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Berlusconi al mercatino dell’usato

Autore: . Data: martedì, 17 luglio 2012Commenti (0)

Il Cavaliere tenta di salvare il Pdl in coma. E ricomincia l’insopportabile balletto degli annunci propagandistici. Il Paese muore e ‘Papi Silvio’ pensa a reclamizzare l’inesistente.

“Ricevo tante richieste molto insistenti. Posso solo dire che non abbandonerei mai il mio partito, il Popolo della Libertà, che d’altronde riavrà presto il suo vecchio nome: Forza Italia”, ha detto Berlusconi ad un autorevole giornale tedesco, la Bild.

Le stranezze del ritorno in campo del Cavaliere sono molte, ma una cosa rimane certa: nel suo partito, comunque si chiami, la democrazia non esiste. L’ex premier prima ha ‘nominato’ da solo il suo successore, il tetro Angelino Alfano, poi lo ha ‘destituito’ ed è tornato al comando, quindi ha deciso di cambiare nome alla sua creatura. Tutto senza che nessun organismo di partito si sia mai riunito per discutere.

Berlusconi ha anche rilanciato il tradizionale repertorio di amenità: “Non sono rimasto traumatizzato dalla perdita di potere, anche perchè il presidente del Consiglio in Italia non ha alcun potere. La nostra Costituzione non gli permette neppure di sostituire un proprio ministro. Avevo potere prima del 1994, quando facevo solo l’editore televisivo. Purtroppo l’Italia è ancora oggi difficilmente governabile: il capo del governo non ha neppure il potere di decidere autonomamente sui decreti legge che sono immediatamente efficaci. Da noi, dal decreto legge all’approvazione passano mediamente 500/600 giorni. Abbiamo delle regole costituzionali vecchie e inadeguate”.

L’nventore del ‘Bunga Bunga’ con tutta evidenza ancora pensa al Regno di Silvio, ad una Italia costruita a sua immagine e somiglianza, nella quale le ‘casette’ del terremoto in Abruzzo siano come la spazzatura di Napoli o l’inesistenza della crisi. Ciacchiere con le quali intrattenere ‘il pubblico’ in attesa del prossino show.

Per non tradire i suoi estimatori, Berlusconi ha anche ripetuto il solito ritornello autoassolutorio: “Se i conti della nostra finanza pubblica sono sotto controllo, lo si deve in buona parte al mio governo. Questa crisi è impregnata di una sorta di profezia che si auto-avvera, cioè il fattore psicologico è una delle cause principali della crisi. Io invece sono del parere che sia compito di un governo creare un clima di ottimismo e fiducia”.

Nessuno è ancora riuscito ancora a spiegare al Cavaliere che la crisi finanziaria mondiale è stata determinata da un modello, quello liberista, che imponendo il primato della finanza ha prodotto la creazione di una colossale ‘ricchezza fantasma’. E dopo una trentina di anni di speculazioni, arricchimenti fittizi e titoli spazzatura il meccanismo si è rotto. Con le conseguenze che tutti possono vedere.

Ad oltre 75 anni ‘Papi Silvio’ non riesce più a percepire la realtà ed il presente e suppone di poter guidare il Paese dopo aver contribuito come nessun altro a ridurlo in brandelli.

Ed è preoccupante anche l’analisi che Berlusconi fa della situazione europea: “Noi ci auguriamo una Germania più europea e non un’Europa più tedesca”, oppure su Monti e sull’ultimo vertice di Bruxelles, dal quale sono uscite solo proposte inattuate e che parte della stampa italiana ha descritto come una vittoria del nuovo presidente del Consiglio: “Non l’abbiamo mai vista così ne’ io ne’ il presidente Monti. Il trionfo sarà di tutti se riusciremo a uscire dalla crisi e se l’Europa sarà finalmente più forte, più unita, più solidale”.

Neppure ha letto i giornali l’Uomo di Arcore, perchè nel frattempo Merkel, come era facilmente prevedibile, ha dichiarato che “non ci sarà solidarietà”, in Europa, “senza controlli”. Il Cancelliere tedesco, sempre più chiaramente impegnato nella affermazione della ‘Grande Germania’, ha anche ricordato che “se si ha una moneta comune questo significa, naturalmente, che oltre ai vantaggi ci sono degli obblighi e che le decisioni politiche di ogni singolo membro hanno effetto sugli altri Paesi”. “Dobbiamo avere un’Europa più impegnata” sul rigore, ha proseguito il Cancelliere, aggiungendo che si “deve dare alle istituzioni europee più potere di agire contro chi (quei Paesi, ndr) che non rispettano le regole. Un controllo che sia vincolante e che non permetta di violare facilmente le regole che ci siamo imposte”.

L’idea di una Europa lager, nella quale ad una Repubblica federale libera di aggiustare le regole per come le conveniene sia affidato il ruolo di comandante è l’obiettivo di Merkel. E il capo del governo federale neppure pensa ai Paesi ridotti in miseria come la Grecia o a quelli che potrebbero saltare in futuro, forse Irlanda, Portogallo, Spagna, Italia. Il pericolo di questa donna per l’intera Europa sta diventando drammatico.

Infatti, senza remore, il Cancelliere ha fatto notare come “le forze della Germania non sono infinite e noi come l’Europa affrontiamo una competizione mondiale che dobbiamo vincere per mantenere il nostro benessere. Questo è ciò che mi guida e per questo, si debbono cambiare alcune cose, anche con durezza, in Europa”.

Merkel, nello stesso modo di Berlusconi, non ha capito che il benessere, lo sviluppo, la crescita (non solo del Vecchio Continente) ormai non sono più determinati da decisioni demagogiche, follie nazionalistiche o pretezionistiche, da primati o da biechi interessi elettorali. La ‘crisi psicologica’ di Berlusconi o ‘il rigore’ auspicato dal Cancelliere hanno devastato l’Italia e affamato la Grecia. E richiano di radere al suolo altri Paesi.

E se il capo del governo tedesco delira sulla ‘durezza’, l’ex premier italiano dice un giorno una cosa ed il giorno dopo il contrario.

Berlusconi ha smentito se stesso e fatto marcia indietro sulle sue critiche all’euro. Adesso, secondo lui, grazie alla moneta unica “la bilancia commerciale della Germania è migliorata, quella dell’Italia è peggiorata” ma, ha sottolineato, “un ritorno alle valute nazionali mi pare improbabile. Si tratterebbe in ogni caso della sconfitta, che nessuno può augurarsi, del progetto storico di un Europa unita”.

E sebbene Monti abbia detto che ”tutte le testimonianze mi raccontano, al G20 di Cannes del novembre scorso, di quella pressione sgradevolissima prossima all’umiliazione a cui fu sottoposto l’allora premier Silvio Berlusconi”, lui, il Cavaliere, come sulle festicciole a casa sua e sulla ‘nipote di Mubarak’ ha una personalissima versione deu suoi rapporti con Merkel da offrire ai cittadini: “Ho un cordialissimo rapporto. La stimo per la sua franchezza, la sua serietà, la sua competenza, la sua dedizione. Apparteniamo entrambi alla grande famiglia della democrazia e della libertà in Europa, il Partito Popolare Europeo”.

L’Italia, sempre più stremata da crisi, tasse e disoccupazione adesso non ha solo un governo che dopo mesi di strategia dei ‘conti in ordine’ non ha concluso quasi nulla e una ex opposizione di centro sinistra del tutto inesistente. Adesso ha anche il Cavaliere che vuol tornare al suo posto. Destino ingrato.

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