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Il governo regala frequenze. Ovviamente a Mediaset va di lusso

Autore: . Data: lunedì, 16 luglio 2012Commenti (0)

Non c’è pace nell’etere italiano. Il ministro Corrado Passera ha ceduto gratuitamente alcuni canali di trasmissione. E le emittenti del Cavaliere hanno le migliori.

L’ultima trovata dell’esecutivo dei ‘tecnici’ è stata quella di ‘sostenere’ i monopoli televisivi nazionali con una donazione.

Nella Finanziaria 2010 il ministro dell’economia dell’epoca, Giulio Tremonti, fece scrivere che c’era “l’obbligo di trasformare i titoli provvisori (rilasciati a livello regionalea dal 2008 al 2012) in definitivi entro il 30 giugno 2012, in coincidenza con il passaggio al digitale su tutto il territorio nazionale”.

Passera ha quindi ottemperato all’obbligo, salvo dare a Mediaset le frequenze ‘più pulite’. Hanno commentato con preoccupazione in molti. Vincenzo Vita, del Pd, ha detto: “Ennesimo regalo a Mediaset”; Roberto Rao, dell’Udc, ha insistito: “Il governo ha gettato le basi per una situazione ad alto rischio conflittualità, interna ed internazionale”; Paolo Gentiloni, anche lui del Pd, ha insistito: “Un danno alle casse dello Stato e alle future aste per il digitale terrestre e la banda larga mobile”.

In pratica il monistero per lo Sviluppo Economico ha ceduto per vent’anni alle19 frequenze. Quattro alla Rai, quattro a Mediaset, tre a La7 (Telecom Italia Media) e cinque a reti minori.

Ma se Mediaset e Rai sono ‘pari’ nel numero non lo sono per ‘qualità’ di prodotto. Infatti i canali del servizio pubblico sono a rischio di interferenza con le tv dei Paesi stranieri confinanti con il nostro.

Per evitare ‘pasticci’, cioè quello che è avvenuto, Nicola D’Angelo ( ex Agcom, Autorità garante delle comunicazioni), Vincenzo Vita e Felice Belisario, dell’Idv, avevano chiesto una proroga.

I fautori del ‘rinvio’ pensavano che fosse necessario realizzare un nuovo piano nazionale delle frequenze, mentre una ‘cessione’ per venti anni mette punti fissi in una situazione di confusione. Poi c’è l’asta per sei frequenze per il digitale terrestre, che il decreto prevede debba svolgersi alla fine di agosto, ma che forse slitterà per permettere all’Agcom di fissare nuovi termini di svolgimento.

Antonio Sassano, docente alla università romana La Sapienza, ha dichiarato: “L’ex beauty contest (l’asta per le frequenze, ndr) potrebbe procedere su un binario separato e quindi forse, mi auguro, potrebbe non essere condizionato da quest’assegnazione ventennale. Mi sembra che la proroga pregiudichi piuttosto il coordinamento internazionale e la futura asta della banda larga mobile”. Il ‘tecnico’ ha continuato: “Come faremo infatti a trattare con i Paesi vicini su quali frequenze accendere e spegnere per evitare interferenze, quando ne abbiamo già bloccate 19 per vent’anni? Ecco perché sarebbe stato meglio aspettare un piano frequenze Agcom, coordinato internazionalmente, prima di assegnarle a titolo definitivo”.

Poi c’è il problema della banda larga per i gestori della telefonia cellulare. Dal 2016, per decisioni internazionali, alcune frequenze occupate dalle telelevisioni saranno affidate ai gestori telefonici. In Italia il Biscione del Cavaliere possiede il numero più alto di canali da cedere.

Ha spiegato Gentiloni che Passera “almeno avrebbe dovuto limitarne al 2015 il diritto d’uso” perchè, “adesso invece lo Stato si troverà costretto a risarcimenti ingenti alle tivù, in cambio di quelle frequenze da dare all’asta”.

Il ministero dello Siluppo economico ribatte che le televisioni potrebbero ricevere in cambio canali con “capacità trasmissiva equivalente”.

Tutto bene allora? Non per Sassano, che ha precisato al ministero: “Purtroppo non esistono frequenze libere alternative”.

Adesso sulla questione Roberto Rao (Udc), Marco Perduca (Radicali) hanno presentato un’interrogazione parlamentare. E Mediaset è tranquilla.

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