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1936,80 euro per morire

Autore: . Data: giovedì, 26 luglio 2012Commenti (1)

Matteo Armellini aveva 32 anni quando fu schiacciato dal palco che stava montando in occasione di un concerto della Pausini. Non era assicurato e non aveva tutele. Come mai?

La morte del giovane manovale, secondo quanto dichiarato da sua madre, sarebbe stata risarcita con una cifra minima. Ha detto la donna: “Vorrei una spiegazione, non tanto per i 1936,80 euro, ma perché mio figlio è morto sotto un palco e nell`oggetto del pagamento c`è scritto “risarcimento per infortunio e malattia professionale”".

Addolorata per la tragica scomparsa del giovane la signora Armellini ha aggiunto: “Bisogna rivedere il modo in cui viene gestito il lavoro dei ragazzi che collaborano all`allestimento dei palchi, non hanno alcuna copertura assicurativa. Ai miei tempi, un sindacato non avrebbe mai permesso una cosa del genere”.

Ha ragione la mamma di Matteo. Ma anche altro andrebbe aggiunto. Chi dovrebbe fare i controlli sulle condizioni di lavoro delle maestranze dov’è? E perchè in nome della flessibilità in Italia si sono accettate regole contrattuali inesistenti nel resto d’Europa?

Dopo la ‘battaglia per il licenziamento libero’ avviata dal ministro Fornero subito dopo l’assunzione del suo incarico si scopre da una indagine svolta da Unioncamere ed alla quale ha partecipato lo stesso ministero del Lavoro che nei mesi da luglio a settembre dei 159 mila posti messi a disposizione appena il 19,8 per cento è stabile.

Insomma, nel nostro Paese la stragrande maggioranza di chi lavora è precario, approssimativo, temporaneo, casuale e, senza dubbio alcuno, pagato pochissimo. Se è vero come afferma uno studio della Banca d’Italia che in termini assoluti la retribuzione media nel Belpaese sarebbe passata in dieci anni da 1.410 a 1.439 Euro, con un aumento di soli 29 Euro. E ci sarebbe da chiedersi anche come sia stata calcolata la ‘retribuzione media’, visto che sono centinaia di migliaia i lavoratori che pagherebbero da bere a tutti pur di avere uno stipendio superiore ai 1200 euro.

Sul risarcimento al povero Matteo Armellini ha spiegato Giuseppe Lucibello, direttore generale dell’Inail: “Quei soldi non sono un risarcimento ma un anticipo dell’assegno funerario”. Quindi l’alto dirigente ha aggiunto: “La retribuzione molto bassa del ragazzo non consente di immaginare risarcimenti consistenti. Con le attuali leggi, l’Inail risarcisce quello che può ma ha avanzato più volte proposte per meglio tutelare i più giovani”.

Lucibello, che ha uno stipendio annuo di 274.579 euro lordi, ha ragione. Pochi soldi in busta paga, pochi soldi se si ha sfiga di morire. E naturalmente non è sua la colpa. Così come Pausini non ha responsabilità, perchè si serve di un service e certo non è tenuta a controllare i contratti di chi lavora per lei. E neppure il ministro del Lavoro può essere chiamato in causa, perchè dal suo ufficio mica può sapere se si effettuano davvero i controlli di rito che la legge prescriverebbe. E tantomeno il titolare dell’impresa che ha asssunto Matteo può essere considerato un colpevole, perchè sicuramente è costretto a stare sulle spese e si barcamena come può. Il sindacato, infine, già fa fatica a tutelare i propri iscritti, figuriamoci se può spendere energie per difendere chi monta palchi, tendoni da circo, giostre e quant’altro.

Infine una dubbio: perchè Matteo Armellini è andato a lavorare con un contratto così sfavorevole. Non poteva restarsene a casa?

Venghino signori venghino nell’Italia delle meraviglie.

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Commenti (1) »

  • Paolo ha detto:

    La vicenda di Matteo Armellini, il giovane operaio morto nell’allestimento del palco di Laura Pausini a Reggio Calabria.
    Da ieri, dalla pubblicazione dell’articolo sull’Unità in cui la signora Paola parlava della cifra che l’Inail le aveva inviato per l’infortunio mortale di suo figlio, l’onda mediatica si é scatenata, parlando dell’Inail come di un ente senza cuore né pietà che ha valutato in meno di 2000 euro la vita di un ragazzo. Nonostante il dolore e la terribile realtà della morte sul lavoro, é necessario fare chiarezza e capire. L’importo versato dall’Istituto non è un risarcimento, ma il contributo alle spese per il funerale, previsto in ogni caso. I duemila euro versati alla madre di Matteo Armellini non sono un risarcimento per la perdita del figlio, ma il contributo alle spese per il funerale che l’INAIL eroga ai familiari di tutti i lavoratori deceduti”. Quando un lavoratore perde la vita si tratta sempre di verificare se lascia dei superstiti che hanno diritto alla rendita prevista per legge e, se la risposta è affermativa, di calcolare a quanto può ammontare.

    Le prestazioni erogabili dall’INAIL ai lavoratori assicurati e, in caso di loro morte, ai loro superstiti sono previste dal Testo Unico n. 1124 del 1965, che ne stabilisce in maniera tassativa condizioni e misure. In particolare, la legge prevede che abbiano diritto alla rendita il coniuge, fino alla morte o a nuovo matrimonio, ciascun figlio fino al raggiungimento del 18esimo anno di età (per ragioni di studio non oltre i 26 anni se studenti universitari), i figli totalmente inabili al lavoro, ai quali la rendita spetta a prescindere dall’età, finché dura l’inabilità. Solo In mancanza di coniuge e figli, anche ai genitori, altri ascendenti, fratelli e sorelle può spettare una rendita. Ma solo nella misura del 20% e solo se convivevano con il lavoratore deceduto ed erano a suo carico. Lo scopo della legge non è quello di risarcire i familiari del danno derivato dalla morte del lavoratore, quanto piuttosto di offrire ai superstiti i mezzi di sostentamento venuti a mancare dopo la sua morte. Tutto a norma di legge, dunque, ma il Testo Unico risale a più di quarant’anni fa e l’INAIL ha proposto più volte di introdurre alcune modifiche legislative per adattarlo alla realtà contemporanea. Un altro problema è legato all’ammontare delle rendite che vanno ai superstiti di lavoratori deceduti in giovane età. Questi lavoratori si trovano spesso in una condizione contrattuale iniziale o flessibile che si traduce in una rendita molto bassa per i superstiti. Resta da parte dell’INAIL il rammarico per la grave perdita che la signora Armellini ha sofferto; ma dal punto di vista economico l’Istituto non poteva fare di più.

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