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Papi Silvio addio, ma….

Autore: . Data: sabato, 12 novembre 2011Commenti (0)

Berlusconi si è dimesso dopo aver devastato il Paese. L’uomo di Arcore sarà ricordato come il peggior presidente del Consiglio della storia italiana.

Alla fine il Cavaliere ha dovuto cedere e ha rassegnato le dimissioni nelle mani del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.

L’ex suonatore milanese di piano bar ed anticomunista viscerale, arricchitosi con un impero televisivo edificato su un lasciapassare di dubbia costituzionalità varato dal suo amico premier e poi latitante Bettino Craxi (decreto del 4 febbraio 1985), ha chiuso l’esperienza a Palazzo Chigi restituendo le chiavi dell’ufficio ad un anziano ‘vero signore napoletano’, ex comunista ed artefice della tenaglia politica che porterà Mario Monti a guidare il nuovo governo.

Un epilogo che oltre le previsioni sul futuro, permette di comprendere come sul lungo periodo gli improvvisati ed i  parvenu finiscano sempre col perdere, anche quando sono esperti frequentatori di scorciatoie.

Adesso comincia una stagione nuova, ma non per questo migliore della precedente. Cacciato dalla stanza dei bottoni un barzellettiere da osteria e frequentatore di puttane, si approssima l’arrivo di una ben più degna persona, ma pur sempre rappresentante ufficiale del potere delle banche.

La caduta di Berlusconi non è il risultato degli sforzi politici dell’opposizione, ma la conseguenza delle decisioni prese a New York, Berlino, Parigi,  Bruxelles e Francoforte dagli stregoni Wall Street e da Merkel, Sarkozy, Barroso e Draghi. Con l’interessata collaborazione della superdura e charmant Christine Lagarde, arrivata all’Fmi dopo il complotto ancora poco chiaro che ha coinvolto DSK, Dominique Strauss Kahn, socialista e più credibile avversario del sedicente Napoleone dell’Eliseo, il marito di Carla Bruni Sarko, fino al momento dell’arresto americano.

Berlusconi e Pdl, almeno lui ed un gran numero di suoi colleghi di partito, vorranno adesso vedere scorrere il sangue della vendetta, anche perchè per il premier sono saltati tutti i benefici salva processi e per i suoi seguaci si è dissolta la macchina magica dispensatrice di miracoli. Insomma, la festa è finita e la ferita  brucerà per anni.

La corte di nani e ballerine e veri e propri idioti, di personaggi scelti tra festini al Bunga Bunga o riciclati dalla ex Dc e soprattutto da An e Psi, sanno bene che la propria vita politica (e materiale) si è esaurita o quasi. Chi mai potrà rinominare ministro La Russa, Sacconi, Alfano, Brunetta, Gelmini, Meloni, Santanchè, Brambilla, Carfagna o altri addirittura sospettati di vicinanza al crimine organizzato? Per molti è a rischio la stessa professione di ‘parlamentari’, perchè semmai si riuscisse a cambiare la legge elettorale è difficile che ci siano cittadini disponibili a rimandare alcuni buffoni da operetta a Montecitorio o a Palazzo Madama.

Così il ‘governo tecnico’ di Monti sarà sottoposto alla ‘macchina del fango’ dalle frange più estremiste dei berlusconiani e sottoposto a tranelli ed imboscate continue. Già alcuni quotidiani di area centro destra hanno cominciato ad aggiustare il tiro ed a Milano Ferrara, Sallusti e Feltri hanno convocato un migliaio di lettori per prepararli alla diffusione straordinaria dei loro giornali. Mentre il Cavaliere disarcionato pone condizioni perchè Monti salti subito.  Una dissennata strategia del muoia Sansone con tutti i Filistei che mostra la povertà intellettuale di chi ribadisce di non avere il minimo senso dello Stato. “Siamo in grado di staccare la spina quando vogliamo”, ha detto ‘Papi Silvio’ riferendosi al nuovo esecutivo, senza pensare che facendolo manderebbe in black out l’Italia per trent’anni.

L’Italia è al fallimento ed è in un vicolo cieco.  E siccome la sinistra non è stata capace di elaborare una qualsiasi politica per uscire dalla catastrofe in grado di proporre strategie alterntive a quelle monetariste, i banchieri che con le loro speculazioni hanno prodotto il default mondiale (prima negli Stati Uniti e poi a cascata in Europa) hanno fatto passare facilmente la cura ‘anti crisi’ da loro preparata e centrata sul principio di farsi ripagare dai cittadini le voragini di bilancio che loro stessi hanno indotto.

Dopo aver messo in ginocchio gli Usa e neutralizzato Obama e poi eliminato Zapatero in Spagna, Papandreou in Spagna e ‘trattato’ Irlanda e  Portogallo adesso è la volta dell’Italia.

I due saltimbanchi al governo a Berlino e Parigi, Merkel e Sarkozy, pensando di poter sfruttare l’offensiva dei finanzieri per imporre un bastone franco-tedesco al comando dell’Europa potrebbero essere i prossimi della lista a vedersi commissariati. Il battaglione bancario mondiale è all’opera, ma i suoi generali non vogliono accettare il dato di fatto che il modello è comunque decotto, per cui nulla, ma proprio nulla è chiaro per il futuro.

Solo un Paese al mondo ha compreso il gioco ed ha saputo inventare una soluzione, la piccola ma intelligente Islanda. (Leggi qui).

Chi pensa che con la caduta di Berlusconi sia finito il berlusconismo e si stia aprendo una nuova fase della vita politica italiana è in errore.

Dal potere del Cavaliere si passa a quello delle banche, rappresentate da Mario Monti che mettendo in atto i famosi ‘sacrifici’ ha il compito di far incassare ai suoi colleghi i soldini che hanno perso con la crisi.

Per altro con il governo tecnico la sovranità nazionale italiana è sospesa, perchè non è stato il Parlamento a decidere il cambio di leadership, ma la speculazione internazionale ed i dictat di Parigi, Berlino e Francoforte con il silenzio complice del pugile suonato centro sinistra, che in questa fase avrebbe dovuto mobilitare i cittadini italiani su una ‘terza via’ democratica, progressita e di tipo islandese. Invece il Pd ha eseguito gli ordini della finanza internazionale ed è stato muto come un pesce.

Monti ha il mandato di demolire lo stato sociale, di privatizzare tutto il privatizzabile, di smantellare la scuola o la sanità pubblica, di vendere il  patrimonio dello Stato. In nome di un debito generato da politici incapaci (se non corrotti) e da operazioni finanziarie ideate da banche fornitrici di prodotti truffaldini.

E’ vero, per come stanno le cose non c’era altra soluzione. Anni di coma della sinistra, di discussioni sterili, di dirigenti imbecilli e di mediazioni al ribasso hanno generato il sonno della ragione. Napolitano doveva scegliere tra il  fallimento o la gestione commissariale dei banchieri ed ha deciso per il meno peggio.

Un meno peggio precario, tuttavia, perchè su tutto aleggiano le ombre della vendetta berlusconiana che rischiano trascinare il nostro Paese in una tragedia senza fine e di scatenare le ire non solo degli italiani, ma per paradosso di tutti i banchieri del mondo.

Roberto Bàrbera

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