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Misure anticrisi: come sono Ici e pensioni nel mondo

Autore: . Data: venerdì, 2 dicembre 2011Commenti (0)

Il nuovo governo starebbe per varare una prima tranche del pacchetto ’anticrisi’. Riguarderebbe Ici, pensioni, Iva e lotta all’evasione. Confronto con le misure applicate all’estero

Per l’Ici in Francia ci sono due imposte sulle casa, entrambe prelevate dallo Stato, la ’taxe fonciere’ e la ’taxe d’habitation’ (che viene poi riversata ai comuni). L’ammontare delle due tasse per un appartamento di 40 metri quadri nel centro di Parigi è di circa 1.400 euro all’anno.

In Gran Bretagna invece l’Ici non esiste e si paga una tassa al mometo dell’acquisto dell’abitazione. La forma più simile alla normativa italiana è la council tax, per i servizi municipali (rifiuti, manutenzione strade, ma anche welfare). L’aliquota varia in base al tipo di appartamento in cui si vive. Ma è legata alla residenza, non alla proprietà .

Anche in Germania l’Ici non c’è. Il sistema fiscale immobiliare tedesco è completamente diverso dal nostro. Chi affitta una casa, per esempio, è considerato alla stregua di un piccolo imprenditore e paga tasse in proporzione.

In Spagna l’Ici si chiama Ibi, Impuesto sobre bienes inmuebles. E’ una tassa locale variabile a seconda dei comuni. Corrisponde a fra lo 0,3 per cento e l’1,1 del valore catastale dell’immobile.

In Belgio esiste la ’precompt immobilier’, che si applica in base alle regioni e al valore catastale dell’immobile. L’aliquota è del 10 per cento nelle Fiandre e del 12,5 a Bruxelles e in Vallonia.

Negli Usa c’è la property tax, raccolta dal governo locale, che varia, fra i diversi Stati, da un minimo dello 0,2 per cento al 4 del valore della casa. In alcuni casi, poi, è possibile usufruire di uno sgravio fiscale della tassa, per 10 anni.

Per quanto riguarda le pensioni sono molti i Paesi che per contrastare la crisi hanno deciso di innalzare l’età pensionabile.

In Francia con l’ultimo piano anti-deficit, l’entrata in vigore della riforma votata nel 2010 è stata anticipata di un anno, cioè al 2017. Il provedimento fissa l’innalzamento dell’età da 60 a 62 anni.

In Inghilterra ci sono tre regimi pensionistici: retributivo, contributivo e collegato a fondi privati e sono tutti soggetti agli andamenti di mercato. La pensione sociale, prevista per tutti i lavoratori, garantisce un minimo di 137,35 sterline a settimana, circa 640 euro al mese. Le aziende con meno di 50 dipendenti non hanno l’obbligo di offrire un regime pensionistico aggiuntivo a quello statale. L’età  minima salirà  a 67 anni a partire dal 2026.

In Germania il sistema previdenziale è contributivo. La riforma del 2007 prevede un sistema graduale di innalzamento dell’età a partire dai 65 anni: l’obiettivo è quello di mandare i lavoratori in pensione a 67 anni, senza distinzione di sesso. Ciascun cittadini versa il 19,9 per cento dello stipendio lordo. Ma lo Stato interviene con oltre 80 miliardi di euro all’anno per la previdenza, che è il capitolo più corposo della spesa pubblica tedesca.

In Spagna l’ex premier Zapatero aveva deciso il congelamento nel 2011 delle pensioni. Il nuovo premier Rajoy si ritiene voglia abolire il provvedimento. I socialisti avevano fatto approvare dal parlamento nel 2011 la riforma delle pensioni, con un innalzamento progressivo da 65 a 67 anni fra il 2013 e il 2027 dell’età pensionabile e da 15 a 25 anni del periodo di calcolo della pensione. Non si sa cosa farà il nuovo governo persistendo una crisi molto grave del Paese.

In Belgio gli uomini vanno in pensione a 65 anni con 45 anni di contributi e le donne a 60 con 40 anni. C’è la possibilità di uscire dal mondo del lavoro a 60 anni solo in alcune circostanze fortemente scoraggiate e penalizzanti.

Negli Usa il sistema pubblico, la Social Security, opera sulla base del meccanismo della ripartizione, con un’aliquota contributiva standard del 10,6 per cento ripartita in modo equo fra lavoratore e datore di lavoro. L’età per il pensionamento è di 67 anni ma potrebbe essere aumentata a 69 anni. Accanto al sistema pubblico c’è il sistema previdenziale privato che integra gli emolumenti mensili. In ogni caso la diffusione elevatissima di rapporti di lavoro ‘atipici’ rende difficile la comparazione del sistema americano con quelli dei Paesi europei.

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