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Banche americane declassate

Autore: . Data: giovedì, 1 dicembre 2011Commenti (0)

La  Standard and Poor’s a causa della crisi ha cambiato i propri criteri di valutazione. Immediatamente peggiorati i giudizi su alcuni protagonisti della finanza.

S&P, dopo i pessimi esempi dati in questi ultimi mesi ed aver rivisto le categorie sulle quali fondava le sue analisi, per voce di uno dei suoi dirigenti, Jayan Dhru, ha sostenuto che comincerà “a pubblicare l’impatto dei nuovi parametri di valutazione da fine novembre fino a metà dicembre”.

L’innovazione prevalente consiste nel maggior valore dato ai contesti macroeconomico, oggi il punto di partenza per l’assegnazione della valutazione delle banche. Inoltre l’agenzia di rating ha deciso di prestare maggior attenzione alle analisi sui capitali e sui rischi.

Alla luce delle nuove ‘regole’ Standard and Poor’s ha preannunciato che il 60 per cento dei punteggi assegnati fino ad oggi rimarrà invariato e che il 90 per cento dei rating subirà lievissime modifiche. Il 5-6 per cento delle banche monitorate invece subirà un aumento o un taglio di rilievo. Una percentuale che non deve apparire bassa, trattandosi appunto di banche.

Sulla base delle ‘novità’ S&P ha abbassato il rating di 37 banche internazionali, tra cui i maggiori istituti degli Stati Uniti.

Declassate per ora Bank of America, Goldman Sachs, JPMorgan Chase e Citigroup, passate da A a A-.

Per JpMorgan, Wells Fargo e Bank of New York Mellon  la valutazione è stato abbassata da Aa- a A+.

Per gli istitui non statunitensi è stato rivisto al ribasso il rating di Bank of China, portato da A a A- , quello di varie banche britanniche, tra cui Barclays (da A+ ad A), Hsbc, Lloyds e Royal Bank of Scotland e il rating dello spagnolo Banco Bilbao Vizcaya Argentaria (da A+ ad AA-)

Giudizio severo per alcuni istituti italiani. Banca Nazionale del Lavoro e Cassa di Risparmio di Parma e Piacenza sono scese da A+ ad A.

Rimaste ferme le valutazione di Industrial and Commercial Bank of China, così come quella delle principali banche europee.

Per quanto non sempre del tutto affidabili (considerata l’esperienza recente) il giudizio di Standard and Poor’s mostra come negli Stati Uniti le cose siano complicate quanto in Europa.

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