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Contro i ‘predatori sessuali’ Facebook controlla le chat

Autore: . Data: giovedì, 19 luglio 2012Commenti (0)

Il social network di Menlo Park ha utilizza uno software che cerca conversazioni ‘a rischio’. Fin dove arriva lo spirito legalitario di Mark Elliott Zuckerberg?

Fino a quando Joseph Menn per la Reuters non ha raccontato come funziona l’applicazione ‘anticrimine’ pochi utilizzatori di Facebook sapevano che le loro chat erano sistematicamente intercettate.

Il Grande Fratello messo in piedi da Fb è un marchingeno mirabolante: ‘lui’ cerca nelle chiacchiere degli utenti riferimenti, frasi o parole che possano indurre a sospettare l’imminente svolgersi di un reato a sfondo sessuale. Uno dei database utilizzati conterrebbe anche suoni vocali riconducibili alle tecniche di approccio dei maniaci, mentre un altro incrocerebbe le informazioni raccolte con gli elenchi di persone condannate per reati di tipo sessuale.

Tra gli esempi noti di questo ‘previsore’ di crimini c’è il caso di un signore trentenne o giu di lì che nello scorso marzo, secondo lo Sherlock Holmes digitale, stava chattando con una tredicenne e si adoperava per convincerla ad incontrarlo il giorno seguente dopo la scuola. Immediatamente il software ha informato la ‘special force’ di Fb che ha subito allertato la polizia. Gli agenti, sulla base della segnalazione dei dirigenti del social network, hanno prima messo sotto controllo il pc del ‘predatore’ e poco dopo lo hanno arrestato.

Naturalmente l’uomo è stato subito dichiarato non colpevole in quanto alcun reato era avvenuto e tantomeno c’erano prove concrete a suo carico se non le interpetazioni semantiche di un investigatore cibernetico. Nessuno, però, è in grado di sapere se il nome del cittadino inquisito sia finito in qualche banca dati che lo considera un potenziale abusatore di bambini e se da quel momento ovunque vada nel mondo decine di lampadine impazzite ne segnaleranno ‘in automatico’ gli spostamenti.

A Menlo Park tutti sono tranquilli. Uno dei supervisor di Fb ha detto: “Non vogliamo che chi lavora qui passi il tempo a leggere conversazioni private ed è quindi importante che la tecnologia che impieghiamo registri il minor numero possibile di falsi positivi”. Poi ha spiegato che vengono segnalati solo ‘fatti convincenti’ e che in caso di processo agli inquirenti saranno ceduti dati solo quando ne fosse dimostrata la reale necessità.

Il tradizionale disinteresse di gran parte degli utilizzatori verso le questioni riferibili al dirito di privacy portano molti a pensare che in quanto ‘non predatori’ non corrono rischi. Peccato che il potente Sherlock Holmes digitale sia una macchina, che non segua tracce ma incroci automaticamente parole scelte secondo un criterio predeterminato e che non sappia distinguere il vero dallo scherzo. Con conseguenze facili da immaginare: due ragazzotti che si mettono a giocare rischiano di finire arrestati in un baleno.

In passato Zuckerberg ed i suoi collaboratori erano stati messi ‘sotto controllo’ dalle autorità di controllo europee ed americane per sospette intromissioni nella vita privata dei loro clienti.

Non poche organizzazioni per la difesa dei diritti avevano accusato Fb di tracciare con cookie permanenti la navigazione degli iscritti al sito. Gli attivisti americani si erano rivolti alla Federal Trade Commission perchè avviasse una un indagine sui pericoli prodotti da una cura poco scrupolosa dei dati personali degli utenti e per l’utilizzazione di sistemi di tracciamento particolarmente invasivi.

In Europa il gruppo austriaco EvF (Europe versus Facebook) aveva chiesto al Commissario Irlandese alla protezione dei dati di controllare l’attività del social network. Il responsabile della protezione dei dati per il governo di Dublino, Gary Davies, all’epoca rese noto che i suoi agenti avrebbero esaminato “la questione oggetto del reclamo (di EvF, ndr) ma saranno anche più approfonditi nell’esaminare il rispetto più in generale della legge irlandese sul trattamento adeguato dei dati”. La Germania aveva già messo sotto indagine Facebook per presunta violazione di privacy.

L’investigatore digitale di Fb non è certo una novità, da anni software simili sono in uso per intercettare comunicazioni di ogni tipo. Tuttavia è inaccettabile che le ‘indagini’ siano svolte da un ‘privato’, sena l’autorizzazione di alcun magistrato ed il controllo di organi preposti alla tutela della sicurezza pubblica.

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