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L’amministratore delle Ferrovie svela l’Italia del futuro

Autore: . Data: giovedì, 8 dicembre 2011Commenti (0)

In un commento di Mario Moretti la sintesi della confusione che regna nel Paese e l’apologia di un modello liberista che ignora modernità, competitività e solidarietà e ricorda i tempi dei ‘padroni delle ferriere’.

A proposito del nuovo orario di Trenitalia, all’Ad è stato chiesto: “Come mai da Bari a Roma ci sono pochi, pochissimi treni, peraltro a distanza di cinque-sei ore l’uno dall’altro?”.

Moretti invece di giustificare il diservizio ha risposto senza alcuna esitazione: “I Frecciargento sono treni di mercato, non ricevono alcuna sovvenzione pubblica. Quindi la frequenza e il numero di fermate le fa il mercato, ossia la domanda effettiva, reale e potenziale”.

Il Capo delle Ferrovie italiane, si scopre, ha inventato il ‘treno pubblico di mercato’, quello che va dove c’è chi paga ed ignora tutto il resto.

A Moretti, con tutta evidenza, nessuno ha spiegato che esiste il diritto alla mobilità, descritto con grande efficacia dall’articolo 16 della nostra Costituzione: “Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza. Nessuna restrizione può essere determinata da ragioni politiche”.

Insomma, non è il ‘mercato’ a stabilire dove andare, ma la volontà dei cittadini. Quelle che si chiamavano Ferrovie dello Stato sono state costituite per trasportare proprio chi non dispone delle risorse sufficienti per comperarsi un’auto, prendere l’aereo, affittare un taxi.

Se fosse per Moretti tra le numerose riforme previste alla nostra Carta si dovrebbe al più presto emendare il testo dell’articolo 16 in questo modo: “Ogni cittadino può circolare a piedi e soggiornare liberamente…”.

Sempre più lo Stato dei cittadini, inteso come strumento gestito dai rappresentanti del popolo per garantire a tutti servizi a costi sostenibili, assistenza sanitaria, istruzione, decoro durante la vecchiaia, libertà civili e, naturalmente, orgoglio di appartenenza ad un comunità civile sta diventando una giungla, nella quale i sudditi del ‘mercato sovrano’ debbono comprare quello che secondo il valvassore di turno produce reddito. Salvo, come è a tutti noto, lasciare speculatori ed evasori fiscali felici di nuotare come Paperon de’ Paperoni in vasche piene di denaro guadagnato illecitamente.

L’Ad di Trenitalia, poi, crede che i supertreni costruiti coi soldi di tutti debbano essere belli e velocissimi (si fa per dire) sulla Milano-Roma per offrire confort ai manager e possano rimanere scomodi e sporchi sulle altre tratte perchè su quelle viaggiano i poveracci ed a pagare sono le Regioni.

Nel corso di questa crisi con sempre maggior vigore si sente parlare di ‘privatizzazioni’. Acquedotti, autobus urbani, servizi vari ai cittadini – secondo i sostenitori dello Stato leggero – debbono essere affidati ai ‘privati’ e costare il ‘prezzo che richiede il mercato’, che poi altri non è se non il nuovo proprietario.

Eppure, a proposito dell’inefficienza del pubblico, negli ultimi trenta anni la lista lunga lista dei corrotti e dei corruttori contiene allo stesso tempo i nomi di politici e di imprenditori (privati) in cerca di affari facili e molto remunerativi.

La buona gestione delle imprese, pubbliche o private, è legata alla capacità e all’onestà di chi le amministra. Lo Stato ha il dovere di  sostenere i cittadini, in particolare quelli meno fortunati e di difenderne le proprietà, tra le quali ci sono i beni che adesso si vorrebbero vendere.

Certo, il debito italiano è immenso, ma l’attacco finanziario al nostro Paese rende visibile un fallimento che è già nei fatti da anni e che comprende il tradimento da parte di politici ed impreditori della fiducia dei cittadini.

Presto le ferrovie di Moretti saranno come le navi dell’inizio del Novecento, dove sui ponti ricchi signori giocavano a tennis sorseggiando champagne e sottocoperta miseri migranti combattevano con topi affamati quanto loro.

Eppure come erano belli i treni di una volta, lenti e rumorosi, con la terza classe e coi sedili di legno duro, ma dove il controllore fingeva di non vedere il migrante meridionale senza biglietto in viaggio per Torino alla ricerca di una vita da vivere.

Moretti e chi per lui li avrebbe fatti scendere.

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