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L’Italia è in mutande, ma la corruzione non si ferma mai

Autore: . Data: giovedì, 1 dicembre 2011Commenti (0)

Ieri una ‘retata’ ha portato in una caserma dei carabinieri il numero due dei berlusconiani lombardi, il vicepresidente del consiglio ragionale Franco Nicoli Cristiani.

Secondo l’accusa il politico di centro destra sarebbe responsabile di corruzione e traffico illecito di rifiuti. Ancora una volta ad incastrarlo ci sarebbero le odiatissime (dal centro destra) intercettazioni telefoniche.

Nella stessa operazione sono state arrestate altre nove persone e sequestrati la cava di Cappella Cantone (Cremona) destinata ad una discarica di amianto, un impianto per il trattamento di rifiuti a Calcinate (Bergamo) e due cantieri della Brebemi a Cassano d’Adda (Milano) e Fara Olivana Con Sola (Bergamo).

Gli investigatori sostengono che in quegli impanti venissero trattati del tutto illecitamente rifiuti speciali.

Nicoli Cristiani avrebbe ricevuto 100mila euro per “ammorbidire” i controlli e favorire in questo modo la truffa, causando anche il probabile inquinamento del territorio.

Mentre gli inquirenti si occupavano del vicepresidente lombardo, la Direzione distrettuale antimafia di Milano arrestava il giudice Vincenzo Giglio, presidente della Corte d’Assise, esponente di ‘Magistratura democratica’, docente di diritto penale alla Scuola di specializzazione per le professioni legali dell’Università statale Mediterranea di Reggio Calabria e impegnato, a modo suo, nella lotta ai clan della ‘ndrangheta.

Secondo l’equipe guidata dal procuratore aggiunto milanese Ilda Boccassini, l’alto magistrato sarebbe responsabile di “corruzione” e “favoreggiamento personale” in relazione ad affiliato clan Lampada ed avrebbe commesso il crimine con l’aggravante di averlo fatto “al fine di agevolare le attività” dell’organizzazione mafiosa.

Con Giglio sono stati accompagnati nelle patrie galere un altro politico del Pdl, Giuseppe Morelli, consigliere regionale della Calabria, e vicino al sindaco di Roma Alemanno che lo aveva sostenuto durante la campagna elettorale e l’avvocato Vincenzo Minasi.

Nell’ambito dell’inchiesta della procura milanese è stata perquisita l’abitazione di un altro giudice, Giancarlo Giusti, in servizio presso il tribunale di Palmi. Per lui l’accusa sarebbe di corruzione in atti giudiziari.

Arrestati poi per corruzione Luigi Mongelli, maresciallo capo della Guardia di Finanza, il medico reggino Vincenzo Giglio (omonimo del magistrato arrestato) per concorso esterno in associazione mafiosa e Francesco e Giulio Lampada, Leonardo Valle e Raffaele Ferminio. Arresti domiciliari invece per Maria Valle, moglie di Francesco Lampada, anche lei indagata per corruzione.

Negli ultimi mesi, contemporaneamente all’aggravarsi della crisi, si moltiplicano le indagini per corruzione, truffa e tangenti che coinvolgono politici (di tutti gli schieramenti), imprenditori, funzionari pubblici, rappresentanti delle forze dell’ordine e criminali comuni.

Un segnale di degrado della vita pubblica molto serio, ma che non sembra indurre i partiti ad operazioni drastiche di moralizzazione dei propri apparati. Chissà perchè (domanda ingenua?).

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