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Ammalarsi d’amore in galera

Autore: . Data: mercoledì, 18 luglio 2012Commenti (0)

Il dolore ed i sentimenti di due ergastolani ostativi, ovvero di uomini che non usciranno mai dal carcere. Un articolo per ‘Tu Inviato’.

L’amore è l’unica forza capace di trasformare un nemico in amico (Martin Luther King)

Se fuori è già difficile essere un buon padre, dentro l’Assassino dei Sogni (come chiamo io il carcere) è quasi impossibile.

Salvatore è un uomo ombra, un ergastolano ostativo, un cattivo e colpevole per sempre, che non potrà mai usufruire di nessun beneficio se in cella al suo posto non metterà qualche altro.

Salvatore l’hanno arrestato giovanissimo ed ha lasciato un figlio che aveva appena due anni.

Salvatore è sempre stato un ragazzo solare, sorridente e di compagnia, ma da un po’ di tempo è cambiato: s’è ammalato d’amore.

È diventato taciturno, malinconico e si è chiuso in se stesso da quando ha ricevuto questa lettera dal figlio, ormai ventenne:

Ciao caro papà, ho ricevuto la tua lettera oggi, io sto bene, diciamo! Non ti ho scritto perché non ho avuto la possibilità, visto e considerato che sono in cerca di lavoro da un po’ di tempo. Se non fosse per la mamma che lavora e mi da qualcosa di soldi, sarei del tutto fallito. Tutt’oggi faccio dei colloqui sempre riguardo il lavoro, con la speranza che qualcuno mi chiami da qualche parte, mi faccio sempre forza e penso sempre in positivo, nonostante che sia un bruttissimo periodo per noi giovani, forse tu non hai idea e non immagini quello che sta accadendo fuori.

Caro papà, tu mi scrivi sempre che sono il tuo amore e qualsiasi cosa io ho bisogno posso contare su di te… a volte io penso che questa sia una stronzata perché tu sai benissimo quali sono i miei problemi: mi manchi tu, ma tu non ci sei e non tornerai mai a casa. E poi come fai a dirmi che mi conosci bene? Manchi da 20 anni e non riesci a capire e non ti vuole entrare in quella testolina che io non sono più un bambino… Io capisco che le cose non dipendono da te, ma io sono arrabbiato lo stesso che non puoi venire a casa. Però non ti preoccupare, io continuerò a scriverti perché sei sempre mio padre, colui che mi ha messo al mondo, però rifletti bene papà, il passato è passato, ma guarda il presente e come sarà il futuro per noi due?
Ciao caro papà, ti voglio un mondo di bene. Un bacio.

Tuo figlio Giuseppe.

Che altro dire?

Per un uomo ombra amare qualcuno là fuori può diventare una terribile malattia perché non hai nessuna medicina per curarti.

E Salvatore sta morendo d’amore perché sa che non potrà mai abbracciare suo figlio da uomo e padre libero perché è stato condannato alla pena di morte in vita.

Carmelo Musumeci
Salvatore Pulvirenti

Carcere Spoleto, Luglio 2012

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