito per diminuire diversi inquinanti, in un quadro legislativo nazionale praticamente assente e negli anni difficili della crisi. L’Ilva si è sempre sentita aggredita da regione e Arpa, Confindustria è stata durissima con noi, e noi non mai bonari come interlocutori”.

Il problema Ilva in un Paese come l’Italia è irrisolvibile. Un potere politico e sindacale che non accetta di ammettere la pericolosità di uno stabilimento siderurgico costruito quasi dentro una città, ma che nello stesso tempo ha permesso la liquidazione di settori industriali strategici come l’elettronica, le telecomunicazioni e la chimica decisamente non è in grado di metter mano al pasticciaccio brutto della fabbrica tarantina. Con le conseguenze che tutti facilmente comprendono.

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Commenti (3) »

  • CLAUDIO MONTEDURO ha detto:

    Questo signore (?) non sa quello che dice. non menziona certo il danno che questa azienda a provocato ad altre attività. Gli operatori come i mitilicoltori che hanno dovuto distruggere tonnellate di cozze perchè inquinate. I produttori di formaggi ai quali è stato impedito di commercializzare i loro prodotti perchè fatti col latte inquinato. Attività agricole anche distanti dal luogo di produzione della maledetta diossina che hanno visto inquinati i terreni e le falde dell’acqua. Il mare inquinato da scarichi di ogni tipo. Gli occupati tarantini sono tremila il resto sono pendolari che una volta distanti dal luogo di lavoro possono rigenerarsi (??) i polmoni aggrediti da fumi, ma quelli del luogo i tarantini continuano anche una volta a casa a respirare insieme a tutti gli abitanti della città le esalazioni di diossina pcb ed altre sostranze velenose. Come le risolve il sindacalista dei miei stivali ???

  • Roberto Rosi ha detto:

    I sindacati in questi 50 anni di attività della fabbrica dov’erano ?
    Nessuno ha mai denunciato la situazione facendo morire la gente piuttosto di mantenere il posto di lavoro ?

    E gli operai manifestano ora per mantenere il posto ma prima per denunciare la situazione ? Tutti zitti mentre l’aria velenosa gli riempiva i polmoni tutti i giorni, e non solo a loro ma a tutti perchè quel veleno circola, viaggia trasportato dall’aria, entra nelle falde acquifere, avvelena animali, piante..

    La salute non si scambia con niente perchè senza quella tutto il resto non conta.

    La colpa allora non è di questo o quello, la colpa è di tutti.

  • max ha detto:

    ma con che coraggio clini si fa chiamare ministro dell’ambiente e vendola si erge ad ecologista? l’ilva ha rappresentato in questi anni di attività solo una cosa per taranto: tutti i suoi mali!
    mi auguro solo che i magistrati non si facciano condizionare dai deliri di politici ,sindacalisti e imprenditori che lucrano sulla nostra pelle!

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