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L’Italia in agonia nel lager dell’Euro

Autore: . Data: mercoledì, 16 novembre 2011Commenti (0)

La crisi internazionale ha messo in luce tutte le debolezze della moneta unica. Ma sembra che nessuno voglia prenderne atto. Intanto, nonistante Monti l’Italia muore.

Ieri il nostro Paese ha probabilmente raschiato il fondo del barile e se oggi le cose andranno nello stesso modo il default diverrà realtà nel giro di pochi giorni.

Inoltre, la speculazione ha cominciato a mordere anche Austria, Olanda e soprattutto la Francia di Sarkozy. Dopo Irlanda, Grecia, Portogallo e Spagna ed Italia i guai potrebbero cominciare anche per chi, come l’inquilino dell’Eliseo, pensava di riuscire a sfangarla con la demagogia ed i trucchetti. Il crack francese è annunciato, perchè le banche d’oltralpe hanno nei forzieri la bellezza di 56 miliardi di titoli spazzatura greci. Ed anche i tedeschi, per rimanere in argomento, non sono messi meglio, con 40 miliardi di cartaccia nel borsellino.

L’Italia per sua fortuna non possiede quantità rilevanti di titoli tossici, ma a causa di una serie di complicati meccanismi di valutazione finanziaria si trova a dover subire gli attacchi della finanza internazionale. La situazione del nostro Paese non è rosea, affatto. Il debito pubblico è gigantesco, il sistema produttivo fermo, le infrastrutture non vengono rammodernate seriamente da 20 anni e soprattutto il quadro politico è scoraggiante, perchè composto dai ‘fedeli’ del leader degli squalificati internazionali, Berlusconi, e da una opposizione del tutto priva di strategia e di peso. Per salvare il salvabile si è scelto il ‘tecnico’ Mario Monti, ma molto probabilmente fuori tempo massimo.

Se l’Italia è alle pezze, però, Merkel e Sarkozy (per altro vicini ad una severa bocciatura alle prossime elezioni) non possono dormire di certo sonni tranquilli.

La nostra debolezza è causata da mesi e mesi di latitanza del Cavaliere, dalle sciocchezze dei partiti nel loro complesso e dalle inadeguate misure tampone adottate da Tremonti dopo estenuanti mediazioni coi personaggi da baraccone che popolano la scena parlamentare nazionale. Il risultato di questo mix esplosivo è la assoluta sfiducia del mondo su una nostra eventuale capacità di ripresa. Anzi, la banca d’affari Barclays Capital, il 7 novembre scorso, in un documento riservato non solo si domandava se l’Italia potesse uscire dal tunnel, ma lasciava intendere di crederci poco (affatto).

Puntualmente ieri, nonostante ‘l’effetto Monti’, la borsa è andata a picco ed il famoso spread ha continuato a crescere inesorabilmente fino a livelli spaventosi. Poi le cose sono migliorate, qualche banca centrale o la Bce ci hanno dato una mano, ma la roulette russa non è finita.

Gli italiani, comunque, non hanno ancora capito di essere su un tram senza più autista, lanciato a velocità folle verso una destinazione ignota.

Berlusconi vuole vendetta e non spara a raffica solo perchè un eventuale tracollo trascinerebbe le aziende di famiglia chissà dove. Alcuni dei suoi valvassini più focosi intanto manovrano a tempo pieno per far fallire il tentativo del professore. La Russa, Matteoli, Gasparri, Ferrara, Sallusti, Santanchè ecc sanno benissimo di non avere grandi chances se il nostro Paese dovesse ritrovare il senso dello Stato dopo i Bunga Bunga berlusconiani ed allora si agitano disperati, come fa un bagnante mentre affoga. I falchi del centro destra vogliono elezioni subito, senza rendersi conto che se dovessero essere convocate, gli elettori potrebbero essere costretti ad usare le schede usate della volta scorsa per mancanza dei soldi necessari a comprarne di nuove.

Il nodo reale è che il baratro italiano è il segnale inquivocabile di un probabile e definitivo tramonto dell’Euro. Fabrizio Galimberti a maggio dell’anno scorso aveva scritto sul Sole 24 Ore: “La crisi greca va ben al di là della situazione difficile di un paese minore (la Grecia conta solo il 2,5 per cento dell’attività economica nell’Eurozona). Ma allo stesso tempo questa crisi ha sbattuto in faccia ai Paesi dell’euro un problema di cui si sapeva l’esistenza ma si continuava a rimandare la soluzione”.

Qual era questo problema? Il giornalista aveva continuato: “L’euro è stato creato una decina di anni fa. Quel glorioso concerto di monete che si sono fuse in una sola era, fin dall’inizio, una “sinfonia incompiuta”? Ebbene, sì. Era una sinfonia incompiuta perché nella storia non si era mai dato il caso di un gruppo di Paesi che decidevano di mettere in comune la moneta conservando però ognuno la propria sovranità negli altri campi dell’agire”.

Galimberti infine aveva sostenuto che la tempesta sarebbe passata, ma non è stato così. Per un motivo semplicissimo: fin dalla sua fondazione l’Unione Europea non ha saputo conquistare autonomia dai governi dei Paesi più forti.

Con l’arrivo della crisi, i poco avveduti leader di Inghilterra, Francia e Germania ed i tecnocrati della Bce e del Fmi non hanno compreso che il disastro dei Paesi feriti (Portogallo, Grecia, Italia, Spagna, Irlanda) avrebbe finito col coinvolgere tutti.

I generalissimi Sarkozy e Merkel (col sergente Cameron) hanno perso tempo e invece di far capire ai mercati ed alla speculazione che in Europa nessuno sarebbe stato lasciato solo e che di fronte alla crisi l’Unione avrebbe definitivamente rilanciato il proprio ruolo politico per rifiutare le logiche monetariste e i tagli feroci allo stato sociale si sono inventati l’asse franco tedesco. Errore marchiano.

Chi oggi in Italia ed in Europa non prende atto che la situazione ha già decretato la fine dell’Unione della moneta e che solo la nascita dell’Europa dei popoli potrà fermare la crisi, sarà il responsabile di una calamità di immani proporzioni. Al momento i cittadini del Vecchio Continente rischiano di dover vedere milioni di poveri e di disoccupati.

D’altra parte la sinistra italiana è morta asfissiata, quella europea boccheggia e l’uomo dell’ossigeno non si trova più.

Oggi Monti formerà il suo governo, ma non è a Roma che si potrà risolvere la crisi. Solo una scelta netta di Bruxelles, una inversione rapida e radicale di rotta e la fondazione di una Europa dei popoli potrà fermare l’assalto della speculazione. E forse di qualche governo e di qualche associazione di banchieri ai quali il caos della finanza in Usa ed in Europa fa più che comodo.

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